Dal primo al 4 Ottobre si è svolta a Napoli la quinta edizione di Campania Libri Festival, la fiera dell’editoria che anche quest’anno è stata ospitata all’interno del Palazzo Reale di Napoli.
Un evento che negli anni ha visto alternarsi case editrici ed autori di ogni genere sotto un unico vessillo: la lettura.
Da qualche anno la kermesse ospita anche case editrici che si occupano di fumetto a dimostrazione di come il concetto di lettura sia esteso a tutta la produzione cartacea, che sia illustrata o meno.
Ed ecco quindi che tra i vari stand possiamo imbatterci in libri di fantascienza, romanzi, saggistica, biografie… e fumetti.
Tra le case editrici presenti c’era anche Galactica Edizioni, una realtà campana che si presenta così:
“Galactica Edizioni nasce prevalentemente per dare spazio a tutto quello che può essere collegato al mondo del fantastico: fantascienza, fantasy, fumetti, ma anche la storia e il mistero avranno il loro spazio. Vogliamo dare spazio a chi ha le nostre stesse passioni, a chi fa i nostri stessi sogni e a chi cerca, tra le pagine di un libro le stesse emozioni che ci smuovono fin da quando eravamo bambini”.
Elisa Filomena Croce ci ha parlato dei volumi presenti al Campania Libri Festival come la saga fiabesca in quattro volumi Figli della Luna scritta da Sara Filice, Gli eroi del male, venti maschere per il villan, una raccolta di venti racconti vincitori del concorso letterario “Crea il tuo cattivo” e Icone di Domenico Alfieri, un omaggio ai personaggi della tv e alle loro identità attraverso racconti inediti di storie vissute dai follower del suo profilo artistico Handesigner e corredate dai disegni dello stesso autore.
E proprio Domenico Alfieri è stato protagonista di un talk interessante insieme al Mangaka Gabriele Cioffi che si è svolto il 3 Ottobre nella sala Tammurriata della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli.
Fan Art: ai confini della creatività tra diritto d’autore e diritto di sognare
Questo il titolo dell’argomento che abbiamo affrontato anche qui in occasione di un episodio avvenuto al Japan Expo di Parigi relativo al sequestro di materiale artistico da parte degli organizzatori dell’evento francese esposto allo stand di un disegnatore, con l’accusa di aver infranto il copyright.
Ecco la sinossi del talk dal sito di Campania Libri Festival:
Ogni artista nasce da un sogno, spesso legato a un personaggio amato: un manga, un anime, un romanzo, un videogioco. Da qui nascono fan art e fanfiction, primi laboratori di creatività dove imparare a raccontare storie e trovare una voce propria.
Dove si colloca il confine tra omaggio e opera originale? Come si conciliano diritto d’autore e diritto di immaginare? E perché tante fanfiction sono diventate romanzi di successo?
Galactica Edizioni propone un incontro su questo equilibrio tra ispirazione, creatività e tutela delle opere. Tra autori, illustratori ed editor, il pubblico attraverserà il mondo di fan art e fanfiction, scoprendo come la passione diventi punto di partenza per nuovi universi.
Tra gli ospiti Handesigner, autore di Icone. De profundis Animae, dichiarazione d’amore verso gli anime che hanno segnato generazioni: memoria e cultura pop trasformate in progetto editoriale originale, raccontato da oltre 25 anni con uno stile inconfondibile.
Uno sguardo dietro le quinte racconterà come alcune opere di Galactica Edizioni siano nate da fanfiction: la saga Figli della Luna di Sara Filice e la novità Navarre, il cacciatore di demoni, esempi di passioni diventate storie autonome.
Si parlerà di copyright, ispirazione, etica della creazione e valore dei fandom: proteggere le opere e incoraggiare nuove storie sono parti dello stesso percorso. Perché ogni grande autore è stato prima di tutto un fan che ha osato continuare a sognare.
Ho incontrato Domenico e Gabriele e ho avito modo di fare due chiacchiere con loro in merito a questo argomento e non solo.
