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Il medico che invece di curare uccideva: ergastolo a Berlino

Di In Cronaca
Luglio 09, 2026
Medico durante una visita domiciliare mentre prepara una siringa accanto al letto di un paziente anziano, in un'immagine illustrativa che rappresenta un presunto caso di omicidi con iniezioni letali.

Immagine illustrativa: un medico prepara una siringa durante una visita domiciliare. La foto rappresenta in modo simbolico il caso di un sanitario accusato di aver somministrato iniezioni letali ai propri pazienti.

Un medico specializzato in cure palliative è stato condannato all’ergastolo dal Tribunale regionale di Berlino per l’omicidio di 15 pazienti assistiti nelle loro abitazioni. La sentenza riguarda il caso di Johannes M., 41 anni, accusato di aver somministrato ai malati farmaci letali durante visite domiciliari tra il 2021 e il 2024.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti e dei giudici tedeschi, il medico avrebbe utilizzato un mix di medicinali capace di provocare rapidamente l’arresto respiratorio, agendo senza il consenso dei pazienti. Le vittime erano persone gravemente malate, ma secondo l’accusa non si trovavano necessariamente in condizioni di morte imminente.

Le indagini erano iniziate dopo una serie di decessi sospetti collegati alla sua attività professionale. Gli investigatori avevano analizzato cartelle cliniche, effettuato esami medico-legali e riesumato alcune salme per raccogliere elementi utili all’inchiesta. Il numero iniziale delle vittime ipotizzate era progressivamente aumentato fino ai 15 omicidi contestati nel processo.

Durante il procedimento il medico avrebbe ammesso parte delle uccisioni, sostenendo di aver agito per porre fine alla sofferenza dei pazienti, ma il tribunale ha escluso che si trattasse di una forma di assistenza alla morte. I giudici hanno riconosciuto la particolare gravità dei fatti, disponendo la pena massima prevista dall’ordinamento tedesco e un divieto permanente di esercitare la professione medica.

Il caso ha suscitato forte allarme in Germania perché coinvolge un professionista a cui i pazienti e le famiglie avevano affidato la gestione della fase più delicata della malattia. Le autorità stanno inoltre verificando decine di altri decessi ritenuti potenzialmente collegati alla sua attività, con ulteriori accertamenti ancora in corso.