Siamo a Calgary, anno 1988, insieme ad alcuni sciatori professionisti e quindi macchine perfette si trova un uomo destinato a rimanere nella storia dello sci e dello sport in generale: Eddie Edwards.
Un sogno nato contro ogni logica
Eddie è un ragazzo britannico e viene da un’umile famiglia inglese, il ragazzo porta con sé un sogno: partecipare alle olimpiadi, non importa per quale disciplina. Guardandosi intorno si rende conto che il salto con gli sci è uno sport ancora poco conosciuto e poco praticato in Inghilterra e questo significava una sola cosa che portò Eddie a scegliere la disciplina: poca concorrenza.
La scalata verso l’Olimpo
Eddie dopo aver finalmente scelto la propria disciplina, date le poche possibilità economiche si allena da solo e soprattutto con attrezzi usurati e inadatti, dormendo in dormitori di fortuna o addirittura in strada.
I tecnici e gli atleti di altre discipline lo considerano un’ “attrazione da circo” prendendosi gioco di lui ma il giovane ragazzo britannico non molla e continua ad allenarsi per il suo appuntamento con la Storia.
Calgary 1988
Arriva il fatidico giorno, Eddie come ampiamente previsto arriva ultimo sia nel trampolino normale sia in quello lungo con distacchi abissali dagli avversari e con salti tecnicamente imperfetti.
L’inaspettato arriva alla fine della gara, quando tutto il pubblico al suo nome si alza in piedi e lo applaude più degli stessi vincitori, non per la sua prestazione ma per il coraggio di averci provato.
La nascita di un mito
I media inglesi inizialmente prendono l’evento come una barzelletta ma con il passare del tempo si rendono conto che la storia di Eddie rappresentava ciò che lo sport stava perdendo: il bello del partecipare.
Il Comitato Olimpico a causa dell’inconveniente cambiò le regole di qualificazioni e nacque la cosiddetta “Eddie the Eagle Rule” per evitare la partecipazione di atleti non competitivi all’interno dei giochi.
Eddie Edwards non diventerà mai un vero e proprio atleta olimpico, ma ci ha lasciato un’eredità molto più importante: Eddie ha ricordato al Mondo intero che lo sport nasce dal sogno e non dai risultati che sono solo una conseguenza.