40 views 4 mins 0 comments

Ddl Caccia, ambientalisti contro il testo: “È un arretramento nella tutela della fauna”

Di In Politica
Luglio 06, 2026
Caccia

Si intensifica lo scontro sul disegno di legge di riforma della normativa sulla caccia. Le principali associazioni ambientaliste e animaliste hanno annunciato battaglia contro il provvedimento, ribattezzato “ddl sparatutto”, ritenendolo un arretramento rispetto alle tutele previste dall’attuale legge 157 del 1992.

Martedì 7 luglio, alle 13.30, la Commissione Agricoltura della Camera avvierà il ciclo di audizioni sulla proposta di riforma, già approvata dal Senato. Saranno ascoltati i rappresentanti di Lipu, Legambiente, Wwf, Enpa, Lac, Oipa, della Società Italiana di Etologia e del Centro Italiano Studi Ornitologici.

Nel frattempo, 57 organizzazioni, tra cui Lav, Leal, Lipu BirdLife Italia, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Enpa, Oipa, Lndc e Gaia Animali & Ambiente, hanno inviato una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana chiedendo il coinvolgimento della Commissione Ambiente nell’esame del provvedimento, ritenendo che le modifiche abbiano un impatto diretto sulla tutela della biodiversità.

Le modifiche previste

Secondo le associazioni, il disegno di legge modificherebbe profondamente l’impianto della legge quadro sulla caccia. Tra le novità più discusse vi è la ridefinizione del ruolo del cacciatore, che verrebbe qualificato come “bioregolatore”, con un passaggio da una logica di tutela della fauna a una di gestione.

Il testo prevede inoltre che il parere dell’Ispra non sia più vincolante ma esclusivamente consultivo. Accanto all’Istituto verrebbe istituito un Comitato tecnico faunistico-venatorio composto anche da rappresentanti del mondo venatorio.

Tra le altre modifiche figurano l’eliminazione del limite del 10 febbraio per alcune attività venatorie, la possibilità di utilizzare senza particolari restrizioni i richiami vivi, l’inserimento di nuove specie cacciabili, tra cui oca selvatica e piccione, l’estensione della caccia al demanio marittimo e l’autorizzazione all’impiego di visori termici e all’attività venatoria anche dopo il tramonto. Escluso dal testo, invece, lo stambecco. Il disegno di legge introduce inoltre il divieto di ostacolare o rallentare l’attività dei cacciatori.

Le critiche delle associazioni

Le organizzazioni ambientaliste contestano duramente il provvedimento. Gian Marco Prampolini, presidente della Leal, sostiene che dietro la riforma vi sarebbero “interessi di una ristretta cerchia”, ricordando come il costo delle possibili procedure d’infrazione europee possa risultare superiore ai danni economici attribuiti alla fauna selvatica.

Anche Bruxelles ha evidenziato alcuni elementi ritenuti problematici. In particolare, la Commissione europea considera potenzialmente incompatibili con la Direttiva Uccelli l’estensione dell’attività venatoria oltre il 10 febbraio e il ridimensionamento del ruolo dell’Ispra. Sull’utilizzo dei richiami vivi, inoltre, è già aperta una procedura EU Pilot e risulta pendente una lettera di messa in mora nei confronti dell’Italia.

Per Giovanni Albarella, della Lipu, il disegno di legge “non contiene praticamente alcuna misura per favorire la convivenza con la fauna selvatica”, limitandosi invece ad ampliare le possibilità di esercizio dell’attività venatoria.

I dati sulla biodiversità

Secondo i dati diffusi dall’Ispra, il 28% dei vertebrati presenti in Italia è a rischio di estinzione, mentre il 26% delle specie di uccelli nidificanti risulta minacciato. Tra il 2017 e il 2023 sarebbero stati abbattuti oltre 32 milioni di uccelli.

Edgar Meyer, presidente di Gaia Animali & Ambiente, definisce il provvedimento “uno schiaffo alla scienza” e sottolinea come i cacciatori rappresentino circa l’1% della popolazione italiana. Secondo i dati citati dall’associazione, il numero dei tesserini venatori è progressivamente diminuito negli ultimi anni.

La Lega Abolizione Caccia parla invece di un “tentativo di ampliare mezzi, tempi e luoghi della caccia”, mentre la Fondazione Capellino ha lanciato una campagna di sensibilizzazione attraverso un video denuncia. Il presidente Pier Giovanni Capellino invita a fermare il provvedimento, sostenendo che “proteggere la fauna significa tutelare un patrimonio che appartiene all’intera collettività”.