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Bolivia, gli Usa sostengono Paz: cresce la tensione dopo settimane di proteste

Di In Politica
Giugno 24, 2026

La crisi politica in Bolivia entra in una nuova fase con l’intervento della comunità internazionale. Gli Stati Uniti e altri Paesi del continente americano hanno espresso il loro sostegno al governo del presidente Rodrigo Paz, mentre nel Paese proseguono da oltre un mese le proteste dell’opposizione contro l’attuale leadership e crescono i timori per la stabilità democratica.

In una nota congiunta firmata da 16 governi americani, tra cui Stati Uniti, Argentina, Canada, Cile e Perù, viene denunciata la situazione generata dai blocchi stradali e dalle proteste che stanno paralizzando diverse aree del Paese.

“Siamo profondamente preoccupati per l’impatto dei violenti blocchi stradali sulla democrazia e sullo stato di diritto in Bolivia”, si legge nel comunicato diffuso dai governi firmatari.

Secondo la dichiarazione internazionale, i tentativi di mettere in discussione il governo guidato da Rodrigo Paz rappresenterebbero una minaccia per l’ordine costituzionale e per la stabilità democratica non solo della Bolivia, ma dell’intera regione.

“I continui tentativi di minare e rovesciare il governo legittimo e democraticamente eletto del Presidente Rodrigo Paz rappresentano una seria minaccia all’ordine costituzionale e alla stabilità democratica nel Paese e nell’intero emisfero”, affermano i Paesi coinvolti.

Le proteste, portate avanti da settori dell’opposizione, chiedono la destituzione del presidente e proseguono ormai da più di sette settimane. Secondo i governi che hanno sottoscritto la nota, una parte minoritaria della popolazione starebbe cercando di contestare il risultato elettorale espresso pochi mesi fa.

“Una minoranza violenta tenta di ignorare la volontà espressa dalla maggioranza dei boliviani alle urne”, si legge nel documento, che accusa inoltre i manifestanti di rifiutare il dialogo proposto dalle autorità e di mantenere i blocchi stradali impedendo l’accesso a beni essenziali.

Secondo la nota congiunta, le proteste avrebbero infatti limitato la disponibilità di “cibo, assistenza sanitaria, carburante e altri beni di prima necessità”, creando ulteriori difficoltà per la popolazione.

Gli Stati Uniti e gli altri Paesi firmatari hanno quindi ribadito il proprio “sostegno al governo boliviano eletto democraticamente”, sottolineando la necessità di preservare le istituzioni e il rispetto della volontà popolare.

La dichiarazione è stata sottoscritta dai governi di Argentina, Bolivia, Canada, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Guyana, Honduras, Giamaica, Panama, Paraguay e Perù.

Il documento si conclude con l’impegno dei Paesi coinvolti a continuare il lavoro comune per rafforzare la stabilità regionale: “L’impegno a continuare a lavorare per rafforzare la stabilità e preservare l’ordine democratico nella nostra regione”.

La crisi boliviana si inserisce così in un quadro più ampio di tensioni politiche nell’America Latina, dove il tema della stabilità istituzionale e del rispetto dei processi democratici continua a rappresentare una delle principali sfide per i governi della regione.