La XIX legislatura della storia della Repubblica Italiana si sta dirigendo verso la fine in un clima rovente, dovuto all’aumento dei prezzi dei carburanti, conseguenza della terza guerra del Golfo, e alle tensioni di piazza come quelle francesi. Similmente a quanto è avvenuto nel ’68, le proteste di piazza hanno attraversato le Alpi, arrivando fino in Italia.
Dalla Francia alla Calabria: il filo rosso del 14 luglio
Gli effetti si sono visti in Calabria, dove autotrasportatori, agricoltori e pescatori hanno già iniziato a protestare contro il caro gasolio. Nei giorni scorsi sono stati bloccati i principali svincoli autostradali della A2 e i depositi strategici di carburante regionali, mentre il 16 ottobre è prevista una grande mobilitazione.
Quasi a voler evocare una suggestiva coincidenza temporale, questa nuova ondata di tensioni risveglia il filo rosso del 14 luglio, una data che unisce idealmente la Francia e la Calabria: se nel 1789 segnò l’inizio della Rivoluzione Francese, nella memoria locale scandisce l’avvio della Rivolta sociale e nazionale di Reggio Calabria del 1970.
Nuova legge elettorale e il palazzo distante dalle piazze
Nonostante l’autunno caldo che sta mettendo in risalto i problemi del paese reale, il governo di centrodestra, che oltre a essere stato il primo guidato da una donna sarà ricordato per essere stato il più longevo e il meno incisivo sul piano delle riforme, è sul punto di incassare l’approvazione definitiva della riforma della legge elettorale. Lo Stabilicum, o Melonellum, come definito dagli esponenti delle opposizioni, potrebbe vedere la luce nelle próximas ore e, come avvertito dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in caso di fumata nera si potrebbe andare a elezioni anticipate.
Il caos del centrosinistra e la matematica delle coalizioni
Uno scenario che non conviene certamente al centrosinistra, in quanto le divisioni interne hanno impedito di accordarsi su questioni come il leader, il programma ed eventuali primarie. Se per il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, non ci sono alternative alle primarie, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, a guidare il Campo largo alle politiche 2027 dovrebbe essere lei, in quanto rappresentante del partito di maggioranza relativa della coalizione.
Anche gli altri partiti stanno già cominciando a scaldare i motori in vista delle prossime elezioni e a capire da che parte stare, dal momento che la nuova legge elettorale spinge fortemente i partiti più piccoli a scegliere una coalizione per convenienza matematica e politica, per arrivare al premio di maggioranza del 42%.
Il vuoto al centro
Mettiamo da parte, si fa per dire, l’aumento dei prezzi e le difficoltà quotidiane della gente comune e analizziamo il contesto politico. In Italia, purtroppo, le elezioni hanno smesso di essere il fulcro della vita democratica per ridursi a mere competizioni sportive fine a se stesse: una logica muscolare in cui l’unico obiettivo è vincere la partita dei seggi, legittimando poi l’improvvisazione una volta saliti al governo.
Il marasma di questo periodo porta a galla la grande verità che il sistema vigente, il bipolarismo della Seconda Repubblica, è obsoleto e stagnante. In Italia, più che pensare a cambiare la legge elettorale, bisognerebbe avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, demolire tutto e dare vita a una nuova stagione politica. Centrodestra e centrosinistra sono ormai due famiglie di facciata che stanno insieme per interessi e lasciano dei vuoti che nessuno riesce a colmare.
In una precedente analisi avevamo parlato di vuoto al centro ed è arrivato il momento di trattare l’argomento. Mentre a destra ci si permette il lusso di avere una più moderata, rappresentata da Fratelli d’Italia, e una più radicale, Futuro Nazionale, e mettiamoci anche la Lega in attesa di sviluppi, latitano una sinistra identitaria incentrata sulle lotte sociali e, soprattutto, un centro moderato e popolare che riesca a costituire un’opposizione e/o una maggioranza credibile.
Oggi tutti, da destra a sinistra, cercano quel centro di gravità permanente: nei giorni scorsi Giorgia Meloni ha mandato un video messaggio al convegno “Il partito italiano, dalla Dc a Berlusconi e Meloni”, svoltosi domenica 4 ottobre a Saint Vincent. Il premier, nella registrazione, ha dichiarato che “I valori della Dc sono al centro della nostra azione”. Parole contestate da una certa parte dell’elettorato di Fratelli d’Italia, che nel simbolo si fregia della fiamma tricolore che fu del MSI, ma che, per gli equilibri politici, dato che i sondaggi danno il partito di maggioranza relativa del centrodestra al 27,6%, assume una posizione centrale.
Mentre dal palco della Leopolda Matteo Renzi ha invitato i riformisti e i centristi presenti in Forza Italia a lasciare il partito azzurro e a passare in Italia Viva. L’appello dell’ex Presidente del Consiglio ricorda, con le dovute proporzioni, quello clandestino fatto da Palmiro Togliatti nel 1936 con il quale invitava i “fascisti della prima ora” a unirsi al Partito Comunista per applicare il programma fascista del 1919.
La risposta dei due massimi esponenti forzisti, il vicepremier Antonio Tajani e il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, non si è fatta attendere e hanno invitato Renzi e gli aderenti di Italia Viva a unirsi al suo partito. È il trionfo del paradosso: nel momento esatto in cui i leader moderati si propongono come l’alternativa a un sistema obsoleto, il reciproco invito a “cambiare casacca” per superare la soglia del 42% svela la realtà. Più che a una rivoluzione dei programmi, si assiste all’ennesimo gioco di alchimia elettorale, dove la sopravvivenza della sigla conta più della credibilità del progetto.
Proprio per questo, la costituzione di un terzo polo si configura come una necessità politica stringente; un’alternativa concreta che potrebbe finalmente portare a coalizioni basate su programmi credibili, mettendo fine ai matrimoni di convenienza e ai giochi di prestigio per mantenere le maggioranze.
Se vuoi rimanere sempre aggiornato sul mondo della politica segui la sezione politica!