88 views 5 mins 0 comments

Scuola, Valditara replica alle polemiche: “Dalla sinistra immaturità politica”

Di — In Politica
Settembre 28, 2026
Il ministro dell'Istruzione difende il decreto approvato dal governo e accusa opposizione e sindacati di aver alimentato una polemica ideologica. Al centro dello scontro il divieto di burqa e niqab a scuola, le nuove misure sugli studenti stranieri e la mobilitazione di scuole e associazioni.

Nell’ultima domenica di settembre, quando le polemiche sul decreto scuola approvato venerdì dal Consiglio dei ministri sembravano attenuarsi, è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara a riaccendere il confronto. In un lungo post pubblicato su Facebook, il ministro ha criticato le reazioni dell’opposizione alle nuove misure, accusando la sinistra di mostrare una “grave immaturità politica”.

Secondo Valditara, le critiche al provvedimento sarebbero state accompagnate da una discussione poco costruttiva. “Anziché discutere sulla applicazione di queste misure di buon senso, persino oggettivamente ‘progressiste'”, ha scritto il ministro, “politici, sindacalisti, giornalisti e intellettuali di opposizione si sono scatenati in una ridda di insulti”.

Nel suo intervento Valditara ha fatto riferimento anche alla vicenda dello striscione “Qui nessun è straniero”, realizzato da bambini e insegnanti della scuola elementare Daneo di Genova e affisso nei giorni scorsi all’esterno dell’istituto. Lo striscione era stato successivamente rimosso da due agenti in borghese della Digos, provocando la protesta di alcuni genitori, che hanno annunciato per domani mattina un presidio davanti alla scuola.

Il ministro ha parlato di una “strumentalizzazione di bambini costretti a scrivere striscioni antigovernativi in stile woke”. Una ricostruzione contestata da chi ha difeso l’iniziativa della scuola e ha interpretato lo striscione come un messaggio legato ai temi dell’inclusione.

Sul caso è intervenuta anche la Flc Cgil, che ha invitato gli istituti scolastici italiani ad appendere all’esterno delle proprie sedi striscioni dedicati all'”Inclusione e al Diritto allo studio”. Tra le scuole che hanno aderito c’è la Di Donato di Roma, istituto multietnico che ha esposto lo striscione “Qui nessuno è straniero” e ha rivolto un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendogli di non firmare il decreto.

Il divieto di burqa e niqab

Un altro dei punti più discussi del provvedimento riguarda il divieto di entrare a scuola con il volto coperto da burqa, niqab e altri indumenti che impediscano l’identificazione del volto.Valditara ha difeso la misura sostenendo che si tratta di “mascheramenti del volto femminile” riconducibili, a suo giudizio, a pratiche religiose che esprimerebbero “forme di patriarcato violento e arcaico”. Secondo il ministro, queste pratiche “negano dignità alla donna” e ostacolano la socialità all’interno della scuola. “Nella nostra scuola tutti hanno pari dignità”, ha affermato.

Il ministro ha inoltre sostenuto che l’obiettivo delle nuove norme debba essere quello di favorire una maggiore integrazione degli studenti, attraverso la condivisione dei valori della Repubblica.

“Servono politiche finalizzate ad una autentica integrazione che consentano a tutti i giovani di crescere insieme nella condivisione dei valori repubblicani”, ha scritto Valditara, ribadendo la volontà del governo di proseguire su questa linea.

La replica di sindacati e opposizione

Alle parole del ministro ha risposto la segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi, che ha contestato l’impostazione del governo e chiesto maggiore attenzione alle condizioni concrete della scuola pubblica.

“La scuola pubblica non si governa con i post su Facebook e gli slogan ideologici”, ha affermato Fracassi, chiedendo al ministero di concentrarsi su “investimenti, contratti dignitosi” e sull’ascolto del personale scolastico.

Critiche sono arrivate anche dal Partito democratico. Irene Manzi, responsabile scuola del partito, ha invitato il ministro a “scendere dalla cattedra e rispondere nel merito” delle contestazioni sollevate sul decreto.Nel frattempo, diverse associazioni e organizzazioni hanno sottoscritto un ulteriore appello rivolto al presidente della Repubblica, chiedendo a Mattarella di non firmare il provvedimento.

Nel documento i firmatari contestano in particolare le disposizioni relative agli studenti stranieri, sostenendo che una selezione basata sulla cittadinanza sarebbe in contrasto con i principi costituzionali di apertura della scuola e di non discriminazione.

Lo scontro sul decreto scuola si concentra così su integrazione, presenza degli studenti stranieri, libertà religiosa e ruolo della scuola pubblica, con governo, opposizione, sindacati e associazioni che sostengono posizioni differenti sull’impostazione delle nuove misure.