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INPS: i numeri dello sport dilettantistico

Di In Sport
Luglio 25, 2026
Inps

Il rapporto annuale INPS 2026, pubblicato a luglio, permette di avere una visione sul contesto sportivo dilettantistico in Italia. Nel momento dell’analisi da parte dell’ente, sono stati riscontrate 113 mila, tra associazioni sportive dilettantistiche e società sportive, con una prevalenza netta, il 91%, di ASD rispetto alle SSD. Nel 2025, quindi, si rilevano 115 lavoratori di cui 71 mila, cioè il 61,5% de totale, sono effettivamente sportivi del settore dilettantistico. L’INPS rileva un aumento del +4,3% rispetto al 2024 dei lavoratori totali e un +11,6% degli sportivi veri e propri, anche grazie alle conseguenze della riforma dello sport partita nel 2021.

Il settore è ancora prevalentemente a carattere maschile, il 62,2%, e ancora una rappresentanza di minoranza per gli under 35, attestata al 45,6%. I dati, inoltre, fotografano ancora un’Italia spacca in due, con oltre il 55% degli sportivi dilettanti che si collocano nelle regioni del Nord, il 27% nel Centro e solo il 17,9% nel Mezzogiorno.

La nuova disciplina degli Enti del Terzo Settore

Per ottenere questi dati, a partire dal 2026, è necessario andare ad incrociare due registri: il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e il RASD (Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche). Questo perché il panorama degli enti no-profit in Italia, negli ultimi anni, ha subito continui assestamenti dovuti all’incrocio della Riforma del Terzo Settore iniziata nel 2017 e la Riforma dello Sport, iniziata nel 2021, scaturendo la nascita di una nuova categoria di soggetti: gli Enti del Terzo Settore (ETS) che esercitano attività sportiva dilettantistica.

Questo epilogo si è costruito negli anni anche grazie al grande numero di enti del terzo settore presenti sul territorio italiano, più di 140 mila nel 2025, con il 14,1% dei quali si inquadrano nei comparti cultura, sport e attività ricreative. Inoltre le ASD e SSD, per loro natura no-profit anch’esse, si ritrovavano bene nella definizione di Enti del Terzo Settore, menzionata nell’art 4 della riforma “le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato, diversi dalle società, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore

La collocazione dello sport all’interno della macroarea del Terzo settore si deve anche alla per la sua naturale capacità di andare oltre alla competizione vera e propria. Infatti, la regolamentazione del fenomeno sportivo gode di una propria autonomia, sacra e di competenza delle federazioni, comitati olimpici e via dicendo. Questo, però, non preclude la realizzazione di obiettivi che vanno verso l’integrazione e il benessere, il ben stare con gli altri, temi che sono stati ribaditi nell’articolo 33 della costituzione, andando a tutelare per la prima volta in Italia la pratica sportiva.

Dal punto di vista operativo non si riscontrano particolari cambiamenti, se non dal punto di vista fiscale, con diverse agevolazioni che nel passato erano destinate solo agli Enti del Terzo Settore e che, ora, possono essere beneficiate anche dagli enti sportivi dilettantistici che vogliano entrare a far parte degli ETS, con alcune rinunce, però, dal punto di vista dei vantaggi in capo alle associazioni o società sportive dilettantesche.

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Giovane professionista di comunicazione sportiva. Mi occupo del lato economico e politico dello sport.

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