Le cause della Prima Guerra Mondiale (IV parte)

Di In Almanacco
Maggio 19, 2026
Ritratto dell’imperatore Meiji in uniforme cerimoniale con decorazioni imperiali e simboli del potere giapponese.

L’impero del Sol Levante: il Giappone.

Nella metà del XIX secolo  il Giappone era una nazione politicamente ed economicamente arretrata. Benché tra la popolazione serpeggiasse già un desiderio di apertura verso la modernità, da secoli lo stato era appesantito e rallentato da un sistema di governo conservatore e anacronistico. Mentre l’imperatore, separato dai suoi sudditi e chiuso nella sua splendida reggia di Kyoto, viveva lontano dalla vita politica, il paese era amministrato ad Edo dai Tokugawa, gli Shogun in carica.

L’occasione per far cadere il regime dittatoriale venne presentata dagli americani che, nel luglio del 1853 entrarono con una squadra navale guidata dal commodoro Perry in quella che è oggi la baia di Tokio. Quando gli americani formarono nel febbraio del 1854, lo shogum Tokugawa Iesada non poté  far altro che ordinare che i porti di Ce Hakodate si aprissero alle navi americane e poi anche europee. La fiducia nei confronti dello shogunato crollò e nel 1868 il sistema venne spazzato via e definitivamente superato. Così inizia la nuova Era Meiji, ovvero della “Restaurazione imperiale”, con la quale il Giappone fece graduali e importanti progressi in campo economico, industriale e militare.

Dopo quasi trent’anni di progresso e consolidamento generalizzato, a partire dal 1894 il paese entrò in una nuova fase di relazioni internazionali. Le sue mire espansionistiche lo spinsero ad attaccare prima la Cina, che dava segni di instabilità sempre crescente, conquistando nella guerra sino-giapponese parte della Manciuria, Taiwan e la penisola di Liaodong, e poi la Russia, che in nome del Triplice intervento del 1895 insieme alla Francia e alla Germania, voleva limitare l’espansione nipponica sul continente, senza considerare la sicurezza e la forza che il paese aveva sviluppato negli ultimi anni. Nel contempo nel 1902 era stato persino concluso un trattato con la Gran Bretagna, che riconosceva alla nazione la parità diplomatica. Nel 1912, alla morte dell’imperatore, il Giappone era ormai diventato una grande potenza, in grado di partecipare all’incipiente conflitto mondiale.

Una breve panoramica deve obbligatoriamente essere rivolta ai conflitti extra-europei.

La guerra boera: nel 1897 il governo britannico, preoccupato da vedere il presidente boero Kruger comprare armi dalla Germania, cominciò a prendere misure preventive: venne nominato un nuovo Alto Commissario, che pare avesse l’incarico di eliminare Kruger, e in Medio Oriente vennero imbarcati alla volta del Sudafrica diecimila soldati. Di fronte a questo atteggiamento aggressivo della Gran Bretagna, le repubbliche boere si diressero in armi verso i confini. Il 12 ottobre 1899 la guerra ebbe inizio.

Forti di una migliore conoscenza del territorio, i boeri ebbero inizialmente la meglio. Con l’intervento di truppe britanniche provenienti dall’India e del Canada, le truppe britanniche recuperarono le posizioni perdute penetrando sempre più nel territorio boero. Nonostante la richiesta di pace delle repubbliche dello Stato Libero dell’Orange e della Repubblica del Transvaal, distaccamenti boeri continuarono la lotta fino all’agosto del 1900. Con la fuga di Kruger nei Paesi Bassi, la Gran Bretagna proclamò l’annessione del Transvaal e inviò Lord Kitochener a ristabilire l’ordine.

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Presidente boero Paul Kruger

La guerra russo-giapponese: la guerra russo-giapponese combattuta tra il 1904 e il 1905, fu di enorme importanza. Infatti rese evidente agli occhi di tutti da una parte il declino dell’impero zarista, dall’altra il sorgere incontrastato di una nuova potenza mondiale: il Giappone. Sotto un punto di vista strategico, poi, rappresentò il passaggio a una moderna condotta militare: vennero combattuti assedio statico di una piazzaforte (assedio di Port Arthur) e la prima grande battaglia navale in cui telecomunicazioni e tiro centralizzato furono la carta vincente (battaglia di Tsushima). Le cause della guerra risalgono al 1895 quando il Giappone costrinse la Cina alla resa (trattato di Shimonoseki) e alla cessione di importanti territori del continente. Questa improvvisa rivalsa nipponica spaventò le nazioni europee, e di conseguenza Francia, Germania e Russia si allearono tra loro con un patto (Triplice Intervento) nella speranza di bloccare le mire espansionistiche giapponesi sul continente. Condizionati dalle pressioni delle nazioni europee, i nipponici furono costretti ad abbandonare i territori cinesi continentali faticosamente conquistati e, quando nel 1900, approfittando della Ribellione dei Boxer, i russi occuparono con 100.000uomini la Manciuria, capirono di dover reagire a questa imposizione straniera: da una parte il governo giapponese iniziò una serie di trattative con la Russia, dall’altra cercò di accattivarsi il Celeste Impero assicurandosene la neutralità.

Approfittando del senso di sicurezza dei russi, i giapponesi poterono prepararsi in assoluta tranquillità, e l’8 febbraio del 1904, contando sull’effetto sorpresa, bombardarono le navi nemiche ancorate a Port Arthur. A questo primo attacco seguì una serie di battaglie marine e terrestri nelle quali il Giappone si rivelò sempre militarmente superiore. Nonostante l’impressionante differenza numerica e al miglio equipaggiamento dell’esercito zarista, i nipponici erano di gran lunga meglio organizzati e comandati. Alla fine, grazie all’intervento del presidente statunitense Theodore Roosevelt, le due parti, il 6 settembre 1905, giunsero a un trattato di pace che riportò Corea e Manciuria sotto l’influenza giapponese.

La guerra italo-turca: fu combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 8 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica.

Le ambizioni coloniali spinsero l’Italia ad impadronirsi delle due province ottomane che nel 1914, assieme al Fezzan, avrebbero costituito la Libia dapprima come colonia italiana ed in seguito come Stato indipendente. Durante il conflitto fu occupato anche il Dodecaneso avrebbe dovuto essere restituito ai turchi alla fine della guerra, ma rimase sotto amministrazione provvisoria da parte dell’Italia fino a quando, con la firma del trattato di Losanna del 1923, la Turchia rinunciò ogni rivendicazione e riconobbe ufficialmente la sovranità italiana sui territori perduti nel conflitto. Pur se minore questo evento bellico fu un importante precursore della prima guerra mondiale, perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani. Osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l’Impero prima del termine del conflitto con l’Italia.

La guerra registrò numerosi progressi tecnologici nell’arte militare, tra cui il primo impiego militare dell’aeroplano sia come mezzo offensivo che come strumento di ricognizione. Il 23 ottobre 1911 il pilota capitano Carlo Maria Piazza sorvolò le linee turche in missione di ricognizione ed il 1 novembre dello stesso anno l’aviatore Giulio Gavotti lanciò a mano la prima bomba aerea sulle truppe turche si stanza in Libia. Altrettanto significativo fu l’impiego della radio con l’allestimento del primo servizio di radiotelegrafia campale militare su larga scala, organizzato dall’arma del genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi. Infine, il conflitto libico registrò il primo utilizzo nella storia di automobili in una guerra: le truppe italiane furono dotate di autovetture Fiat Tipo 2 e motociclette SIAMT.