Ecco il nostro scambio di domande e risposte.
PSN: In questa edizione di CLF siete stati presenti come relatori in un panel dedicato al mondo delle fanart. Ci spiegate meglio l’argomento che avete trattato?
Domenico: Abbiamo trattato, in maniera aperta, l’argomento circa la relazione che si pone tra fan art e Diritto d’autore e nello specifico, vista la presenza di tanti giovani, abbiamo chiarito alcuni punti focali su come il Diritto d’autore si pone in merito alle opere derivate fatte dagli appassionati.
Cosa si può fare è cosa assolutamente non va fatta. Un un modo per chiarire e soprattutto per dare un input più preciso a come bisogna porsi quando si crea un prodotto derivato da uno già esistente.
Gabriele: Ciao Maurizio, quest’anno al Campania libri festival (la mia quarta presenza ad un evento sempre più bello) gli amici di Galactica Edizioni mi hanno invitato a partecipare a un talk dal nome molto romantico “Fan art ai confini della creatività tra diritto d’autore e diritto di sognare” un argomento molto spinoso ma allo stesso tempo stimolante e che , credo, abbia bisogno di più dibattito e consapevolezza.
Siamo partiti dall’esigenza di qualunque artista (di qualunque arte) che alle prime armi (inevitabilmente) si rifà a quello che ha visto, a quello che ha amato e a quello che gli è piaciuto tanto da spingerlo a esprimersi con quei personaggi e quello stile specifico per trovare il proprio.
Un modo di fare molto consueto ma che spesso porta molti artisti soprattutto emergenti a “fermarsi” in questo limbo e spesso a lucrare oltre il consentito. I motivi sono tanti e molto complessi e abbiamo tenuto a specificare che la nostra era una discussione aperta e non un giudizio ai comportamenti.
Certamente vendere stampe di immagini di personaggi sotto copyright é illegale e i limiti di tolleranza da chi ne detiene i diritti sono spesso fumosi e arbitrari. In più si aggiunge la confusione che viene dettata dallo stesso pubblico che percepisce in modo diverso i fan artist crocifiggendone alcuni e santificandone altri senza nessuna logica, se non campanilistica. É un argomento delicato ma ci siamo ripromessi di riaffrontare, magari con dirette in streaming, per approfondire ancora di più la situazione.
PSN: Una fiera del libro che parla anche a chi legge fumetti. Secondo voi è giusto dare spazio anche a questo tipo di lettura o credi che fumetti e libri viaggino su binari differenti?
Domenico: Una volta si era solito dire che “i giocattoli erano cibo per la mente dei bambini”.
Mi sento di condividere questa affermazione e di declinarla anche sul piano del fumetto che altro non è che una trasposizione artistica delle favole, della creatività, di storie e messaggi che possono sfiorare problemi quotidiani.
In alcuni casi sanno affrontarli con risoluzioni inaspettate e altrettanto valide.
Ti direi che è necessario approfondire un discorso sull’arte visiva, come quella del fumetto, soprattutto in un periodo come quello attuale dove il riferimento all’arte, alla manualità e anche alla capacità di raccontare si affievolisce oltremodo.
Sono tantissimi i giovani lettori che non si fermano soltanto alla lettura di un volume ma si cimentano nel raccontare e disegnare storie amatoriali.
Questo ci da un riferimento, un’analisi di una necessaria creatività che i giovani manifestano e che a mio avviso è necessario approfondire e divulgare affinché possano trovare uno sbocco creativo e professionale attraverso le loro rappresentazioni.
Gabriele: Sono linguaggi molto differenti, per me, ma questo non ne pregiudica la convivenza…anzi…arricchisce entrambi i media.
Il fumetto, negli ultimi anni, ha occupato sempre più spazio nelle librerie, cosa che ha portato molti giovani in libreria e questo può essere solo un bene. Non conosco nessun appassionato “solo di fumetto” ma ho sempre conosciuto appassionati anche di cinema, musica, videogiochi e letteratura.
