Emanuele oggi e’ molto meno soldato e più in Cristo. La sua storia e’ la storia di un adolescente con mille sogni e prospettive che sono rimasti chiusi nel cassetto. Egli avrebbe dato anche la sua vita pur difendere gli oppressi e rendere loro giustizia. Finche’ ha potuto e gli e’ stato concesso, ha portato avanti la sua missione attraverso la sua professione. Egli ha potuto farlo, contando sulla sua determinazione, ma anche su di un’ epoca in cui la figura di un soldato incuteva rispetto, oltre che ammirazione sincera, da parte anche di chi era al disopra di lui. Il soldato di un tempo, poteva operare senza avere il timore di doversi a sua volta difendere non dal nemico, ma dal pseudo amico o pseudo alleato. Oggi che non e’ più così, egli non sente la nostalgia di cio’ che e’ stato, ma ha solo tanta delusione e rabbia per cio’ che avrebbe potuto continuato a dare, qualora gli fosse stato concesso. Per tale motivo gli capita spesso di provare una sorta di apprensione quando per strada si imbatte in giovani soldati in divisa, verso i quali avverte una paternale forma di preoccupazione per i rischi che essi sono chiamati ad affrontare. Rivede in loro il suo entusiasmo e l’orgoglio di indossare una divisa che per anni e’ stata una sua seconda pelle. Ed e’ allora che gli rimbomba la frase di un generale di Cristo, il quale ripeteva di avete le mostrine cucite sulla pelle. Quel generale amava i suoi uomini e li difendeva da tutto e tutti. Oggi egli non c’è più, vittima di coloro che si impaurirono del suo coraggio nel fare e professare cio’ che era giusto e che anche loro sapevano che lo fosse. Quando porti avanti e ti batti per un giusto ideale, non temi chi notoriamente potrebbe attaccarti, ma resti profondamente deluso quando a farlo sono coloro dai quali non te lo saresti mai aspettato e cioè i distruttori dei credi.