Nuovi elementi emergono dall’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso nella sua abitazione di Montenero di Bordighera, in provincia di Imperia. La consulenza medico-legale depositata in Procura conferma un quadro clinico gravissimo: la bimba era malnutrita, presentava nicotina nei polmoni ed è morta a causa di un’emorragia cerebrale provocata da un violento trauma cranico.
Per la vicenda si trovano tuttora in carcere la madre della bambina e il suo compagno, entrambi accusati di maltrattamenti aggravati.
La perizia, eseguita dal professor Francesco Ventura, evidenzia inoltre che Beatrice avrebbe potuto essere salvata se fosse stato richiesto tempestivamente l’intervento dei soccorsi. Secondo quanto emerso dalle audizioni protette delle due sorelline, di 7 e 9 anni, sarebbero state proprio loro a suggerire alla madre di chiamare un’ambulanza.
Il documento, particolarmente corposo, sarà ora esaminato nei dettagli dagli inquirenti e successivamente messo a disposizione anche dei legali degli indagati.
Tra gli aspetti più rilevanti emersi dall’autopsia figura la presenza di nicotina nei polmoni della bambina. Secondo gli investigatori, non si tratterebbe soltanto degli effetti del fumo passivo: l’ipotesi è che le sigarette venissero utilizzate per calmare la piccola, provocando gravi danni all’apparato respiratorio.
Gli esami hanno inoltre riscontrato una steatosi epatica da malnutrizione, una patologia legata a una grave carenza di proteine o a periodi prolungati di digiuno. A questo si aggiungono lesioni interne e il trauma cranico che avrebbe provocato l’emorragia cerebrale risultata fatale. Secondo la consulenza medico-legale, la morte sarebbe sopraggiunta entro 48 ore dal colpo.
Nonostante il deposito della perizia, la Procura di Imperia, guidata da Alberto Lari, non ha ancora concesso il nulla osta per la restituzione della salma ai familiari. Solo dopo questo passaggio sarà possibile fissare i funerali della piccola Beatrice. La madre, detenuta nel carcere di Torino, aveva espresso il desiderio di partecipare alle esequie della figlia.