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Trump apre alla tregua con l’Iran: la diplomazia prova a riaprire lo Stretto di Hormuz

Di In Politica
Agosto 02, 2026
Donald trump

La guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran, iniziata lo scorso 28 febbraio con l’operazione congiunta con Israele denominata Il Ruggito del Leone, potrebbe essere arrivata alle battute finali, salvo, ovviamente, colpi di scena. Nelle scorse ore, tramite un messaggio pubblicato su Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che, su richiesta di Teheran e di altri Paesi del Medio Oriente, è pronto a sospendere gli attacchi. La condicio sine qua non posta dall’inquilino della Casa Bianca è però il rapido raggiungimento di un accordo sulla totale riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della minaccia nucleare rappresentata dall’Iran.

Le parole di Trump

Di seguito il messaggio pubblicato da Donald Trump su Truth: “Gli Stati Uniti sono pronti a intervenire contro la Repubblica Islamica dell’Iran con livelli di terrore, forza e potenza militare mai visti dalla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, ci è stato chiesto dall’Iran e da altri Paesi del Medio Oriente di sospendere qualsiasi attacco nell’ambito di un accordo che è stato raggiunto. Questo includerebbe la completa, totale e immediata apertura dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare dell’Iran. In base a questa richiesta, ho accettato, per il bene del futuro del mondo e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un Iran prospero e di successo, di annullare l’attacco, a patto che si arrivi rapidamente a un accordo. Lo Stato di Israele si unisce a me in questo impegno. Mettetevi al lavoro, tutti, e portate a termine l’operazione.”

Diplomazia al lavoro

Stando a quanto riportato dal sito americano Axios, la macchina diplomatica si è già messa al lavoro. I mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con funzionari dell’Oman e con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, nel tentativo di raggiungere un accordo per riaprire lo strategico Stretto di Hormuz, divenuto negli ultimi mesi il simbolo di questa sciagurata guerra e una delle principali cause dell’aumento del prezzo del greggio.

Secondo le fonti, nelle trattative sarebbero stati compiuti alcuni passi avanti che vanno però accolti con il giusto ottimismo, poiché non è ancora chiaro se saranno sufficienti a disinnescare definitivamente la crisi.

I precedenti tentativi diplomatici

Quello avviato in queste ore non è il primo tentativo di riportare la diplomazia al centro della crisi mediorientale. Nei mesi scorsi, infatti, Washington aveva già promosso una serie di iniziative per favorire una de-escalation su più fronti. Tra queste anche il rinnovo del cessate il fuoco tra Israele e Libano, accompagnato dall’istituzione di zone di sicurezza nel sud del Paese con l’obiettivo di limitare l’operatività di Hezbollah e creare le condizioni per un accordo più ampio tra le parti. Parallelamente, Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un’intesa su un memorandum di 14 punti volto a porre fine al conflitto, ribattezzato dallo stesso Donald Trump “Accordo Trump” e firmato dal Tycoon alla Reggia di Versailles durante una cena con il presidente francese Emmanuel Macron. Nonostante questi passi avanti sul piano diplomatico, le tensioni non si sono mai realmente placate: Hezbollah ha respinto con fermezza l’intesa definendola una “capitolazione”, mentre sul terreno sono continuati i raid israeliani e gli scontri, impedendo di trasformare gli accordi politici in una pace duratura. L’intesa, del resto, è durata ben poco: nel giro di pochi giorni attacchi, minacce e reciproche accuse sono tornati a dominare lo scenario mediorientale.

Gaza, continuano i raid dell’IDF

Mentre sul fronte tra Stati Uniti e Iran la diplomazia prova a ritagliarsi uno spiraglio per una possibile de-escalation, nel martoriato Medio Oriente prosegue senza sosta anche l’altro conflitto, quello tra Israele e le forze di Hamas. Le radici della questione israelo-palestinese risalgono al 1948, anno che segnò l’inizio della diaspora palestinese (Nakba), ma le ostilità hanno conosciuto una drammatica recrudescenza dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, tornando a scuotere l’opinione pubblica internazionale. Stando a quanto riferito dalle autorità locali e riportato da Sky TG24, a Gaza almeno otto persone sono rimaste uccise in seguito a un raid dell’IDF contro alcuni edifici residenziali.

L’Italia investe sulla cooperazione internazionale

Mentre l’attenzione della diplomazia mondiale resta concentrata sui principali focolai di crisi, nei giorni scorsi alla Farnesina si è svolta la quarta riunione del Comitato Congiunto per la Cooperazione allo Sviluppo del 2026, presieduta dal viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli. Nel corso dell’incontro è stato approvato un pacchetto di interventi dal valore complessivo di circa 45 milioni di euro, destinato a sostenere progetti di sviluppo economico, sicurezza alimentare e cooperazione internazionale in diverse aree del mondo.

Particolare attenzione è stata riservata alla Palestina, dove un finanziamento di 5 milioni di euro a favore dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro servirà a sostenere la ripresa economica della Striscia di Gaza attraverso il rilancio delle micro, piccole e medie imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro. Via libera anche a un contributo destinato al Programma Alimentare Mondiale per affrontare la crisi alimentare e migliorare le condizioni nutrizionali dell’infanzia a Cuba.

Sul fronte della cooperazione multilaterale, il Comitato ha inoltre approvato contributi a favore dell’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana e dell’Accademia Mondiale delle Scienze dell’UNESCO con sede a Trieste, oltre ad aver espresso parere favorevole a due finanziamenti di Cassa Depositi e Prestiti in Uzbekistan e Bosnia-Erzegovina per complessivi 35 milioni di euro. Le risorse saranno impiegate per rafforzare il tessuto produttivo locale, sostenere le piccole e medie imprese e favorire la transizione verde, con un’attenzione particolare all’imprenditoria femminile e giovanile.

Nell’ambito del Piano Mattei, infine, è stata deliberata l’apertura di due nuovi uffici di progetto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo a Luanda, in Angola, e a N’Djamena, in Ciad, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la presenza italiana nelle aree considerate strategiche per la cooperazione internazionale.