La Francia all’indomani della Prima Guerra Mondiale

Di In Almanacco
Luglio 14, 2026

La Francia uscì dalla Prima Guerra Mondiale stremata ma vittoriosa.

Subì perdite umane devastanti (oltre 1,4 milioni di morti) e ingenti distruzioni materiali nel nord-est, tra cui vaste aree tuttora inabitabili (la Zone Rouge). A livello geopolitico, impose alla Germania condizioni durissime nel Trattato di Versailles
Il primo dopoguerra della Francia fu caratterizzato da una complessa ricostruzione economica e da una continua ricerca di sicurezza.

La prima guerra mondiale fu un conflitto che coinvolse le principali potenze e molte di quelle minori tra il 28 luglio 1914 e l’11 novembre 1918. Inizialmente definita “guerra europea” dai contemporanei, con il coinvolgimento successivo delle colonie dell’Impero britannico e di altri Paesi extraeuropei, tra cui gli Stati Uniti d’America e l’Impero giapponese, prese poi il nome di guerra mondiale o Grande guerra: fu infatti il più grande conflitto armato mai combattuto fino alla successiva seconda guerra mondiale.

Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca ed erede al trono Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo per mano di Gavrilo Princip, studente bosniaco facente parte della Giovane Bosnia (organizzazione terroristica serba). A causa del gioco di alleanze formatesi negli ultimi decenni del XIX secolo, la guerra vide schierarsi le maggiori potenze mondiali, e le rispettive colonie, in due blocchi contrapposti: da una parte gli Imperi centrali (Impero tedescoImpero austro-ungarico e Impero ottomano), dall’altra gli Alleati, rappresentati principalmente da FranciaRegno UnitoImpero russo (fino al 1917), Impero giapponese e Regno d’Italia (dal 1915). Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa), di cui oltre 9 milioni morirono; si registrarono anche milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra, ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie.

Le prime operazioni militari del conflitto videro la fulminea avanzata dell’esercito tedesco in Belgio e nel nord della Francia, azione fermata però dagli anglo-francesi nel corso della prima battaglia della Marna nel settembre 1914; il contemporaneo attacco dei russi da est infranse le speranze tedesche in una guerra breve e vittoriosa, e il conflitto degenerò in una logorante guerra di trincea, che si replicò su tutti i fronti e perdurò fino al termine delle ostilità. A mano a mano che procedeva, la guerra raggiunse una scala mondiale con la partecipazione di molte altre nazioni, come GiapponeBulgariaRomaniaPortogallo e Grecia; determinante per l’esito finale fu, nel 1917, l’ingresso in guerra degli Stati Uniti d’America a fianco degli Alleati.

La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati. Alcuni dei maggiori imperi esistenti al mondo (tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo) si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa.

Lo scoppio della guerra nel 1914 segnò la fine di un lungo periodo di pace e sviluppo economico della storia europea, noto come Belle Époque, durante il quale si diffuse l’idea che i progressi scientifici e sociali non si potessero più arrestare (positivismo). Questo periodo fu anche uno tra i più lunghi intervalli di stabilità politica in Europa: iniziato nel 1815 con la sconfitta definitiva della Francia napoleonica e continuato per tutto il XIX secolo, vide svolgersi solo conflitti a carattere limitato, che, tuttavia, finirono col minare e inasprire progressivamente i rapporti diplomatici tra le potenze europee e i relativi giochi di alleanze.

Per individuare le cause fondamentali del conflitto bisogna risalire innanzitutto al ruolo preponderante della Prussia nella creazione dell’Impero tedesco, alle concezioni politiche di Otto von Bismarck, alle tendenze filosofiche prevalenti in Germania e alla sua situazione economica; un insieme di fattori eterogenei che concorsero a trasformare il desiderio della Germania di assicurarsi sbocchi commerciali nel mondo. A essi andarono collegandosi i problemi etnici interni all’Impero austro-ungarico e alle ambizioni indipendentiste di alcuni popoli che ne facevano parte, il timore che la Russia generava oltre frontiera soprattutto nei tedeschi, la paura che tormentava la Francia fin dal 1870 di una nuova aggressione che aveva lasciato una forte animosità verso la Germania e, infine, l’evoluzione diplomatica del Regno Unito da un atteggiamento d’isolamento a una politica di attiva presenza in Europa.

