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USA, donna brasiliana arrestata dall’ICE in seguito a un aborto spontaneo

Di — In Cronaca
Settembre 25, 2026
USA, donna brasiliana arrestata dall'ICE in seguito a un aborto spontaneo

Iara do Carmo Santana, una donna brasiliana di 29 anni residente a Malden nello Stato del Massachusetts, è stata arrestata negli Stati Uniti dall’ICE in seguito ad un aborto spontaneo lo scorso 3 settembre. L’agenzia federale statunitense torna così alla ribalta della cronaca internazionale, a distanza di nove mesi dalla morte di Renée Good, cittadina statunitense di 37 anni, uccisa a colpi di pistola il 7 gennaio di quest’anno durante un controllo.

L’increscioso episodio è stato paragonato all’omicidio di George Floyd del 2020 e l’indignazione ha generato contestazioni anche in Italia, in quanto l’ICE avrebbe dovuto essere presente alle Olimpiadi di Milano-Cortina a febbraio.

Tonando alla cronaca, secondo quanto diffuso dal quotidiano The Boston Globe e riportato da O Globo, la giovane donna ha avuto una crisi emotiva e, in seguito a questo evento, il fidanzato ha chiamato i servizi d’emergenza. Tuttavia, invece di essere trasportata in ospedale per le cure mediche, Iara è stata arrestata con l’accusa di aver aggredito il suo compagno Gabriel. Accusa che entrambi negano.

A chiamare i soccorsi è stato proprio Gabriel Lemos, 31 anni, dopo aver visto la compagna attraversare un momento di forte difficoltà. La vicenda, però, ha preso una piega diversa da quella che la coppia si sarebbe aspettata. Dopo circa sei ore trascorse sotto custodia della polizia di Malden, Iara è stata consegnata all’ICE e trasferita in un centro di detenzione per immigrati a Burlington.

La donna, originaria dello Stato di Espírito Santo, era entrata illegalmente negli Stati Uniti nel 2021 passando dal confine con il Messico. Successivamente aveva ottenuto un permesso di lavoro e aveva avviato una procedura per la richiesta di asilo, con un’udienza fissata per il 2029. Iara viveva in Massachusetts insieme al compagno e al figlio di sei anni.

L’aborto spontaneo e le cure mediche

Al momento dell’arresto, Iara stava ancora affrontando le conseguenze dell’aborto spontaneo. Era incinta di sei settimane e tre giorni quando, nel mese di agosto, aveva scoperto che il feto aveva smesso di battere.

La donna avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento di isterectomia e proseguire una terapia farmacologica. Secondo il suo racconto, dopo essere stata arrestata ha però interrotto l’assunzione dei farmaci. Durante la permanenza nel centro di detenzione avrebbe quindi sviluppato un’infezione e iniziato ad avere difficoltà a muoversi.

Iara ha inoltre raccontato al Boston Globe di non aver ricevuto le cure mediche di cui aveva bisogno e di aver dormito sul pavimento durante la detenzione. Una situazione che, secondo la ricostruzione della donna, avrebbe aggravato ulteriormente le sue condizioni.

Il caso di Iara arriva davanti al giudice

La vicenda è arrivata davanti ai tribunali americani. Secondo quanto riportato dal quotidiano brasiliano O globo, l’8 settembre il giudice Leo T. Sorokin ha stabilito che Iara non dovesse essere trasferita in un altro Stato né espulsa dagli Stati Uniti, ordinandone il rilascio.

Una volta tornata in libertà, la donna ha dovuto comunque fare i conti con l’accusa di aver aggredito il fidanzato, contestazione che sia lei sia Gabriel continuano a negare. L’avvocato della giovane donna, ha infatti sostenuto che l’uomo avesse chiamato i servizi di emergenza per chiedere aiuto per la compagna e non per farla arrestare.

La vicenda si inserisce nel più ampio contesto dell’inasprimento delle politiche sull’immigrazione negli Stati Uniti durante l’amministrazione repubblicana di Donald Trump e riporta al centro del dibattito il rapporto tra le operazioni delle autorità migratorie e la tutela delle persone che si trovano in condizioni di particolare fragilità.