Roberto Gagnor e Topolino: quando il fandom decide le sorti lavorative di un autore
La settimana scorsa è scoppiata una “polemica” legata a Roberto Gagnor, (ex)sceneggiatore di Topolino: Ex perché dopo 23 anni il suo lavoro giunge al termine e non per una sua scelta ma per accontentare un fandom scontento.
Nel suo profilo Facebook, Gagnor racconta la vicenda di cui ne riporto un estratto:
“Cari amici,
Quelle che troverete in edicola oggi è una delle ultime storie che ho scritto per Topolino.
Qualche settimana fa, infatti, il Direttore ha terminato la mia collaborazione, dopo 23 anni e circa trecento storie, tra brevi, lunghe e altro.
Una decisione sua, nata dalla sua scelta di privilegiare le opinioni online di alcuni “fan”, che sul forum di un’associazione hanno chiesto la mia rimozione, dopo che io, nel mio pieno diritto di utente social, ho prima ironizzato sulle loro ossessioni e ho poi chiarito il mio giudizio su di loro in maniera sicuramente tranchant, ma legittima – almeno quanto le loro esternazioni. Il Direttore, però, ha scelto di ascoltare loro.
E sulle decisioni prese da questo Direttore per Topolino ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede.”
Alle parole dello sceneggiatore hanno fatto replica quelle di Alex Bertani, direttore di Topolino che, in buona sostanza, confermano quello che Gagnor ha scritto nel suo post giustificando la scelta del licenziamento come una forma di rispetto verso il lettore.
Rispetto che sembra essere mancato dopo le polemiche nate in una discussione su PK, la versione più “supereroistica” di Paperinik.
Nello scorso Aprile sul sito Papersera e nello specifico sul forum dove gli appassionati Disney scrivono fin dal 2003, Gagnor aveva fatto delle battute ironiche e sarcastiche relative ad alcune ossessioni che hanno alcuni lettori nei confronti delle storie di PK. Queste battute evidentemente non sono piaciute ad alcuni fan e i toni si sono alzati al punto tale che lo stesso Gagnor ha risposto a tono facendo nascere una discussione accesa tra lui e quei fan (attenzione, non con TUTTI i fan con QUEI specifici fan).
A seguito di questa discussione, gli utenti interessati nella polemica, hanno chiesto pubblicamente che Panini intervenisse con dei provvedimenti nei confronti dell’autore mettendo in atto un ricatto legato alla possibile disdetta degli abbonamenti.
Di fronte a questa minaccia, Alex Bertani ha deciso di accontentare i fan e di licenziare Gagnor creando un precedente grave dato che mette in luce una totale assenza di tutela da parte di un’azienda come Panini nei confronti dei propri collaboratori.
Il direttore ha dichiarato che chi lavora a Topolino, a prescindere dal suo ruolo (sceneggiatore, disegnatore, ecc) viene associato alla figura di rappresentante della rivista, dimenticandosi però che Gagnor non è un dipendente ma un libro professionista e quindi ha tutto il diritto di parlare a nome suo e non a nome della testata.
Questa vicenda apre un capitolo importante nel settore e per certi versi anche grave.
Da sempre creatività e libertà vanno a braccetto, l’una si alimenta dell’altra. Censurare il pensiero di un autore significa anche censurare la sua libertà espressiva e creativa e se nell’economia di un prodotto, dei fan anonimi o comunque nascosti dietro nickname e un monitor hanno più peso di quello che è il pensiero di un professionista che ci mette nome, faccia e credibilità, allora significa che siamo in un punto di svolta epocale.
Un premio dato a chi protetto da un avatar e seduto sul divano (o altrove…) con il cellulare in mano, decide le sorti di professionisti che, come Gagnor lavorano con passione e amore come ha dichiarato lui stesso: “Per me Topolino è sempre stato non solo un lavoro, ma qualcosa fatto per amore e passione, qualcosa di fondamentale”
Sicuramente ci sono alcuni punti chiave in questa faccenda e sono riconducibili a
- maggiore contatto con gli autori grazie ai social
- assenza di filtri nel manifestare il proprio pensiero (e a volte le proprie frustazioni) grazie all’anonimato che i social permettono
- difficoltà di gestione delle critiche quando diventano altro
Il primo punto è la croce e delizia dei nostri giorni.
Se da un lato i social ci permettono di “conoscere” un autore grazie ai suoi post contenenti foto, pensieri, anteprime lavorative, ecc, dall’altro lato ci mette di fronte ad una realtà che potrebbe essere diversa da quella che ci aspettavamo. Conoscere l’uomo dietro l’artista non è sempre un bene perché il fan tende a idolatrare il suo beniamino ma allo stesso tempo è pronto a distruggerlo se qualcosa non va come lui voleva.
E questo ci porta al secondo punto: l’assenza di filtri. Da anni siamo spettatori di un flusso di commenti negativi che invadono i social a prescindere dall’argomento o dal personaggio che cade sotto la mannaia degli Hater. Professionisti dell’odio, leoni da tastiera, spinti da invidia e frustrazioni. Nessuno ne esce vivo e se sei un artista la situazione è ancora più accentuata.
