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La poesia che incita allo stupro e la mascolinità egemone

Di In Cronaca
Giugno 11, 2026

Si firmano “I poeti del bagno” gli autori della poesia Las mujeres, un testo rinvenuto il 26 maggio scorso nel bagno maschile del liceo scientifico Tonelli di Fano, nelle Marche. Contrariamente a quanto il titolo potrebbe suggerire, non si tratta di una poesia celebrativa nei confronti delle donne, bensì di un componimento che le riduce a oggetti, a bambole prive di volontà, fino a contenere riferimenti che possono essere interpretati come un’esplicita istigazione alla violenza sessuale.

A rinvenire il foglio sono stati i collaboratori scolastici dell’istituto. La dirigente scolastica Annalisa Settimio ha confermato l’accaduto dichiarando che, qualora fossero stati individuati i responsabili, sarebbero stati presi provvedimenti disciplinari. La preside ha inoltre sottolineato come la scuola affronti regolarmente i temi della violenza e della sopraffazione attraverso attività educative e momenti di riflessione rivolti agli studenti.

Pur definendo l’episodio “sgradevole”, la dirigente ha evidenziato il clima generalmente rispettoso presente nell’istituto. Tuttavia, ridurre quanto accaduto a una semplice bravata rischia di minimizzarne la portata simbolica. Quando un testo descrive le donne come oggetti a disposizione degli uomini e legittima, direttamente o indirettamente, la violazione del loro consenso, non siamo di fronte soltanto a una provocazione adolescenziale: siamo davanti all’espressione di una cultura che continua a considerare il corpo femminile come qualcosa su cui esercitare potere e controllo.

La mascolinità egemonica e la costruzione del potere

Per comprendere episodi di questo tipo è utile richiamare il concetto di mascolinità egemonica, elaborato dalla sociologa australiana Raewyn Connell. Secondo questa teoria, nelle società contemporanee esiste un modello dominante di mascolinità che attribuisce valore a caratteristiche come forza, aggressività, autosufficienza, competitività e controllo. Tale modello non rappresenta necessariamente la maggioranza degli uomini, ma costituisce l’ideale culturale a cui molti vengono spinti a conformarsi.

La mascolinità egemonica non si limita a descrivere un insieme di comportamenti individuali: contribuisce a legittimare rapporti di potere che pongono gli uomini in una posizione privilegiata rispetto alle donne e alle identità considerate “non conformi”. Attraverso la famiglia, la scuola, i media, il linguaggio quotidiano e le relazioni tra pari, questi modelli vengono appresi e riprodotti fin dall’infanzia.

I bambini imparano molto presto cosa la società considera appropriato per un maschio e cosa per una femmina. Frasi come “i maschi non piangono”, “devi essere forte” o, al contrario, “comportati da signorina”, contribuiscono a costruire aspettative rigide sui ruoli di genere. Queste aspettative non riguardano soltanto il comportamento individuale, ma influenzano il modo in cui vengono percepiti il consenso, l’autonomia e il rispetto reciproco.

Dalla cultura sessista alla cultura dello stupro

La poesia rinvenuta nel liceo richiama un fenomeno più ampio che gli studi femministi definiscono cultura dello stupro. Con questa espressione si indica quell’insieme di credenze, stereotipi e pratiche sociali che normalizzano, giustificano o minimizzano la violenza sessuale.

La cultura dello stupro si manifesta in molte forme: nella colpevolizzazione delle vittime, nella banalizzazione delle molestie, nelle battute sessiste considerate innocue, nell’idea che l’insistenza maschile sia una forma di corteggiamento e che il rifiuto femminile possa essere ignorato o superato. Si manifesta anche nell’oggettificazione del corpo delle donne, rappresentate come strumenti di piacere piuttosto che come persone dotate di desideri, volontà e autonomia.

Quando si diffonde la convinzione che il desiderio maschile abbia un valore superiore rispetto al consenso femminile, si crea il terreno culturale che rende possibile la violenza. Lo stupro, infatti, non è principalmente un atto sessuale: è un atto di potere, controllo e dominio.

Il ruolo dei media e dei social network

Oggi la costruzione dell’identità maschile passa anche attraverso i social network. Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione online di contenuti che promuovono modelli iper-maschilisti, spesso caratterizzati da misoginia, ostilità verso il femminismo e idealizzazione della dominazione maschile.

Molti adolescenti entrano in contatto con questi messaggi attraverso piattaforme digitali, podcast e influencer che presentano la subordinazione delle donne come qualcosa di naturale o addirittura desiderabile. In questo contesto, episodi come quello di Fano non possono essere interpretati esclusivamente come gesti individuali: essi si inseriscono in un ecosistema culturale più ampio che contribuisce a normalizzare atteggiamenti sessisti e violenti.

I numeri della violenza di genere

La violenza contro le donne non rappresenta un’emergenza episodica, ma un fenomeno strutturale. In Italia migliaia di donne denunciano ogni anno episodi di violenza fisica, psicologica e sessuale. Molti casi, tuttavia, non vengono mai segnalati alle autorità a causa della paura, della vergogna o della sfiducia nelle istituzioni.

Particolarmente preoccupante è la diffusione della violenza tra i più giovani. Diverse ricerche mostrano come stereotipi sessisti, controllo nelle relazioni affettive e comportamenti possessivi siano ancora ampiamente diffusi tra adolescenti e giovani adulti. Questo dimostra che il problema non riguarda soltanto gli autori di reati, ma l’intero sistema culturale che rende accettabili determinate idee.

Educare al consenso

Donna seduta a terra in atteggiamento di difesa mentre al centro dell'immagine si vede in primo piano il pugno chiuso di un uomo, simbolo della violenza di genere e della paura vissuta dalle vittime.

Un’immagine simbolica che rappresenta la paura, la sopraffazione e la vulnerabilità delle vittime di violenza di genere.

Di fronte a episodi come quello del liceo Tonelli, la risposta non può limitarsi alla sanzione disciplinare. È necessario investire in percorsi continuativi di educazione affettiva, sessuale e al consenso.

Educare al consenso significa insegnare che ogni relazione si fonda sul rispetto reciproco, che nessuno ha diritto al corpo di un’altra persona e che il desiderio non può mai prevalere sulla volontà altrui. Significa anche aiutare i ragazzi a sviluppare modelli di mascolinità alternativi, basati sull’empatia, sulla responsabilità emotiva e sulla capacità di costruire relazioni paritarie.

La scuola, insieme alle famiglie e alle istituzioni, ha un ruolo fondamentale in questo processo. Non si tratta soltanto di prevenire episodi di violenza, ma di formare cittadini consapevoli capaci di riconoscere e contrastare le disuguaglianze.

Oltre la “bravata”

Definire quanto accaduto a Fano una semplice bravata significa ignorare il contesto culturale da cui episodi simili emergono. Una poesia che riduce le donne a oggetti e richiama la violenza sessuale non nasce nel vuoto: è il prodotto di stereotipi, modelli di potere e rappresentazioni sociali che continuano a permeare la nostra società.

Per questo motivo, il ritrovamento di quel foglio non dovrebbe essere archiviato come un fatto marginale. Al contrario, rappresenta un’occasione per interrogarsi sul modo in cui vengono costruite le identità di genere, su quali messaggi ricevano gli adolescenti e su quanto lavoro resti ancora da fare per costruire una cultura fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sul consenso.