All’inizio di una partita la scacchiera ha qualcosa di ingannevolmente tranquillo.Tutto è ancora al proprio posto, nessuno ha perso niente e i due eserciti si osservanoda lontano con quella compostezza che, negli scacchi come altrove, di solito precedequalche disordine. Poi il Bianco muove e quella perfetta simmetria comincia a rompersi. Le possibilità sono molte, eppure da secoli alcune mosse continuano a tornare consorprendente ostinazione: e4, oppure d4. Il Nero, molto spesso, risponde occupandoo contrastando proprio quelle stesse zone. Viene allora spontaneo domandarsiperché, disponendo di sessantaquattro case, i giocatori sembrino interessarsi tanto aquelle che stanno nel mezzo.La risposta è abbastanza semplice: negli scacchi il centro non è soltanto il luogo chesta in mezzo, ma quello dal quale possiamo arrivare più facilmente quasidappertutto. Quattro case e un intero regno. Quando parliamo di centro pensiamo innanzitutto a d4, e4, d5 ed e5. Quattro casesoltanto, eppure intorno a esse finisce per ruotare buona parte di ciò che accade neiprimi momenti della partita.Il motivo diventa evidente appena osserviamo i pezzi. Prendiamo il Cavallo, cheormai conosciamo bene: sistemato al centro può controllare fino a otto case; relegatoin un angolo, soltanto due. Naturalmente è sempre lo stesso Cavallo, non haacquistato improvvisamente nuove capacità. È cambiato lo spazio che gli abbiamomesso intorno.Qualcosa di simile accade, con caratteristiche diverse, anche agli altri pezzi. Dalcentro possiamo intervenire più rapidamente sui due lati della scacchiera,controllare case importanti e trasferire le nostre forze là dove diventano necessarie.Per questo, fin dalle prime mosse, mentre sembra che stiamo semplicemente facendouscire qualche pezzo, in realtà abbiamo già cominciato a discutere con l’avversariosu chi avrà maggiore libertà.Il centro non rende potenti i pezzi. Offre loro più occasioni di esserlo.Occupare non significa necessariamente possedereNaturalmente sarebbe troppo semplice se per conquistare il centro bastasse mettercidentro qualche Pedone.Quando giochiamo 1. e4, il Pedone occupa immediatamente una delle case centrali ene controlla altre; con 1. d4 facciamo qualcosa di analogo. È una maniera moltodiretta di dichiarare le nostre intenzioni: entriamo nel centro e facciamo capireall’avversario che non abbiamo intenzione di lasciarglielo gratuitamente.
2Ma occupare e controllare non sono esattamente la stessa cosa. Possiamo esercitarepressione sul centro anche da lontano: un Alfiere può sorvegliarlo lungo unadiagonale, un Cavallo può attaccarne le case e, in alcune aperture, possiamo perfinoconsentire all’avversario di avanzare i propri Pedoni centrali con l’intenzione dimetterli sotto pressione in seguito.È una delle idee che la scuola ipermoderna avrebbe valorizzato particolarmente:non sempre dobbiamo impossessarci subito del centro con i Pedoni; qualche voltapossiamo lasciare che sia l’avversario a occuparlo e poi domandargli se sia davverocapace di conservarlo.Perché anche un grande centro di Pedoni, così rassicurante a prima vista, puòdiventare un peso se siamo costretti a impiegare continuamente pezzi e tempi perdifenderlo.Occupare il centro è una dichiarazione di potere. Conservarlo è già politicaestera. Perché non attacchiamo subito?Quando impariamo a giocare, però, tutto questo può sembrare inutilmente prudente.Il nostro obiettivo è dare matto al Re avversario: perché perdere tempo a sistemareCavalli e Alfieri quando potremmo far uscire immediatamente la Donna e cercarequalche minaccia? La tentazione è comprensibile. Il problema è che iniziare una battaglia con metàdell’esercito ancora a casa può renderla molto breve, e non necessariamente nelmodo che avevamo immaginato.La lotta per il centro serve infatti anche a favorire lo sviluppo. Con 1. e4, per esempio,non abbiamo semplicemente fatto avanzare un Pedone: abbiamo liberato ladiagonale dell’Alfiere in f1 e aperto nuove possibilità anche alla Donna. Altre mossecentrali producono effetti analoghi e, poco alla volta, Cavalli e Alfieri possono entrarein gioco, il Re può prepararsi all’arrocco e le Torri, finalmente, smettere di guardarsida lontano attraverso una folla di pezzi.Cominciamo così a capire che le buone mosse d’apertura raramente fanno una cosasola. Se una mossa contribuisce al controllo del centro e contemporaneamente sviluppa un pezzo o prepara la sicurezza del Re, abbiamo già ottenuto molto.Una mossa che risolve un problema è utile. Una mossa che ne risolve duecomincia ad avere buone maniere.Il Cavallo sul bordo e quella strana tristezzaTorniamo ancora per un momento al Cavallo. Dalla posizione iniziale possiamo svilupparlo verso il centro, per esempio con Cf3 o Cc3 per il Bianco. Da quelle casepartecipa immediatamente alla battaglia centrale e dispone di numerose possibilitàper le mosse successive. Nessuna regola, naturalmente, ci impedisce di mandarlo verso il bordo. Possiamo farlo tranquillamente. È la geometria, semmai, a presentarci il conto.