E quando si entra in una nicchia specifica, basta poco per iniziare a battibeccare direttamente con un personaggio pubblico dato che spesso e volentieri il profilo è gestito direttamente dall’artista.
Questa cosa, come scritto poc’anzi, è molto più evidente quando si ha a che fare con una nicchia. Gli hater hanno vita breve sui profili di artisti del popolari come cantanti o attori perché la gestione è affidata ad agenzie che tendono a moderare o bloccare gli utenti più “difficili”.
Ma qui ci troviamo a parlare di Roberto Gagnor che, nel 90% della popolazione, è un nome come un altro. E’ uno sceneggiatore che lavora da anni come abbiamo detto ma che è noto esclusivamente a chi legge fumetti e non necessariamente parliamo di tutti gli appassionati del genere. Il lettore di Topolino non necessariamente è un lettore Marvel, DC. Gli appassionati di Manga nemmeno li tiriamo in ballo perché sono un mondo a parte.
Questo significa che arrivare a profili come quello di Gagnor e comunicare con lui è facile, anche perché lui stesso interagisce tra social e forum tematici.
E ovviamente, anche lui, come tutti, ad un certo punto può sbottare. Specialmente quando una discussione degenera. Un’agenzia gestisce in maniera distaccata gli hater, una persona attaccata in maniera diretta vive il rapporto con gli hater in maniera personale e quindi la degenerazione di un post è dietro l’angolo.
Ora, premesso che io difendo al 100% Roberto Gagnor, mi sento di condannare l’atteggiamento di quel gruppo di “fan” che ha chiesto la sua testa ergendosi al pari dell’imperatore che nel colosseo decideva la vita o la morte dei gladiatori semplicemente orientando il pollice verso l’altro o verso il basso. E mi sento di condannare la scelta di Alex Bertani che, piuttosto che rispettare un artista storico con all’attivo oltre 20 anni di lavoro e 300 e passa storie, ha ceduto alla minaccia quattro gatti che avrebbero disdetto l’abbonamento.
I soldi prima di tutto, prima del rispetto, della professionalità, della meritocrazia.
Le scelte editoriali e la meritocrazia
Nel 1991 gli X-Men, storico gruppo mutante dell’universo Marvel, persero il loro padre putativo: Chris Claremont. Lo sceneggiatore inglese è riconosciuto da tutti come l’artefice del successo dei mutanti che, grazie alle sue storie sviluppate nel corso di 16 anni senza sosta (dal 1975 al 1991), raggiunsero una popolarità incredibile a livello mondiale.
Eppure, le divergenze creative tra Claremont e Bob Harras (editor) e Jim Lee (disegnatore), portarono il prolifico sceneggiatore ad abbandonare la nave. Marvel decise che il suo ruolo era marginale rispetto agli esplosivi disegni di Jim Lee che portarono la testata a vendite altissime.
Ma in questo caso parliamo di una scelta condivisa che però andò a ledere la meritocrazia di Claremont dato che la sua libertà creativa fu limitata da scelte editoriali.
Un caso che tra i fan fece discutere ma che comunque fu figlio di una scelta interna tra gli artisti. Sbagliata o giusta non è questa la sede per giudicarla, ma comunque resta una scelta fatta da chi a quella testata ci lavorava.
In questo caso invece, ma meritocrazia di Gagnor è stata messa in discussione dai lettori.
Cosa significa tutto questo? Quali sono le possibili conseguenze?
E’ difficile dirlo ma sicuramente questo ci pone davanti ad un quesito: un autore deve scrivere per comunicare quello che ha in mente o deve scrivere per far contenti i fan?
Poniamo l’attenzione su un particolare: Roberto Gagnor non è stato licenziato perché il suo lavoro non era valido. Il direttore non gli ha detto che le sue storie non erano belle o che stava scrivendo con superficialità.
No.
Il direttore gli ha detto: ti licenzio perché su un forum qualcuno ha chiesto di farlo.
Questa cosa è inaccettabile.
I lettori vanno sempre rispettati, scrive il direttore.
Ma anche il lavoro di un professionista, aggiungo io.
Laureato in Architettura, da sempre appassionato di fumetti, manga, anime e sigle tv. Da oltre 15 anni con il nome Vite da Peter Pan è ospite fisso di fiere come Napoli Comicon e Lucca Comics and Games oltre a diverse presenze in altre fiere come Romics, Etna Comics, Palermo Comiconvention, Anime in Fiera, Wondercon, Un mare di comics ed altri eventi a tema come il Raduno Nazionale Cartoon Cover Band che ha presentato per 5 anni. Ha all’attivo tre pubblicazioni, la più recente è “L’architettura nei fumetti e nei cartoni animati” per Douglas Edizioni. Alcuni suoi disegni sono stati pubblicati su diverse riviste di settore e nel 2022 ha realizzato la sua prima mostra pittorica dal titolo Behind the mask che è stata allestita in eventi di settore come Anime in Fiera e Wondercon.

