Sembra che al momento, in casa Sony, la strategia per quanto riguarda il mercato videoludico sia quella di spararsi continuamente sui piedi. Se infatti la già disastrosa gestione di Jim Ryan ha lasciato spazio a quella di Hermen Hulst, la musica non sembra purtroppo essere cambiata negli uffici di PlayStation. Dai numerosi licenziamenti di quest’anno all’annuncio dell’abbandono del supporto fisico a partire dal 2028, dall’interrompere lo sviluppo dell’amatissimo Destiny 2 per concentrarsi sul controverso Marathon, il 2026 è stato finora un anno di crisi nera per Sony.
Anche dove non ci sono state colpe “interne” come l’insuccesso di Saros, elogiato e difeso a spada tratta dalla critica e dai giocatori che l’hanno acquistato, ma che purtroppo ha generato vendite insoddisfacenti, all’aumento di PS5 dettato dall’andamento insostenibile del mercato di RAM e SSD, è da tanto che non arrivano notizie positive in casa Sony.
E mentre tutti i videogiocatori hanno ancora fresco nella mente lo State of Play di inizio settembre, un evento, a voler essere generosi, non proprio entusiasmante, sono uscite fuori due nuove polemiche che hanno caratterizzato questo settembre per Sony, che hanno portato a ulteriori critiche al management e a mettere in discussione la gestione di tutto il reparto PlayStation.
In primis, è arrivato l’annuncio da parte di Hideo Kojima, pluripremiato game designer e director che ha dato vita a Metal Gear e Death Stranding, dell’interruzione della partnership tra Sony e il suo studio, Kojima Productions. Partnership che avrebbe dovuto dare vita a Physint, il nuovo gioco action stealth a tema spionaggio che dalle premesse parrebbe essere una sorta di erede spirituale proprio di quel Metal Gear che ha proiettato il creativo giapponese nell’Olimpo dei videogiochi.
Nonostante i tentativi di Sony di far passare quest’avvenimento come una decisione presa in accordo da ambo le parti, il racconto da parte di Kojima e del suo studio sembra essere drasticamente diverso: sarebbe stata Sony stessa a rinunciare alla collaborazione, chiudendo i finanziamenti e interrompendo l’accordo. Secondo alcune voci giornalistiche autorevoli, non si tratterebbe però di una decisione volta unicamente a tagliare i costi: parrebbe infatti che Kojima production avesse mancato diverse consegne e milestone di produzione, con continui rimandi che hanno portato Sony a dubitare della capacità dello studio di completare il titolo e generare profitto da esso.

Gli attriti tra Sony e Kojima Productions
Ci sono poi anche delle questioni riguardanti Death Stranding: nonostante i due titoli nati dalla collaborazione tra Sony e Kojima Productions siano stati molto apprezzati dalla critica, il successo economico non è stato della portata che si aspettavano in casa PlayStation, specialmente con il secondo capitolo (bisogna inoltre ricordare che Sony ha pubblicato i titoli unicamente su PlayStation, mentre su Xbox e PC il gioco è distribuito da 505 Games). Il mancato raggiungimento degli obiettivi ha prefissati ha dunque portato il management di Sony ha rescindere il contratto con Kojima.
E chi si è avventato come un falco sull’opportunità di accaparrarsi un titolo che potrebbe fare gola a molti? Naturalmente XBOX e la sua “nuova” CEO Asha Sharma, che non ha indugiato un attimo e ha portato il creativo giapponese e il suo team sotto la sua bandiera. In realtà, XBOX e Kojima Productions già collaboravano alla realizzazione di un altro titolo, il survival horror OD, e quindi l’estensione della collaborazione può essere considerata il naturale passo successivo, una volta venuto meno il partner storico di Kojima.
La separazione con Sony però ha comunque lasciato degli strascichi in Kojima Productions: con la revoca dell’utilizzo commerciale del Decima Engine, motore proprietario di Sony sviluppato da Guerilla Games, Physint ha perso molti dei progressi fatti fin’ora nello sviluppo, e subirà inevitabilmente dei ritardi.
I giocatori ovviamente non sono stati minimamente contenti della notizia arrivata come un vero e proprio fulmine a ciel sereno: in molti si sono domandati se in Sony abbiano davvero la capacità concreta di valutare il successo dei progetti che gli si parano davanti, e se invece non siano purtroppo diventati schiavi unicamente dei freddi numeri. Certo, nessuno può predire con assoluta certezza se Physint sarà un successo commerciale o se invece sarà un enorme buco nell’acqua. Ma lasciatemi dire che, trattandosi del game designer più famoso al mondo, che torna a fare quello per cui è diventato così tanto osannato, forse, per una volta, si poteva anche dare retta a qualcosa che va oltre il “fallimento” dell’ultimo titolo.