– Un Assicuratore Amico –
Non sono un climatologo. Faccio l’assicuratore. Ma davanti al caldo di questa estate, agli eventi estremi e alle immagini che arrivano oggi dal Pacifico, una domanda me la faccio: se il rischio cambia, siamo sicuri di essere cambiati anche noi?
Quest’estate non ho avuto bisogno di leggere un rapporto scientifico per accorgermi che qualcosa fosse diverso.
L’ho sentito sulla pelle. E penso proprio di non essere il solo 😉
Il caldo, quello pesante. Quello che non ti abbandona nemmeno la sera, che rende più faticose le giornate e che, almeno per quanto mi riguarda, a un certo punto ha cominciato davvero a pesare.
E insieme al caldo abbiamo continuato a vedere immagini di incendi, temporali violenti, grandinate, allagamenti.
Poi oggi apro le notizie e trovo un’altra immagine impressionante.
Tre uragani contemporaneamente nel Pacifico.
A quanto pare si chiamano Karina, Lowell e Marie.
Karina e Lowell hanno raggiunto la categoria 4, pare sia un gran bel parametro e gli esperti interpellati descrivono la presenza contemporanea dei tre sistemi come un evento raro, in un Pacifico le cui acque molto calde stanno contribuendo a creare condizioni favorevoli alla loro intensificazione.
Ed è stato inevitabile fermarmi un momento a pensare.
Io però non sono un climatologo. Non ho competenze scientifiche per spiegare il clima e non voglio averle per forza soltanto perché sto scrivendo un articolo.
Faccio l’assicuratore.
Però leggo. Mi informo. Cerco fonti attendibili. Osservo quello che succede e provo a mettere insieme le cose attraverso quello che conosco.
E vi riporto qui i numeri che ho trovato e che meritano almeno attenzione.
Secondo Copernicus, giugno e luglio 2026 insieme sono stati il periodo giugno-luglio più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con una temperatura media di 2,79 °C superiore alla media 1991-2020. In luglio anche l’Italia occidentale ha registrato temperature generalmente tra 3 e 5 °C sopra la media.
Nello stesso mese la temperatura media della superficie degli oceani extra-polari ha raggiunto il valore più alto mai registrato per un mese di luglio.
E proprio oggi, 3 settembre, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha comunicato che El Niño è ormai ben consolidato e potrebbe intensificarsi ulteriormente nei prossimi mesi, aumentando la probabilità di anomalie nelle temperature e nelle precipitazioni e i rischi associati a caldo estremo, siccità e inondazioni in diverse parti del mondo. La cosa importante che la stessa WMO precisa, è che gli effetti non sono uguali dappertutto e dipendono da area geografica, stagione e altri fattori ancora.
Ed è proprio qui che preferisco fermare la parte scientifica.
Perché non è il mio mestiere.
La domanda di un assicuratore è un’altra
Io non posso dirvi se il temporale che abbiamo visto quest’estate, la grandinata in una determinata città o uno specifico uragano siano conseguenza diretta del cambiamento climatico.
E sarebbe scorretto farlo.
Persino El Niño è un fenomeno climatico naturale e la WMO specifica espressamente che non è causato dal cambiamento climatico.
Posso però guardare ciò che sta accadendo e farmi una domanda molto più vicina al mio lavoro.
Ma se alcuni rischi stanno cambiando per frequenza, intensità o conseguenze, possiamo continuare a proteggerci esattamente come facevamo vent’anni fa?
Secondo me, no.
E non significa correre a comprare una polizza ogni volta che il telegiornale mostra un temporale.
Significa cominciare a ragionare diversamente.
Perché per anni abbiamo considerato certe garanzie quasi accessorie
Pensiamo alla nostra automobile.
Per moltissimo tempo la domanda principale è stata:
“Quanto pago di RC Auto?”
Poi magari arrivavano gli eventi atmosferici.
Grandine, vento, trombe d’aria.
Una garanzia in più. Da mettere o togliere per abbassare il premio.
Lo stesso ragionamento spesso viene fatto con la casa.
E nelle aziende la questione diventa ancora più importante, perché un evento può significare non soltanto danni al fabbricato, ma macchinari fermi, merci danneggiate e attività interrotta.
Forse dobbiamo cominciare a cambiare prospettiva.
Non perché domani debba necessariamente accadere qualcosa.
Ma perché assicurare significa proprio questo. Ragionare oggi su ciò che potrebbe accadere domani.
Attenzione, però: “eventi atmosferici” non significa tutto.
Ed è qui che entra davvero il mio mestiere.
Nel linguaggio comune diciamo “Ho la polizza contro il maltempo.”
Nel linguaggio assicurativo questa frase potrebbe non significare quasi nulla.
Grandine, vento, tromba d’aria, allagamento, inondazione, esondazione, acqua penetrata nei locali, eventi catastrofali e caduta di alberi non sono necessariamente la stessa cosa.
Dipende dal contratto.
Dipende dalle definizioni.
Dipende dalle garanzie acquistate.
E poi ci sono franchigie, scoperti, massimali, limiti ed esclusioni.
Due polizze che sulla copertina sembrano proteggere entrambe dagli “eventi atmosferici” possono comportarsi in maniera molto diversa quando arriva il momento del sinistro.
Ed è proprio prima che succeda qualcosa che bisognerebbe scoprirlo.
Ma la prima assicurazione rimane la prevenzione
Su questo vorrei essere molto chiaro.
Una polizza non sostituisce la manutenzione.
Non pulisce una caditoia.
Non mette in sicurezza un albero.
Non controlla un tetto.
Non protegge un garage dall’acqua che sappiamo già potrebbe entrare.
Non prepara un’impresa a gestire un’emergenza.
L’assicurazione interviene su quella parte di rischio che, nonostante prevenzione e attenzione, non possiamo eliminare completamente.
Ed è per questo che parlare oggi di protezione dovrebbe significare mettere insieme almeno tre cose:
conoscere il rischio, provare a prevenirlo e assicurare ciò che resta.
Non il contrario.
Non servono allarmismi. Serve consapevolezza.
Non so come sarà l’estate del prossimo anno.
Non so quale sarà il prossimo evento meteorologico importante.
E soprattutto non voglio usare tre uragani dall’altra parte del mondo per raccontare che domani ne arriverà uno sotto casa nostra.
Sarebbe sbagliato.
Quello che però possiamo fare è osservare.
Oggi la WMO non sta dicendo che ovunque accadrà la stessa cosa. Sta chiedendo maggiore preparazione davanti a un El Niño particolarmente intenso e ricorda che previsioni e sistemi di allerta servono proprio a trasformare la conoscenza anticipata del rischio in prevenzione.
E forse questa è la parte che sento più vicina al mio lavoro.
Perché, in fondo, assicurare dovrebbe significare esattamente questo.
Non aspettare che qualcosa accada per scoprire che avremmo potuto pensarci prima.
Il rischio cambia. E noi?
Sono partito da una fotografia che oggi fa impressione. Tre uragani contemporaneamente nel Pacifico.
Sono tornato con la mente al caldo che abbiamo vissuto questa estate.
Ho letto qualche dato.
Ho cercato di capire.
E alla fine sono arrivato alla parte che conosco meglio.
Non sono un esperto di clima. Sono un assicuratore. E il mio lavoro, prima ancora di parlare di polizze, è provare a capire come stanno cambiando i rischi.
Perché forse il punto non è vivere con la paura del prossimo evento eccezionale.
È qualcosa di molto più semplice.
Chiederci quanto siamo preparati quando arriverà.
Luca Chiaravalle
Un Assicuratore Amico