Unire i mondi, anziché separarli, è sempre una cosa positiva e costruttiva.
PSN:Domenico, tu sei un disegnatore molto conosciuto in rete e le tue opere richiamano i grandi personaggi dell’animazione giapponese. Qual è il tuo personale rapporto con queste opere?
Mi sono avvicinato a questo mondo prima da fan e poi come professionista. Un po’ come tutti quelli che ruotano intorno a questo ambito sono stato, anzi e lo sono ancora, un grande appassionato dell’animazione giapponese, soprattutto per quanto riguarda quella a cavallo tra gli anni sessanta e i primi anni Ottanta.
Parlo, per la precisione, di quel tipo di animazione fatta da tratti e disegni spessi e mercati, dove i chiaroscuri eranoil leit motive di ogni intercalazione dell’ animazione, dove era ben visibile il tratto di una matita passata a mano più e più volte su un foglio, nervosa o approssimativa ma che arricchiva il personaggio e la storia un impatto visivo molto profondo.
“I cartoni animati” si chiamavano apposta così perché erano veri e propri disegni che prendevano vita sullo schermo. Sono stato uno dei difensori di questo stilema in anni, quelli dei primi anni 90, in cui il tratto dell’animazione tendeva ad un cambiamento epocale fatto di linee stilizzate e sottili, alcune volte evanescenti, dove la forma tridimensionale dei personaggi sullo schermo erano date più dal colore che non dal tratto che diventava sempre più sottile e minimale.
Ho difeso e fatto mio uno stile, un tratto, una linea, un segno grafico sul foglio che ai miei occhi era il contenitore di un mondo che stava scomparendo.
Oggi tantissime mie illustrazioni sono sparse nella rete e condivise giornalieramente più e più volte attraverso i social, spesse volte scambiate per originali e alcune volte vendute come tali da chi, in maniera puramente amatoriale, le scambia per veri e propri frame di episodi TV.
PSN: Gabriele tu sei sia un disegnatore che un docente. Quanto hanno influenzato le opere giapponesi con cui sei cresciuto e quanto influenzano ancora il tuo lavoro?
Prima che disegnatore sono un fan di vecchissima data dei primissimi cartoni animati prima e manga nei primi anni 90 poi.
L’imprinting è stato fondamentale e folgorante per me, oltre allo stile artistico mi ha sempre affascinato quel modo di raccontare e quel linguaggio (codificato in una grammatica ben specifica e differente dalla nostra occidentale) ha cambiato la mia percezione e il gusto di tutto quello che mi passava e mi passa sotto gli occhi.
Sono un fan tuttora e seguo tante serie (sempre meno di quelle che vorrei) e mi piace sempre cogliere i parallelismi tra serie classiche e moderne, che sono spesso strettamente legate tra loro e molto più simili di quello che molti fan, vecchi e nuovi, pensano e provo ostinatamente a creare un ponte tra generazioni!
Nel mio lavoro, cerco sempre di trovare un equilibrio tra tutte queste influenze cercando una sintesi tra il presente e il passato, provando a proporre uno stile e una visione nuova.
PSN: Gabriele, come docente quali titoli a fumetti consiglieresti ai lettori di libri che si vogliono avvicinare al mondo del fumetto?
Con più facilità consiglio manga e suggerisco spesso di partire dai classici: “Devilman” di Go Nagai, “Ashita no Joe” (in Italia “Rocky Joe” – ndr) di Tetsuya Chiba, “I tre Adolf” di Osamu Tezuka e qualsiasi opera di Leiji Matsumoto ma anche titoli più ricercati come “Touch” di Mitsuru Adachi, “Monster” o “Pluto” di Naoki Urasawa.
Se dovessi poi consigliarne solo uno direi “Ping Pong” di Taiyo Matsumoto.
La storia di due ragazzi alla ricerca di loro stessi e della loro strada in un contesto sportivo che richiede sacrificio e precisione dove non é solo la vittoria la strada giusta.
Magnifico!