Sotto la guida politica del suo primo cancelliere Bismarck, la Germania si assicurò una forte presenza in Europa tramite l’alleanza con l’Impero austro-ungarico e l’Italia e un’intesa diplomatica con la Russia. L’ascesa al trono nel 1888 del kaiser Guglielmo II di Germania portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un notevole successo, a causa della disaffezione nei confronti del cancelliere, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck; gran parte del lavoro dell’ex cancelliere venne disfatto negli anni seguenti, quando Guglielmo II mancò di rinnovare il trattato di controassicurazione con i russi, offrendo così alla Francia l’opportunità di concludere nel 1894 un’alleanza franco-russa

Altro passaggio fondamentale nel percorso verso la guerra mondiale fu la corsa al riarmo navale: il kaiser riteneva che solo un massiccio incremento della Kaiserliche Marine avrebbe reso la Germania una potenza mondiale e nel 1897 fu nominato alla guida della marina l’ammiraglio Alfred von Tirpitz; la Germania iniziò una politica di riarmo che risultò una vera e propria sfida aperta al secolare predominio navale britannico, favorendo un accordo anglo-francese nel 1904 e uno tra Russia e Regno Unito nel 1907, che chiudeva un secolo di rivalità fra le due potenze nello scacchiere asiatico. Il Regno Unito tentò inoltre di rafforzare la propria posizione in altre direzioni, alleandosi con l’Impero giapponese nel 1902; nonostante la proposta di Joseph Chamberlain di un trattato con Germania e Giappone per avvantaggiarsi congiuntamente nel Pacifico, la Germania continuò nella sua politica bellicosa aumentando l’attrito con le potenze europee. Da quel momento in poi le grandi potenze europee furono di fatto, anche se non ufficialmente, divise in due gruppi rivali; negli anni seguenti la Germania, la cui politica aggressiva e poco diplomatica aveva dato il via a una coalizione avversaria, intensificò i rapporti con l’Austria-Ungheria e l’Italia.

La nuova divisione in blocchi dell’Europa non era una riedizione del vecchio equilibrio di potenza, ma una semplice barriera tra potenze. I diversi paesi si affrettarono ad aumentare gli armamenti, che nel timore di una deflagrazione improvvisa vennero messi a completa disposizione dei militari. Il Regno Unito aveva dato il via libera alle pretese della Francia sul Marocco, in cambio del riconoscimento dei propri diritti sull’Egitto, tuttavia questo accordo fra le due principali potenze coloniali violava la convenzione di Madrid del 1880, firmata anche dalla Germania. Ne derivò la “crisi di Tangeri” del 1905 dove il kaiser ribadì il ruolo fondamentale della Germania nella politica extra-europea.

Una prima crisi si aprì nella penisola balcanica nel 1908: a seguito degli sconvolgimenti creati dal movimento del “Giovani Turchi” nell’Impero ottomano, la Bulgaria si sganciò dall’influenza turca e l’Austria si annetté le province di Bosnia ed Erzegovina, che già amministrava dal 1879. La Russia accettò l’annessione, ottenendo il libero transito nei Dardanelli, ma l’Italia considerò tale azione un affronto e la Serbia una minaccia. La perentoria richiesta rivolta dalla Germania alla Russia di riconoscere la legittimità dell’annessione sotto pena di un attacco austro-tedesco facilitò la mossa asburgica ma creò non pochi dissapori tra la Russia e le potenze germaniche. Altro motivo di attrito fu la “crisi di Agadir“, quando nel giugno 1911, per indurre la Francia a fare concessioni in Africa, i tedeschi inviarono una cannoniera nel porto di Agadir. Il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George ammonì la Germania ad astenersi da simili minacce alla pace e dichiarò il Regno Unito pronto a supportare la Francia: le velleità del kaiser furono spente ma si acuì il risentimento dell’opinione pubblica tedesca, che ben vide un ulteriore ampliamento della marina da guerra; il successivo accordo sul Marocco allentò i motivi di frizione, ma proprio in quel momento la situazione politica dei Balcani tornò a essere burrascosa. 

