Caso De Martino: 3.000 indagati per il video rubato, cosa sappiamo

Di In Gossip
Maggio 08, 2026
Oip

L’inchiesta sulla diffusione illecita del video privato di Stefano De Martino ha subito un’accelerata, trasformandosi da un caso di cronaca rosa in una vasta operazione di polizia giudiziaria che mette a nudo la pericolosa fragilità della privacy nell’era digitale. A otto mesi dai fatti, la verità processuale emersa è inquietante: la violazione non è arrivata da un hacker esterno, ma dall’interno delle mura domestiche. Un tecnico incaricato dell’installazione del sistema di videosorveglianza nell’abitazione di Caroline Tronelli avrebbe infatti abusato del proprio accesso per spiare la coppia, registrando momenti di intimità per poi immetterli nel circuito dei siti per adulti.

Secondo quanto riportato dal settimanale Oggi, la dinamica della diffusione è stata fulminea: “In pochissimo tempo, il tête a tête dei due innamorati è diventato virale con molte migliaia di visualizzazioni e salaci commenti. Il Garante della Privacy ha cercato di metterci una pezza vietandone subito la diffusione, ma pare che ancora oggi, nelle pieghe del web, ne esistano tracce”. Questa persistenza online ha spinto le autorità a un’attività di tracciamento senza precedenti, che ha portato la Polizia Postale a identificare circa 3.000 persone sospettate di aver alimentato la catena di condivisione.

La posizione degli inquirenti e dei legali della vittima è di estrema fermezza, puntando a colpire non solo l’autore materiale del furto, ma l’intera filiera della fruizione illecita. La rivista Oggi ha infatti rivelato che: “Sembra siano già state identificate 3 mila persone che hanno condiviso il filmato e le foto rendendosi complici del reato di condivisione non consensuale di contenuti intimi per cui è prevista una pena fino a 6 anni di reclusione e una multa fino a 15 mila euro”.

Questa strategia punitiva riflette la volontà di Stefano De Martino di non lasciare impunito alcun comportamento collaterale, inclusa la creazione di meme o la semplice detenzione del file. Gli avvocati dello showman, Angelo e Sergio Pisani, sono stati categorici nel definire il perimetro delle responsabilità: “Chiediamo la condanna anche di tutti coloro i quali conservano e girano questi dati: anche loro diventano complici di reati di ricettazione e pericoli gravissimi, ai danni sia della vittima sia dei familiari”.

In questo scenario, il caso diventa un monito collettivo sulla responsabilità digitale. La vicenda dimostra come anche azioni apparentemente “leggere”, come la visualizzazione o il commento pubblico di materiale rubato, condotta ammessa persino da personaggi come l’influencer Rita De Crescenzo,possano tradursi in gravi conseguenze giudiziarie. La giustizia sta dunque tentando di tracciare un confine netto tra intrattenimento e privacy.