Sembrava tutto troppo facile, costruita la coppia dirigenziale responsabile dell’area tecnica della Nazionale di Calcio, con due personaggi di spessore, di esperienza e stimati nell’ambiente – Paolo Maldini e Leonardo. Un’investitura che sembrava accontentare tutti: Maldini e Leonardo hanno sempre avuto il rispetto di tutte le tifoserie.
Appena insediati, gli tocca il primo atto ufficiale, e forse quello più complicato: la nomina del prossimo CT della Nazionale. Compito arduo dicevamo, vista la situazione drammatica in cui versa la nazionale italiana. Il pensiero, un po’ di tutti i sognatori, quelli che vorrebbero rivedere la nazionale italiana dove merita di essere era andato inevitabilmente verso un unico nome: Pep Guardiola. L’allenatore più vincente degli ultimi 20 anni, con oltre 38 trofei vinti e una filosofia tattica con cui ha letteralmente rivoluzionato il modo di giocare a calcio a livello globale. Chi se non lui per rialzare l’Italia nel momento più basso della sua storia? Si sarebbe potuto anche chiudere un occhio per un ingaggio monstre. Ma come cantavano i Rolling Stones “You can’t always get what you want”: non puoi sempre avere ciò che vuoi. “Grazie, ma no grazie”. Pep dopo una lunga riflessione declina l’offerta. È lusingato, ma vuole un periodo per dedicarsi alla sua famiglia dopo l’addio anticipato al City.
Serve un nuovo nome. “Il prima possibile” aggiunge Leonardo: “Vogliamo creare un movimento che coinvolga tutti, altrimenti non riusciremo a uscire”.
La loro scelta cade su un loro vecchio compagno di squadra: Andrea Pirlo. Contento anche il Presidente Federale Giovanni Malagò, tutto sembrava scorrere liscio. All’improvviso, la botta: Pirlo non è più candidabile per la panchina azzurra, lo ha addirittura comunicato lui in prima persona, perché si è scoperto che ha una collaborazione con la Fobet, un’agenzia di scommesse russe, e quindi ha una fonte di guadagno che arriva dalla Russia e da qui la tempesta. Appena resa nota la cosa, il Presidente Malagò ha subito bloccato la candidatura Pirlo per la panchina azzurra. L’allenatore ha dichiarato di come si trattasse di rapporto puramente commerciale dovuto al percorso lavorativo come allenatore dello United FC Dubay e di cui è presidente il miliardario russo Sergey Lomakin. Quest’ultimo sollecitato sul caso ha dichiarato che non ha alcun interesse finanziario o rapporto commerciale con il portale di Betting e se Pirlo allena la sua squadra, è solo per questioni sportive e non per presunti rapporti con Fobet.
Si pensava di aver risolto il problema della panchina della Nazionale affidandola ad un Campione del Mondo, un calciatore simbolo di quell’epoca e molto stimato da tutti.
Nonostante i malumori non erano comunque pochi: sebbene l’impatto che ha avuto in campo, l’ultima esperienza da allenatore nel calcio che conta per Andrea Pirlo risale al 29 agosto 2024, quando sulla panchina della Sampdoria, dopo aver conquistato solo un punto in tre partite, viene esonerato dalla società blucerchiata. l duo Maldini-Leonardo ha rassegnato le dimissioni. Pirlo era infatti il profilo individuato e caldeggiato direttamente da loro per guidare il nuovo corso azzurro.
Il nome di Thiago Motta è passato come una cometa, e mentre viene anunciato Mancini, Maldini e Leonardo dicono l’addio alla Federazione dopo 10 giorni dalla firma.
E non è mancato il botta e risposta politico-sportivo: la rinuncia dell’ex campione del mondo ha scatenato una dura polemica a distanza tra il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il presidente FIGC Giovanni Malagò. Se il ministro parla apertamente di una “brutta figura da recuperare”, Malagò rispedisce le accuse al mittente, lasciando intendere come l’intesa e la comunione d’intenti siano oggi ai minimi storici.
“L’amore per l’Italia non dipende da un incarico”, ha chiosato Pirlo per chiudere la sua parentesi. Ora, tuttavia, la palla passa ai vertici del calcio italiano: toccherà a loro riportare la serenità e individuare la guida giusta per far ripartire la Nazionale dopo giorni di aspre macerie mediatiche.
Si riapre la corsa alla panchina azzurra, ma il clima che si respira in casa FIGC rimane di altissima tensione.