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Napoli, la prima strada d’Italia che parla con le auto

Di In Economia
Agosto 07, 2026
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– Un Assicuratore Amico – 

La Tangenziale è la prima Smart Road certificata del Paese. Il primo passo verso un futuro fatto di veicoli connessi, pericoli segnalati in tempo reale e strade capaci di contribuire attivamente alla nostra sicurezza.

Immaginate di essere alla guida sulla Tangenziale di Napoli.

Qualche chilometro più avanti un’ automobile si ferma improvvisamente. Voi non la vedete. Non potete ancora sapere che sia lì. Ma la strada sì.

E immaginate che quell’ informazione possa arrivare direttamente alla vostra automobile, prima ancora che raggiungiate il pericolo.

Un veicolo fermo. Un incidente. Una coda improvvisa. Un cantiere. Condizioni meteorologiche critiche.

Non è la scena di un film ambientato nel futuro.

È la direzione verso cui stiamo andando. E, in Italia, uno dei primi passi concreti è stato compiuto proprio a Napoli.

Si, Napoli apre la strada.

La Tangenziale di Napoli è diventata la prima Smart Road certificata d’Italia, secondo quanto comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Parliamo di circa 22 chilometri di infrastruttura sulla quale è stato realizzato un sistema composto, tra l’altro, da 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, 8 centraline meteorologiche e 40 antenne, con tecnologie dedicate alla comunicazione tra infrastruttura e veicoli.

Numeri importanti.

Ma fermarsi ai numeri significherebbe non comprendere la vera portata della novità.

Perché una Smart Road non è semplicemente una strada sulla quale sono state installate più telecamere e più sensori.

È una strada che comincia a diventare parte attiva del viaggio.

Raccoglie informazioni, le elabora e può metterle a disposizione dei veicoli predisposti a riceverle.

In altre parole, la strada comincia a parlare con l’automobile.

L’automobile può sapere ciò che ancora non vede

Le auto moderne sono già molto più intelligenti di quelle che guidavamo soltanto pochi anni fa.

Telecamere, radar, sensori di parcheggio, frenata automatica d’emergenza, sistemi di mantenimento della corsia e dispositivi di assistenza alla guida sono ormai presenti su moltissimi modelli.

Ma c’è una differenza fondamentale.

Questi sistemi osservano prevalentemente ciò che accade intorno all’automobile.

Una Smart Road introduce una prospettiva completamente diversa.

Il veicolo può ricevere informazioni provenienti dall’infrastruttura e, quindi, conoscere potenzialmente anche ciò che sta accadendo molto più avanti.

Pensiamoci.

Dietro una curva c’è un’automobile ferma.

Qualche chilometro più avanti si sta formando una coda.

Un tratto stradale presenta condizioni meteorologiche critiche.

È avvenuto un incidente.

C’è un cantiere.

Il conducente ancora non può vederlo.

Ma il sistema può già saperlo.

Ed è qui che la tecnologia smette di essere soltanto spettacolare e diventa realmente interessante.

Perché quei secondi guadagnati possono significare avere più tempo per rallentare, prestare attenzione, cambiare comportamento.

In una parola: prevenire.

Un assaggio del futuro lo abbiamo già visto

Sulla Tangenziale di Napoli è già stato effettuato un test che racconta molto bene dove potrebbe portarci questa evoluzione.

Nel 2025, tra Vomero e Fuorigrotta, un’automobile sperimentale a guida autonoma del Politecnico di Milano ha viaggiato nel traffico reale con un conducente di sicurezza a bordo.

Durante il test, l’infrastruttura ha trasmesso al veicolo l’indicazione della velocità consigliata e l’automobile ha adeguato automaticamente la propria andatura.

Può sembrare un dettaglio. In realtà c’è molto di più.

La macchina non sta più prendendo informazioni soltanto da ciò che vede. Sta ricevendo informazioni dalla strada sulla quale sta viaggiando.

Ed è probabilmente questa una delle immagini più semplici per comprendere cosa potrebbe significare la mobilità connessa dei prossimi anni.

Non tutte le automobili possono farlo. Almeno per ora

È importante evitare un equivoco.

