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Dalla pace tra USA e Iran all’Ucraina nell’Ue: le partite che possono cambiare il mondo

Di In Politica
Giugno 18, 2026
Tutti in corsa per l'Ucraina

In un contesto storico come quello attuale, segnato da diversi focolai di guerra che, più che a una terza guerra mondiale, fanno pensare a un’autentica guerra globale, si intersecano diverse trame.

In primis troviamo la crisi in Medio Oriente, interessata negli ultimi mesi dalla guerra tra Iran e asse USA-Israele. Dopo oltre 100 giorni di combattimenti, è stata raggiunta l’intesa tra Washington e Teheran.

Il presidente americano Donald Trump, secondo fonti ufficiali vicine alla Casa Bianca riportate da Adnkronos, ha firmato l’accordo a Versailles durante la cena con il presidente francese Emmanuel Macron, al termine del G7 di Évian-les-Bains. Una location, quella del palazzo reale, che in passato è stata protagonista di altre firme di pace, come quella del 28 giugno 1919 che pose ufficialmente fine alla Grande Guerra.

Con la firma digitale apposta da Trump sul memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran, non si terrà dunque alcuna cerimonia in Svizzera.

L’accordo di pace, articolato in 14 punti, prevede la fine delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, l’impegno ad astenersi da interferenze negli affari interni dell’altra parte e l’avvio di un negoziato per raggiungere l’accordo definitivo entro un massimo di 60 giorni, termine prorogabile di comune accordo.

Tra i punti principali figurano inoltre la fine del blocco navale nello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni e lo smaltimento del materiale arricchito stoccato, secondo un meccanismo che sarà concordato di comune accordo e in conformità con il calendario indicato nel memorandum, con una metodologia minima di diluizione in loco sotto la supervisione dell’Aiea.

Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell’arricchimento dell’uranio sulla base delle esigenze dell’Iran, all’interno di un quadro condiviso che dovrà essere definito nell’accordo finale.

Il capo negoziatore della Repubblica Islamica, Mohammad Bagher Ghalibaf, come riportato da Adnkronos, ha tuttavia precisato che lo Stretto di Hormuz “non tornerà alla situazione pre-bellica”.

L’Ucraina guarda a Bruxelles

Ben più longevo, invece, è il conflitto in Ucraina che va avanti ininterrottamente dal 24 febbraio 2022. L’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, ha incontrato il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky a margine del G7 francese e ha dichiarato che “la Russia deve fare un accordo”, assicurando inoltre che farà “tutto ciò che è in suo potere” per favorire una soluzione negoziata.

Come riportato da Tgcom24, Trump ha dichiarato sulla guerra tra Russia e Ucraina: “Ho risolto otto guerre, pensavo che questa fosse la più semplice da risolvere, ma in realtà purtroppo i due leader non sono compatibili, non riescono a incontrarsi”.

Dopo l’intesa con l’Iran, battezzata dallo stesso leader MAGA come “il mio accordo”, il Tycoon sembra essere tornato a vestire i panni del pacificatore e le sue attenzioni si sono concentrate su quest’altro fronte.

Intanto ci sono novità anche per quanto riguarda un’altra partita fondamentale per la nazione dell’Europa orientale: quella dell’ingresso nell’Unione Europea.

L’allargamento dell’Unione cambia volto

Per anni l’allargamento dell’Unione Europea è stato raccontato soprattutto come un percorso tecnico e burocratico, fatto di riforme interne, adeguamento agli standard comunitari, rispetto dello Stato di diritto e negoziati spesso lunghi e difficili da comprendere per l’opinione pubblica.

La guerra in Ucraina ha però cambiato radicalmente il quadro. Oggi l’allargamento viene interpretato sempre più come uno strumento geopolitico e strategico.

Integrare nuovi Paesi nell’Unione significa infatti consolidare il confine politico europeo, ridurre gli spazi di influenza della Russia, rafforzare la stabilità dei Balcani occidentali e offrire una prospettiva concreta a quelle nazioni che si trovano maggiormente esposte alle pressioni del Cremlino.

In questo contesto, la candidatura dell’Ucraina non rappresenta soltanto un dossier economico o istituzionale, ma una delle principali sfide politiche che Bruxelles si trova ad affrontare negli anni a venire.

La svolta ungherese

A favorire il percorso europeo di Kiev potrebbe essere anche il cambiamento politico avvenuto in Ungheria.

Il Parlamento di Budapest ha infatti approvato un emendamento costituzionale che introduce il limite di otto anni per il mandato del primo ministro, impedendo di fatto un futuro ritorno al potere di Viktor Orbán, sconfitto alle elezioni dello scorso aprile.

Per anni il leader magiaro era stato considerato uno dei principali ostacoli all’avanzamento del processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, sia per le sue posizioni prudenti nei confronti di Mosca sia per i frequenti contrasti con le istituzioni comunitarie.

Con l’arrivo del nuovo premier Peter Magyar, lo scenario è però cambiato sensibilmente.

Peter Magyar riapre il dialogo con Bruxelles

Tra i primi atti del nuovo governo ungherese vi è stata la revoca del veto che Budapest aveva posto all’apertura di nuovi capitoli negoziali per l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.

Parallelamente, Peter Magyar ha avviato un percorso di riavvicinamento alle istituzioni comunitarie, ripristinando il dialogo con Bruxelles dopo anni di tensioni e scontri politici che avevano caratterizzato la stagione di Orbán.

Si tratta di una svolta significativa non soltanto per l’Ucraina ma per l’intero progetto europeo. Se fino a pochi mesi fa l’allargamento appariva bloccato da veti incrociati e divisioni interne, oggi Bruxelles sembra intenzionata ad accelerare il processo, trasformandolo in uno degli strumenti principali per ridisegnare gli equilibri geopolitici del continente.

Una partita ancora aperta

Naturalmente l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea resta un percorso complesso e tutt’altro che immediato. Le questioni economiche, istituzionali e legate alla ricostruzione postbellica continuano a rappresentare ostacoli significativi.

Tuttavia, mentre sul campo di battaglia la guerra continua a mietere vittime e a consumare risorse, sul piano diplomatico si sta giocando una partita altrettanto importante. Se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha dimostrato che anche le crisi più complesse possono trovare una via negoziale, il futuro dell’Ucraina potrebbe passare non soltanto dai colloqui con Mosca ma anche dalla sua progressiva integrazione nelle strutture politiche ed economiche dell’Europa.

Una prospettiva che, fino a pochi anni fa, appariva lontana e che oggi, complice il mutato scenario internazionale, sembra invece essere tornata concretamente sul tavolo.