Influencer e brand: chi detta la moda nel 2026?

Di In Moda
Marzo 26, 2026

La moda cambia, i tempi cambiano, soprattutto con l’avvento dei social che fanno parte sempre di più delle nostre vite. Ed è proprio grazie ad essi che è nato il mestiere dell’influencer: questa figura che grazie ad un seguito importante di follower acquisisce una certa autorità e reputazione, riuscendo a stabilire un vero e proprio rapporto con il pubblico dei social media, a tal punto da riuscire ad influenzare le decisioni, in questo caso specifico, sugli acquisti dei propri seguaci.

Dall’altra parte ci sono i brand che mostrano le nuove tendenze con i loro mezzi chiave come le Fashion Week, le collezioni stagionali, i look determinanti, i diktat dei designer. Beh, se prima bastava questo, oggi non più. Non sono più solo queste le strategie per diffondere i nuovi capi. Ormai, è tutto più fluido: le sfilate continuano a offrire visioni e direzioni, ma la loro autorità si è frammentata. Una tendenza può cominciare da un archivio fotografico anni ’90, un look virale su TikTok, un’uscita strategica sul red carpet o un revival improvviso dentro un vintage store. Per orientarsi, occorre ampliare lo sguardo. Bisogna cogliere qualsiasi segnale. Le sfilate restano fondamentali, ma i social e quindi gli influencer, fanno la loro parte. Basti pensare che il ritorno dell’estetica Y2K, esplosa prima sui social e solo dopo metabolizzata da maison come Miu Miu o Blumarine. Le collezioni, oggi, arrivano spesso dopo il trend, come se ne sancissero la legittimità in ritardo. È un’inversione di flusso che sta riscrivendo il concetto stesso di “anteprima”.

Tik Tok ad esempio è una piattaforma capace di trasformare micro-estetiche in macro-fenomeni in pochissimi giorni. “Balletcore”, “clean girl aesthetic”, “mob wife” o “vanilla girl” sono più di hashtag: sono veri e propri contenitori culturali, con codici visivi, palette cromatiche, accessori simbolici. Eppure, molte di queste estetiche sono per natura effimere. Spesso non nascono davvero dal nulla, ma rappresentano una sintesi visiva di suggestioni già apparse sulle passerelle. È come se TikTok mettesse in scena una versione più efficace e accessibile del racconto stilistico, sopratutto grazie al maggiore potere narrativo del mezzo video.

Infine, c’è l’influenza invisibile ma costante della realtà. Il contesto globale influisce nel guardaroba. L’aumento dell’interesse per capi multifunzionali, materiali tecnici e silhouette pratiche racconta un bisogno collettivo di protezione e adattabilità. La diffusione di calzature comode, tonalità neutre e layering strategico non è solo una questione estetica: è una risposta ai tempi.

In poche parole la moda, oggi, non nasce in un luogo solo. È il risultato di un ecosistema connesso e fluido, dove convivono archivio e algoritmi, passerelle e social, red carpet e negozi vintage. Il potere si è decentrato, distribuito su più voci e più canali.

Quindi, dalle passerelle ai social, se si colgono i giusti segnali, tutto fa moda!