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Trovata impiccata nel Catanese, il compagno indagato per omicidio

Di In Cronaca
Agosto 27, 2026
Trovata impiccata nel Catanese, il compagno indagato per omicidio

È indagato per omicidio il compagno di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata morta impiccata nella sua abitazione a Riposto, nel Catanese, domenica 23 agosto. A rendere nota l’iscrizione nel registro degli indagati è stato il suo avvocato, Ivan Siragusa. L’uomo, secondo quanto riferito dal legale, nega ogni coinvolgimento nella morte della compagna.
L’iscrizione, confermata da fonti della Procura, rientra negli accertamenti irripetibili disposti nell’ambito dell’inchiesta. Proprio dagli esami autoptici, infatti, non sarebbe emersa un’indicazione univoca sulle cause e sulle modalità della morte della 33enne.
In un primo momento l’ipotesi prevalente era quella del suicidio. Gli investigatori hanno però continuato a esaminare ogni possibile pista, anche alla luce di alcuni elementi ritenuti meritevoli di approfondimento. Il compagno, che avrebbe trovato Noemi priva di vita, ha raccontato agli investigatori che la donna gli avrebbe manifestato in precedenza l’intenzione di togliersi la vita.
Una ricostruzione che non convince i familiari della vittima, secondo i quali la morte sarebbe stata inscenata come un suicidio. A rendere ancora più complessa la vicenda c’è anche un incendio che si è sviluppato all’interno dell’abitazione.
Il legale dell’uomo ha fornito ulteriori dettagli sui momenti precedenti al ritrovamento del corpo. Secondo quanto riferito da Siragusa, il suo assistito avrebbe cercato di contattare la madre, la sorella e il fratello di Noemi senza ottenere risposta. Successivamente la madre della 33enne lo avrebbe richiamato dopo essere stata informata dai vicini della presenza di un incendio nell’abitazione.
A quel punto, ha spiegato l’avvocato, l’uomo non avrebbe avuto il coraggio di comunicare alla madre di aver già trovato il corpo della compagna. Sarebbe quindi andato a prendere la donna e insieme si sarebbero recati nell’abitazione di Noemi.
Il compagno, ha aggiunto il legale, sarebbe convinto della propria totale estraneità e della natura autolesionistica del gesto. Per questo motivo avrebbe scelto di non nominare un consulente medico legale di parte, ritenendo che gli accertamenti disposti dalla Procura possano confermare la sua versione dei fatti.
L’inchiesta dovrà ora chiarire cosa sia realmente accaduto nella casa di Riposto e stabilire se la morte della 33enne sia stata un suicidio oppure se dietro il ritrovamento del corpo possano esserci responsabilità di terzi. L’iscrizione del compagno nel registro degli indagati rappresenta un atto investigativo e non equivale a un’affermazione di colpevolezza.