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Ceuta, lo scontro tra Italia e Spagna sui migranti

Di In Politica
Agosto 12, 2026
José manuel albares

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, non usa mezzi termini quando parla dell’Italia. Nelle ultime ore ha accusato il governo Meloni di aver tenuto, sulla crisi di Ceuta, un atteggiamento lontano dalla “solidarietà e sostegno” mostrati invece dalla “stragrande maggioranza” degli altri Paesi Ue, bollandolo piuttosto come una “risposta a interessi di parte” e a “esigenze elettorali interne”. Non solo: secondo Albares è proprio l’Italia a registrare più ingressi irregolari della Spagna, mentre i movimenti secondari di migranti dalla Penisola iberica verso il nostro Paese resterebbero sotto l’1%, una percentuale che il ministro definisce “minima”. Parole dure, pronunciate mentre la tensione diplomatica tra Roma e Madrid è ai massimi degli ultimi anni.Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, non usa mezzi termini quando parla dell’Italia. Nelle ultime ore ha accusato il governo Meloni di aver tenuto, sulla crisi di Ceuta, un atteggiamento lontano dalla “solidarietà e sostegno” mostrati invece dalla “stragrande maggioranza” degli altri Paesi Ue, bollandolo piuttosto come una “risposta a interessi di parte” e a “esigenze elettorali interne”. Non solo: secondo Albares è proprio l’Italia a registrare più ingressi irregolari della Spagna, mentre i movimenti secondari di migranti dalla Penisola iberica verso il nostro Paese resterebbero sotto l’1%, una percentuale che il ministro definisce “minima”. Parole dure, pronunciate mentre la tensione diplomatica tra Roma e Madrid è ai massimi degli ultimi anni.

Cosa è successo a Ceuta

Per capire l’affondo di Albares bisogna tornare a fine luglio, quando l’exclave spagnola in Nord Africa è stata travolta da quella che le autorità hanno definito la più grave crisi migratoria dal 2021. In poche ore migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine con il Marocco, in un afflusso che secondo alcune stime avrebbe fatto crescere la popolazione della città di oltre il 50%. Il bilancio è stato drammatico: decine di morti recuperati dalla Guardia Civil, un numero di vittime dall’inizio dell’anno mai così alto dalla tragedia del Tarajal del 2014. Madrid ha risposto schierando l’esercito a supporto delle forze dell’ordine, mentre il governo spagnolo ha attribuito l’effetto richiamo a una sentenza del Tribunale Supremo che vieta i respingimenti a caldo in mare, una decisione che secondo l’esecutivo le reti di trafficanti starebbero sfruttando a proprio vantaggio. Il Marocco, dal canto suo, parla di una regia orchestrata da organizzazioni criminali.

La reazione dell’Italia e lo strappo con Madrid

Di fronte all’ondata di arrivi, e ai timori di movimenti secondari verso le coste italiane, il governo Meloni ha scelto la linea dura: la sospensione del trattato di Schengen, con controlli straordinari alle frontiere con la Spagna, giustificata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la necessità di mantenere le misure finché il “pericolo” non sarà concluso. Una decisione che ha fatto infuriare Madrid: lo stesso Albares aveva già sostenuto, parlando dalla Colombia, che non ci fosse “alcun motivo” per cui l’Italia dovesse mantenere i controlli, definendo la situazione spagnola ormai “sotto controllo”. Nel frattempo la Spagna ha ripristinato a sua volta controlli sui viaggiatori in arrivo dall’Italia in diversi scali, da Linate a Malpensa, alimentando un braccio di ferro che va avanti da giorni e che Palazzo Chigi ha ribadito di non voler chiudere prima di Ferragosto.
A dare ulteriore benzina al fuoco è arrivata la richiesta, firmata da 22 Paesi Ue con Italia e Danimarca capofila (ma senza Francia e Portogallo, i due vicini di Madrid), di convocare un vertice straordinario dei ministri dell’Interno europei per discutere le implicazioni della crisi sulla sicurezza interna del continente. Un’iniziativa che la Spagna ha letto come un attacco diretto, mentre la Commissione europea, con Ursula von der Leyen, ha provato a mantenere un profilo di equilibrio, invocando “solidarietà” e una risposta comune.

Il nodo dei ricollocamenti: la contraddizione italiana

C’è un aspetto che rende la posizione italiana particolarmente delicata, ed è probabilmente il vero bersaglio delle parole di Albares. L’Italia è stata classificata dalla Commissione europea, insieme a Grecia, Cipro e la stessa Spagna, tra i Paesi sotto pressione migratoria e quindi beneficiari del meccanismo di solidarietà Ue, che per il 2026 vale 21mila ricollocamenti (o, in alternativa, 420 milioni di euro di contributi finanziari). Il problema è che, secondo una valutazione della Commissione pubblicata il 15 luglio, nelle prime settimane di applicazione del nuovo sistema otto Stati membri avevano già inviato all’Italia dodici richieste di trasferimento di migranti, tutte respinte da Roma. In altre parole: l’Italia chiede solidarietà quando si tratta di alleggerire la propria pressione migratoria, ma la nega quando è lei a dover accogliere trasferimenti da altri Paesi. Una contraddizione che agli occhi di Madrid, e non solo, rende meno credibile la linea dura sui controlli di frontiera.
Il fattore elettorale, in Italia e in Spagna
L’accusa più pungente di Albares resta però quella politica: parlare di “esigenze elettorali interne” significa suggerire che la sospensione di Schengen sia più una mossa di comunicazione che una misura di sicurezza reale. Non è un caso che il riferimento arrivi in un momento in cui il governo Meloni guarda con attenzione al proprio fianco destro, dove cresce la минаccia di Roberto Vannacci e del suo Futuro Nazionale, costruito proprio sul tema dell’immigrazione e sullo slogan della “remigrazione”. Per Palazzo Chigi, mostrarsi intransigenti su Ceuta è anche un modo per non lasciare spazio a chi, più a destra, promette misure ancora più radicali in vista delle elezioni del prossimo anno.
Ma la lettura vale anche all’incontrario: la crisi tocca da vicino anche gli equilibri interni spagnoli, con Vox che cavalca l’emergenza chiedendo fondi “per gli spagnoli” e figure come Isabel Díaz Ayuso che attaccano il governo Sánchez accusandolo di aver sottratto risorse e sicurezza ai cittadini. Su entrambi i fronti, insomma, l’immigrazione è tornata a essere un terreno di scontro politico interno prima ancora che una questione di gestione europea condivisa.

Cosa cambia per l’Italia

Al di là delle schermaglie diplomatiche, la vicenda di Ceuta mette a nudo un problema strutturale dell’Unione europea: l’assenza di una vera politica comune su frontiere esterne e redistribuzione dei migranti, nonostante il nuovo Patto su migrazione e asilo sia entrato in vigore proprio quest’anno. Per l’Italia, il rischio è duplice: da un lato subire le conseguenze economiche e di immagine di uno scontro aperto con un partner europeo come la Spagna, dall’altro vedersi chiedere conto, a livello Ue, di una linea che pretende flessibilità sui ricollocamenti in entrata ma rigidità assoluta su quelli in uscita. Con l’estate che si avvia verso Ferragosto e la scadenza fissata da Palazzo Chigi per i controlli di frontiera, il faccia a faccia tra Roma e Madrid è destinato a restare uno dei temi più caldi dell’agenda europea nelle prossime settimane.