Essere oggi sulla prima Smart Road italiana non significa che qualsiasi automobile che entra sulla Tangenziale di Napoli possa automaticamente ricevere sul proprio cruscotto tutte queste informazioni.

Siamo ancora all’inizio del percorso.

L’infrastruttura è predisposta alla comunicazione cosiddetta C-ITS, attraverso tecnologie come ITS-G5 e Cellular V2X e la stessa Tangenziale dispone già di mezzi di servizio connessi. Ma la diffusione su larga scala richiederà veicoli compatibili, standard condivisi e un numero crescente di infrastrutture capaci di dialogare con essi.

Ed è proprio questo a rendere interessante ciò che sta accadendo a Napoli.

È il primo mattone.

Le auto connesse saranno il futuro

Immaginiamo adesso di spostarci avanti di qualche anno.

Saliamo in macchina.

L’automobile conosce la strada che stiamo percorrendo, ma non soltanto attraverso il navigatore.

Riceve informazioni dall’ambiente che la circonda.

La strada comunica con lei.

Gli altri veicoli comunicano.

I sistemi elaborano continuamente informazioni.

Un’auto frena bruscamente davanti a noi e il sistema lo sa.

Un mezzo si ferma dietro una curva e l’informazione viene trasmessa.

Il traffico sta rallentando diversi chilometri più avanti e la nostra automobile può suggerirci di diminuire progressivamente la velocità.

Le condizioni dell’asfalto stanno cambiando a causa del maltempo e possiamo essere avvisati prima di raggiungere quel tratto.

Più che un’automobile isolata, avremo un veicolo inserito all’interno di una rete.

Ed è probabilmente questa una delle grandi trasformazioni che ci aspettano.

Dall’intervenire al prevenire

Da assicuratore sono abituato a parlare di quello che succede dopo.

Dopo un incidente.

Dopo un danno.

Dopo un imprevisto.

È una parte fondamentale del nostro lavoro. Esserci quando qualcosa accade e aiutare le persone ad affrontarne le conseguenze.

Ma esiste qualcosa di ancora più importante.

Fare tutto ciò che possiamo perché quel danno non accada.

Ed è qui che Smart Road, automobili connesse, sistemi di assistenza alla guida e nuove tecnologie incontrano perfettamente il concetto di protezione.

Per anni abbiamo reso le automobili più sicure per proteggerci durante un incidente.

Le cinture, gli airbag, le strutture ad assorbimento d’urto.

Poi abbiamo cominciato ad aggiungere tecnologie capaci di aiutarci prima dell’incidente.

La frenata automatica, controllo della corsia, e il rilevamento degli ostacoli.

Oggi stiamo facendo un ulteriore passo.

Non è più soltanto l’automobile a osservare la strada.

È la strada stessa che può aiutare l’automobile a vedere più lontano.

La sicurezza prima di ogni cosa

La tecnologia può affascinare.

Possiamo parlare di antenne, sensori, algoritmi, automobili autonome e infrastrutture digitali.

Ma alla fine tutto questo dovrebbe avere un obiettivo estremamente semplice.

Farci tornare a casa più sicuri. Perché è questo che ci interessa di più.

Se un’informazione ricevuta qualche secondo prima permette a un automobilista di rallentare in tempo, quella tecnologia ha avuto un senso.

Se una strada riesce a segnalare un pericolo prima che il conducente possa vederlo, quella tecnologia ha avuto un senso.

Se domani automobili e infrastrutture saranno capaci di lavorare insieme per evitare anche soltanto una parte degli incidenti che oggi consideriamo inevitabili, avremo fatto un enorme passo avanti.

Perché la vera innovazione non consiste nell’avere automobili capaci di fare cose sorprendenti.

Consiste nell’utilizzare quella capacità per proteggere le persone.

Il futuro dell’automobile, allora, non sarà soltanto avere macchine sempre più intelligenti.

Sarà farle viaggiare su strade altrettanto intelligenti.

Quel futuro è ancora tutto da costruire.

Ma il primo mattone italiano è stato posato.

E porta il nome di Napoli.

Buona polizza.

Luca Chiaravalle
Un Assicuratore Amico