Tra le questioni principali d’inizio giugno c’è sicuramente l’allargamento dell’Unione Europea nei Balcani Occidentali. I leader dei paesi si sono riuniti in Montenegro per parlarne, confermando il supporto di Bruxelles per l’iniziativa.
I reali paesi coinvolti
In particolare l’idea dell’allargamento coinvolge sei Paesi dei Balcani occidentali, ovvero: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. Tutti e sei i paesi sono intenzionati ad entrare a far parte dell’Unione ma si trovano in fasi diverse del processo di adesione, il Montenegro sembrerebbe essere quello più avanti. Le trattative per l’adozione infatti sono iniziate nel 2012 e negli anni successivi il Paese si è impegnato per soddisfare tutti i criteri richiesti tanto che per il 2028 dovrebbe riuscire ad entrare a far parte del blocco.
I criteri necessari per l’adesione
I criteri per l’adesione sono i criteri di Copenaghen, introdotti nel 1993, i quali richiedono istituzioni democratiche stabili, rispetto dello Stato di diritto, tutela dei diritti fondamentali, un’economia di mercato funzionante e la capacità di applicare l’insieme delle norme europee.
La situazione degli altri Paesi dei Balcani
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha proseguito il suo viaggio negli altri Paesi, dove il processo appare più lento: la Serbia ha compiuto progressi significativi, nonostante dovesse affrontare alcune questioni ancora aperte e di grande rilevanza per il proseguimento del percorso di adesione.
L’Albania invece ha avviato le trattative nel 2022 dopo un lungo periodo di attesa dovuto a controversie politiche e diplomatiche. Negli ultimi anni il Paese ha adottato una serie di riforme richieste dalle istituzioni europee, ma sarà necessario attuarne ancora altre, in particolare sullo Stato di diritto, l’indipendenza della magistratura, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Tuttavia, Costa ha sottolineato il pieno appoggio dell’UE all’Albania.
Il viaggio del presidente del Consiglio europeo è poi continuato in Macedonia del Nord dove ha riconosciuto i progressi fatti dal governo di Hristijan Mickoski ma ha ribadito la necessità di introdurre una modifica costituzionale che vada a riconoscere ed includere la minoranza bulgara, come richiesto dalla Bulgaria, come passo fondamentale per l’avvio dei negoziati sostanziali.
La situazione della Bosnia-Erzegovina, invece appare leggermente più complessa: l’Unione europea ha più volte espresso l’esigenza di far rafforzare il funzionamento delle istituzioni statali e di superare le divisioni politiche interne che continuano a rallentare il processo di integrazione europea.
Anche il Kosovo prosegue il proprio percorso di avvicinamento all’Unione, nonostante il mancato riconoscimento della sua indipendenza da parte di alcuni Stati membri rappresenti una questione ancora irrisolta oltre che delicata.
Oltre l’allargamento
L’interesse dell’Unione Europea per i Balcani occidentali è dovuto anche alla loro posizione strategica nel continente europeo e al fatto che li ritengono fondamentali per la stabilità politica e la sicurezza dell’Europa sud-orientale. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, in occasione del suo viaggio nei sei Paesi protagonisti ha infatti sottolineato come l’allargamento sia un obiettivo tanto politico quanto strategico per l’Europa, basato su valori condivisi e su una maggiore cooperazione.