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Mamdani attacca Netanyahu: “Il suo posto è all’Aja”. Intanto Trump bombarda l’Iran

Di In Politica
Luglio 19, 2026
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Il Medio Oriente continua a essere uno dei principali teatri della guerra globale che, nell’attuale contesto storico, sta soffocando il mondo.

Per quanto riguarda il conflitto tra Iran e l’asse Usa-Israele, cominciato lo scorso 28 febbraio con l’operazione militare congiunta denominata “Il Ruggito del Leone”, proseguono i combattimenti. Gli Stati Uniti, come riportato dallo United States Central Command (CENTCOM), hanno bombardato per tutta la settimana diversi obiettivi nei territori della Repubblica Islamica. Tra i siti colpiti figurano strutture di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e mezzi navali.

Trump minaccia nuovi raid contro l’Iran

Lunedì 13 luglio, durante l’Hugh Hewitt Show, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato l’Iran, annunciando altri bombardamenti di Pickaxe Mountain, un complesso sotterraneo di tunnel collegato a un presunto sito nucleare segreto nei pressi di Natanz, a circa 300 chilometri a sud di Teheran. Alle 18 locali (mezzanotte in Italia), le forze armate statunitensi hanno avviato una nuova ondata di attacchi aerei contro obiettivi iraniani su ordine del Commander-in-Chief, il presidente Donald Trump. A renderlo noto è stato il CENTCO) attraverso un messaggio pubblicato sul social X. “Gli attacchi mirano a ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico navale commerciale nello Stretto di Hormuz e a punire tempestivamente le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica che la scorsa notte hanno sferrato attacchi contro militari americani in Giordania”, si legge nella nota diffusa dal comando militare statunitense.

L’Iran ha risposto per via diplomatica e mediatica. Una fonte di alto livello della sicurezza iraniana ha dichiarato alla CNN che, in caso di un attacco americano, Teheran reagirebbe con una risposta devastante contro i militari statunitensi e i partner regionali degli Stati Uniti.

Pickaxe Mountain è così finita nel mirino di Trump perché ritenuta un’infrastruttura nucleare sotterranea di particolare rilevanza strategica. L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre annunciato un piano che vedrebbe gli Stati Uniti come “custodi” dello Stretto di Hormuz, prelevando però il 20% del valore di ogni carico trasportato per coprire tutti i costi necessari a garantirne la sicurezza e la protezione.

La risposta di Teheran e l’escalation militare

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha comunicato che, a seguito dei raid americani, l’Iran ha sospeso gli impegni previsti dal memorandum d’intesa siglato a Islamabad con gli Stati Uniti.

Questa mattina l’esercito iraniano ha inoltre lanciato un attacco con droni contro basi americane in Bahrein e Kuwait. In Bahrein sarebbero stati colpiti l’area di parcheggio e il deposito dei jet statunitensi, il deposito di carburante della base di Sheikh Isa, nel sud del Paese, e alcuni ponti.

I Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, hanno inoltre rivendicato l’uccisione di militari americani nel raid con droni condotto contro la base statunitense di Arifjan, in Kuwait.

Secondo l’agenzia Tasnim, due petroliere avrebbero preso fuoco in seguito ad alcune esplosioni avvenute mentre tentavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz. Il Comando Centrale statunitense ha tuttavia smentito la notizia attraverso i propri canali ufficiali.

I combattimenti tra le due parti proseguono senza sosta e la nuova Guida Suprema iraniana, in un messaggio trasmesso dai media di Stato, ha avvertito gli Stati Uniti che l’Iran e l’Asse della Resistenza sono pronti a infliggere “lezioni indimenticabili”.

La Guida Suprema: “La firma degli Usa non vale nulla”

La Guida Suprema iraniana ha diffuso una dichiarazione scritta nella quale ha accusato gli Stati Uniti di aver violato ripetutamente il memorandum d’intesa sottoscritto dai presidenti dei due Paesi. Secondo la massima autorità della Repubblica islamica, tali violazioni dimostrerebbero ancora una volta come la firma del presidente degli Stati Uniti sia “inutile e priva di valore”. Nel messaggio, la Guida Suprema ha inoltre sostenuto che “bullismo, ambizioni egemoniche e barbarie sono elementi inseparabili del modo e della dottrina americana”, rilanciando così il duro scontro politico e propagandistico tra Teheran e Washington.

 

Washington rafforza il dispositivo militare

Washington, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal e rilanciato dall’ANSA, ha inviato nelle scorse ore ulteriori aerei da combattimento nella regione.

I velivoli sono decollati dalla base tedesca di Spangdahlem e sarebbero in grado di colpire i radar iraniani destinati alla difesa missilistica terra-aria. Contestualmente, dalla base di Lakenheath, nel Regno Unito, sono partiti caccia stealth F-35 e aerei cisterna destinati al rifornimento in volo, a conferma del progressivo rafforzamento della presenza militare statunitense nello scacchiere mediorientale.

Gaza, le accuse a Netanyahu e il nodo del mandato della Corte penale internazionale

Un altro drammatico scenario del conflitto in Medio Oriente è quello della Striscia di Gaza, dove dal 7 ottobre è in corso la guerra tra Israele e Hamas, considerata da una parte dell’opinione pubblica e da autorevoli voci della comunità internazionale un autentico genocidio. Intervistato dal New York Times, il sindaco della “Grande Mela”, Zohran Mamdani, ha definito il primo ministro dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu un “criminale di guerra”, sostenendo che il suo posto sarebbe “all’Aja”, in riferimento al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale. Interrogato sulla possibilità di far arrestare il premier israeliano qualora partecipasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre, Mamdani ha affermato che agirà nel rispetto della legge, precisando che l’amministrazione cittadina sta valutando la questione con i propri uffici legali.

Un’ipotesi che riporta alla memoria il vertice di Ferragosto del 2025 tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin. In quell’occasione il Beka Museum del Rockefeller Center di New York propose, con una lettera ufficiale indirizzata alla Casa Bianca e alla procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi, di arrestare lo zar non appena fosse atterrato sul suolo americano, in virtù del mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale. Un appello rimasto però inascoltato, sia per motivi giuridici sia politici.

Per questo motivo anche i propositi di Mamdani appaiono, allo stato attuale, di difficile applicazione. Gli Stati Uniti, infatti, non aderiscono allo Statuto di Roma e non riconoscono la giurisdizione della Corte penale internazionale, mentre i capi di Stato e di governo che partecipano ai lavori delle Nazioni Unite godono di specifiche immunità. Le dichiarazioni del sindaco si inseriscono comunque nel quadro della guerra nella Striscia di Gaza, dove continuano i combattimenti tra Israele e Hamas nonostante i ripetuti tentativi di mediazione internazionale.