Se ci siamo abituati negli gli 3 anni a non vedere atleti russi e bielorussi nelle competizioni internazionali, o almeno vederli gareggiare senza le loro bandiere o inni nazionali, bhe dalle prossime Olimpiadi potremmo ritrovarli. In data 7 luglio 2026, infatti, il CIO, tramite i suoi canali ufficiali, ed a seguito delle decisioni del Comitato Esecutivo, ha diffuso un comunicato stampa tramite il quale ha riammesso il Comitato Olimpico Russo alle competizioni internazionali, dopo aver fatto ugualmente per il Comitato Olimpico Bielorusso qualche mese fa.
Ricordiamo che a partire dall’inizio dell’invasione Russa nei territori Ucraini del 12 ottobre 2023, la risposta immediata del mondo sportivo intero fu quella dell’immediata sospensione dei due Paesi da ogni competizione, cercando anche di operare una pressione politico-sportiva sul Presidente Putin. Da quel momento, gli atleti di Mosca e di Minsk non sono stati più presenti ai giochi in rappresentanza diretta delle loro bandiere, bensì hanno gareggiato sotto la bandiera Olimpica, cantando in caso di vittoria l’inno del CIO.
Tra le motivazioni sostenute dalla Commissione Affari Legali del CIO si è considerato che il ROC (Russian Olympic Committee) non include, in questo momento, tra i suoi membri, nessuna organizzazione regionale sportiva che si trova nei territori ucraini occupati, e che quindi, ricadrebbero sotto la giurisdizione del Comitato Olimpico Ucraino. Inoltre, si legge, il Comitato Russo si impegna a non svolgere attività in quei territori; il CIO sottolinea, però, che continuerà a vigilare sui fatti.
Il Comitato Internazionale riammette quindi i russi e bielorussi nei processi di qualificazione per Los Angeles 2028 e Dolomiti Valtellina 2028 (Giochi Olimpici Invernali giovanili), come di fatto aveva già fatto anche il Comitato Paralimpico Internazionale nelle scorse settimane. Tuttavia, lo stesso Comitato ha voluto confermare la propria solidarietà al popolo ucraino e alla comunità Olimpica ucraina. Inoltre, la rimozione della sospensione riguarda solo gli atleti e il Comitato Olimpico Russo, non prevedendo, per il momento, la riammissione della bandiera, dei colori e dell’inno. Inoltre, lo stesso CIO, raccomanda ad ogni Federazione Internazionale di valutare in maniera autonoma l’ammissione o meno degli atleti alle proprie competizioni e dichiara che non organizzerà nessun evento olimpico in Russia e non inviterà rappresentanti del governo russo ai propri eventi.
Infine, Losanna mette particolare enfasi nel mettere tra le principali condizioni di riammissione alle competizioni dei controlli antidoping stringenti per gli stessi atleti, dopo i casi di doping di stato del 2011 e del 2015. Infatti, tutti gli atleti che prenderanno parte alle qualificazioni per i prossimi eventi organizzati da Federazione Internazionali o dal CIO stesso, dovranno far parte del programma nazionale russo antidoping (RUSADA/ROC) che però verrà coordinato dall’ITA (International Testing Agency).
Il Comitato Olimpico Internazionale, nella conclusione del suo comunicato stampa, ci tiene a rivendicare, ancora una volta, la sua posizione di condanna dell’invasione su vasta scala della Russia nei territori ucraini, ribandendo il ripudio alla guerra e tutti i progetti di solidarietà verso il Comitato Olimpico Ucraino e la popolazione ucraina.
La rezione dei Paesi Europei
In risposta a questa decisione, 9 paesi europei (Estonia, Danimarca, Finlandia, Lituania, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia) tramite una lettera consegnata dal Commissario Europeo per lo Sport, Glenn Micallef, hanno chiesto la revoca dei fondi dell’Unione Europea verso le istituzioni sportive che hanno riammesso gli atleti russi e bielorussi nelle competizioni. Quindi, in particolare, il CIO, World Aquatics e la Federazione Internazionale di Scherma.
Nella lettera si legge. “Nonostante le ripetute dichiarazioni e gli appelli dei ministri dell’Unione Europea e di altri Paesi, in cui si esortavano le organizzazioni sportive internazionali a non consentire ad atleti, allenatori, arbitri e funzionari russi e bielorussi di partecipare a competizioni sportive internazionali fino alla fine della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, il Comitato Olimpico Internazionale e alcune organizzazioni sportive internazionali, quali la World Aquatics e la Federazione Internazionale di Scherma, hanno scelto una linea diversa”
La questione rimane più che complessa. Restando l’aggressione all’Ucraina un fatto gravissimo nel panorama internazionale, il CIO rischia di andare contro l’opinione pubblica cercando di far rispettare i principi cardine della propria carta costitutiva, la Carta Olimpica, in cui lo sport viene visto, anche, come strumento di amplificazione della pace tra le nazioni, attraverso i buoni esempi degli atleti. Dall’altro canto, i Paesi europei più sensibili all’argomento evidenziano come questa guerra abbia diverse volte calpestato i diritti umani e le regole delle buone relazioni tra Paesi, tradendo i valori dello sport.