50 views 5 mins 0 comments

Decreto Dignità e scommesse: una storia di raggiri

Di In Sport
Settembre 03, 2026
Gli effetti della norma hanno sicuramente avuto delle ricadute importanti a livello economico per le società calcistiche italiane, soprattutto in confronto agli altri Paesi in cui il divieto non è presente

Dal 2018, attraverso il Decreto Dignità, è presente il divieto totale di pubblicità da parte delle agenzie di scommesse su tutti i mezzi di comunicazione, comprese anche le sponsorizzazioni. Gli effetti della norma hanno sicuramente avuto delle ricadute importanti a livello economico per le società calcistiche italiane (le stesse che tramite la Lega Serie A fanno sentire maggiormente la propria opinione a riguardo), soprattutto in confronto agli altri Paesi in cui il divieto non è presente, portando ad uno svantaggio importante a livello di potere d’acquisto e conseguentemente uno minore competitività. Inoltre, nel corso degli anni, le agenzie di scommesse hanno facilmente aggirato la norma, creando della società ad-hoc, denominate di “informazione sportiva”, tramite le quali possono presentarsi senza problemi sugli schermi e sulle divise, quantificando la perdita annua sopra i 100 milioni all’anno per i club italiani.

Secondo le statistiche del sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il volume di denaro speso in Italia nel gioco d’azzardo ammonta a 150 miliardi nel 2023 rispetto ai 105 miliardi del 2018, anno dell’attuazione della misura. Di queste somme, il 25% sono rappresentante dalle scommesse sportive online ed il 16% dalle scommesse sportive offline, per un totale di 41% ricavi provenienti dello sport. Il gioco d’azzardo in Italia rientra nel monopolio di stato, da cui deriva la necessità di ottenere una licenza e corrispondere dei tributi verso l’erario, corrispondenti a 8 miliardi nel 2024.

Allo stesso tempo l’Italia risulta uno dei paesi maggiormente colpiti dal mercato nero delle scommesse, con un giro d’affari di 18,5 miliardi di euro ed un buco fiscale stimato di 1 miliardo di euro.

Lo Stato poi destina oltre 50 milioni di euro all’anno al SSN per il monitoraggio e la cura dei pazienti affetti da ludopatia, stimati tra i 550 e gli 800 mila. Si stima, però, che la spesa socio-sanitaria imputabile alla ludopatia e alle patologie connesse si attesti intorno ai 6 miliardi di euro. L’Italia risulta il Paese europeo in cui si perdono più soldi nel gioco d’azzardo, 21 miliardi (differenza tra l’ammontare giocato e l’ammontare vinto), e dalla pandemia in poi ha visto il numero di conti aperti nella fascia 18-24 anni aumentare del 75%.

Nonostante questo aumento di giocatori e volume di denaro, le entrate per l’erario non sono aumentate in proporzione alla raccolta, anche perché il gioco online ha una tassazione minore rispetto al gioco fisico e questi, diffusosi in gran quantità dopo la pandemia, hanno sede legale in Paesi esteri che permettono loro di non pagare le tasse su in Italia, bensì solo una licenza annua del valore di 250 mila euro.

Nella stagione 2025 le scommesse sportive connesse al calcio hanno raccolto in totale più di 16 miliardi di euro con un gettito erariale pari a 400 milioni, valori più che raddoppiati dal 2018, che vedono in testa il campionato di Serie A tra le competizioni maggiormente attenzionate dagli scommettitori, per un’incidenza del 18%, seguita dalla UEFA Champions League al 6%.

Da ciò si può concludere che una maggiore attenzione alla lotta al mercato nero delle scommesse ed una tassazione adeguata, potrebbero portare allo Stato delle entrate maggiori e, soprattutto, congrue con il giro di affari. Inoltre, visto la stretta interdipendenza tra gioco d’azzardo ed eventi sportivi, in particolare il calcio in Italia, potrebbero indurre il Governo a destinare una certa percentuale della tassazione a progetti per la prevenzione (diversi vengono già svolti).

Lo scorso 5 marzo 2025, più di un anno fa, la Commissione cultura e istruzione presso il Senato ha approvato una risoluzione che impegna il governo a riformare le regole rispetto a questo divieto, ma da allora niente è cambiato. Inoltre, moltissimi club calcistici italiani continuano ad eludere il decreto, con accordi che raggiungono più di 20 milioni di euro all’anno. Squadre come Inter e Roma, rispettivamente con accordi con Betsson e Eurobet, dichiarando di aver stretto accordi con “siti di informazione” o la Lazio, che è arrivata addirittura a siglare un contratto con Polymarket, la quale non opera senza concessione in Italia.

/ Published posts: 13

Giovane professionista di comunicazione sportiva. Mi occupo del lato economico e politico dello sport.

Linkedin