La debolezza dell’Impero ottomano, palesata dall’occupazione italiana della Libia e del Dodecaneso, incoraggiò Bulgaria, Serbia e Grecia a rivendicare l’egemonia sulla Macedonia come primo passo per estromettere gli ottomani dall’Europa. Con la prima guerra balcanica i turchi furono rapidamente sconfitti: la Serbia annesse l’Albania settentrionale ma l’Austria, che già ne temeva le ambizioni, mobilitò l’esercito e alla sua minaccia alla Serbia la Russia rispose con la stessa misura; stavolta la Germania si schierò con Regno Unito e Francia scongiurando pericolosi sviluppi. Quando la crisi cessò, la Serbia conservò buona parte dei guadagni territoriali, mentre la Bulgaria dovette cedere quasi tutte le conquiste effettuate; questo non piacque all’Austria che nell’estate del 1913 propose di attaccare immediatamente la Serbia. La Germania frenò i propositi austro-ungarici ma allo stesso tempo estese il proprio controllo sull’esercito turco, impedendo così il rafforzamento dell’influenza russa nei Dardanelli. Negli ultimi anni in tutti i paesi europei si moltiplicarono gli incitamenti alla guerra, discorsi e articoli bellicosi, dicerie, incidenti di frontiera; la Francia promulgò una legge (detta “dei tre anni”) che, per sopperire all’inferiorità numerica rispetto all’esercito tedesco, allungava di un anno la ferma militare, fino ad allora della durata di due anni; ciò aggravò i rapporti con la Germania.

Il 1º agosto 1914, dopo l’inizio delle ostilità fra Austria-Ungheria e Serbia, il governo tedesco dichiarò guerra alla Russia, che aveva mobilitato l’esercito e, due giorni dopo, anche alla Francia. La strategia tedesca era condizionata dal dover sostenere una guerra su due fronti, ulteriormente aggravata dalle concezioni belliche prettamente aggressive dei francesi che, entro pochi giorni dalla mobilitazione, prevedevano un attacco lungo il comune confine usando tutto il potenziale bellico a disposizione. La duplice dichiarazione di guerra era quindi il necessario primo passo in vista dell’attuazione del piano Schlieffen, che prevedeva la sconfitta della Francia con una “guerra lampo” di sole sei settimane prima di rivolgere l’attenzione a est contro i russi.

Il piano, ideato dal generale Alfred von Schlieffen e completato nel 1905, prevedeva di attaccare la Francia da nord attraverso Belgio e Paesi Bassi, così da evitare la lunga linea fortificata alla frontiera e consentire all’esercito tedesco di calare su Parigi con un’unica grande offensiva. Von Schlieffen continuò a lavorare al piano anche dopo essersi ritirato dall’esercito e lo sottopose a un’ultima revisione nel dicembre 1912, poco prima di morire. Il generale Helmuth Johann Ludwig von Moltke, suo successore come capo di stato maggiore dell’esercito, decise di accorciare il fronte ed escluse i Paesi Bassi dalla manovra; confidando nella lenta mobilitazione della Russia, Moltke previde di lasciare sul fronte est una forza di dieci divisioni, considerata più che sufficiente a trattenerla fino alla neutralizzazione della Francia, dopo la quale l’esercito tedesco avrebbe potuto rivolgere tutte le forze contro la Russia.