3Al centro il Cavallo guarda in molte direzioni; vicino al margine il suo orizzonte sirestringe. Non significa che un Cavallo sul bordo sia sempre mal collocato — negliscacchi quasi ogni principio incontra prima o poi una posizione nella quale ècostretto a cedere il passo — ma significa che, prima di spingerlo lontano dal centro,sarebbe bene sapere perché lo stiamo facendo. Ed è proprio qui che una regola elementare comincia lentamente a trasformarsi instrategia. Le regole dicono dove un pezzo può andare. La strategia comincia quando cichiediamo perché dovrebbe andarci.Il centro è importante, ma non è una religioneDire a chi sta imparando «controlla il centro» è dunque un ottimo consiglio. Trasformarlo nell’obbligo di occuparlo sempre e comunque sarebbe invece un modopiuttosto rapido per trasformare un principio utile in un pregiudizio.Gli scacchi, fortunatamente, hanno poca simpatia per i dogmi. Ci sono aperture nelle quali lasciamo volontariamente che l’avversario costruisca uncentro imponente, proprio perché intendiamo attaccarlo in seguito; altre volte unacasa apparentemente periferica assume improvvisamente più importanza di d4 o e5.E quando parte un attacco serio contro il Re, può accadere che le nostre raffinatediscussioni territoriali sul centro diventino, almeno per qualche mossa, decisamentemeno urgenti.Il principio non scompare. Semplicemente deve fare i conti con ciò che sta realmenteaccadendo sulla scacchiera. Forse è questa una delle prime lezioni strategiche autentiche che incontriamo:all’inizio impariamo le regole per sapere dove andare; più avanti scopriamo chedobbiamo anche capire quando possiamo permetterci di contraddirle.Il principiante cerca regole senza eccezioni. Lo scacchista comincia a maturarequando cerca le ragioni delle eccezioni.La battaglia comincia prima della battaglia Quando dunque vediamo comparire 1. e4 e5 oppure 1. d4 d5, non stiamosemplicemente osservando quattro Pedoni avanzare educatamente di qualchecentimetro. È già iniziata una contesa per lo spazio, per le linee, per il tempo e,soprattutto, per la libertà che i pezzi avranno qualche mossa più tardi. Da quelle prime decisioni dipenderà dove potranno andare gli Alfieri, quali casecercheranno i Cavalli, quali colonne potrebbero aprirsi per le Torri e, qualche volta, perfino da quale parte finirà per arroccare il Re. Eppure, guardando la scacchieradopo poche mosse, potremmo avere l’impressione che non sia successo quasi nulla. È proprio questo l’inganno. Una partita può cominciare ad andare male molto prima che venga catturato il primopezzo, perché sulla scacchiera non perdiamo soltanto materiale: possiamo perderespazio, tempi, coordinazione e possibilità. E spesso non ce ne accorgiamo subito,perché nessuno di questi elementi viene tolto dalla scacchiera e riposto accanto aipezzi catturati.
4Il centro è il primo luogo nel quale cominciamo a negoziare tutto questo.Quando allora ci troveremo davanti alla posizione iniziale e non sapremo ancoraquale mossa scegliere, potremo cominciare con una domanda molto semplice: checosa fa questa mossa per il centro?Non sarà sempre sufficiente per trovare la mossa migliore, naturalmente. Ma sarà giàun piccolo cambiamento nel nostro modo di guardare la scacchiera: invece didomandarci soltanto dove possiamo spostare un pezzo, cominceremo a chiederciquale futuro gli stiamo preparando.Ed è forse proprio lì che smettiamo lentamente di muovere i pezzi e cominciamodavvero a giocare a scacchi. Il centro occupa soltanto quattro case. È sorprendente quanto spazio possacontenere.Alla prossima (ci leggiamo martedì, anno del Signore 2026, decimo mese, ventesimogiorno).