Ashita no Jō, letteralmente Joe del domani, ma da noi è semplicemente Rocky Joe.
Un anime che in Italia ha avuto un grande successo nel 1982 e che nasce da un manga che ha fatto la storia e che ha visto la luce nelle nostre fumetterie solo nel 2002 grazie alla Star Comics (in Giappone il primo numero è stato pubblicato a inizio Gennaio 1968 e concluso nel maggio del 1973 e che, in Italia, cavalca l’onda del successo della saga di Rocky Balboa al punto da aggiungere appunto il nome Rocky a quello di Joe nonostante in originale non ci sia ma anche per omaggiare Rocky Marciano.
Opera incredibile che nasce dai testi di Ikki Kajiwara (famoso anche con il suo soprannome Asao Takamori) e dai disegni di Tetsuya Chiba e che in 20 Tankōbon (volume monografico a fumetti giapponese) racconta la storia di Joe Yabuki, un orfano che dopo la fuga a Tokyo si trova a vivere alla giornata per le strade della città, spesso tirando qualche pugno, in mezzo ad altri orfani e poveri come lui.
Pugni che assesta con forza e precisione, ignaro di avere una dote che invece non sfugge a Danpei, ex pugile ubriacone che, vedendolo affrontare i delinquenti della Yakuza per difendere dei bambini, decide di parlargli.
Da questo incipit nasce il legame tra i due che non è affatto idilliaco, anzi. Ma Danpei crede che Joe possa diventare un pugile professionista e quindi lo tartassa con lo scopo di convincerlo ad allenarsi seriamente nella palestra di pugilato di sua proprietà dove allena da quando ha appeso i guantoni al chiodo.
Ma nonostante Joe sia irruento, spesso strafottente, Danpei non molla e il suo legame verso il ragazzo diventa sempre più forte fino a riuscire a far breccia anche in lui e stabilire un rapporto solido basato sul rispetto gerarchico allenatore-atleta ma anche da un punto di vista umaco, quadi al pari di quello padre-figlio.
Ma il loro rapporto sarà difficile anche perché Joe ha un’indole guerrafondaia e i suoi modi da teppistello lo porteranno ad avere guai e l’unico modo per raddrizzarlo è quello di passare del tempo in galera, dove ce lo manda proprio Danpei a seguito di una denuncia.
Una reclusione che viene vista ovviamente malissimo da Joe che però darà modo al ragazzo di conoscere altri come lui tra cui Nishi con cui diventerà amico e Tooru Rikiishi una stella nascente della box che accenderà la fiamma negli occhi di Joe e che per tutta la prima parte della storia sarà il suo chiodo fisso al punto da diventare un’ossessione.
Lo scontro verbale, psicologico e fisico tra Toro Rikiishi e Joe non può che alimentare la loro rivalità e sarà solo il ring a decretare il più forte tra i due.
E quel ring all’interno del carcere dove si svolge il loro primo scontro darà una bella sorpresa. Nonostante Rikiishi sia una promessa del pugilato, l’incontro inizialmente dominato dall’asso, termina con un knock-out reciproco grazie ad un colpo incrociato che ricorda quello di Apollo Creed e Rocky Balboa alla fine di Rocky III.
Joe decide quindi di dedicarsi seriamente alla boxe una volta scontata la pena e nel tempo, scoprirà il significato di dedizione verso lo sport, il sacrificio per l’ottenimento di un obbiettivo, l’affetto di chi gli è vicino.
Con la voglia di sfidare nuovamente Rikiishi sul ring per dimostrare di essere il più forte, la vita di Joe prosegue tra allenamenti e combattimenti propedeutici che pian piano lo porteranno ad affrontare il suo rivale storico grazie alla concessione da parte della Federazione Pugilistica del riconoscimento professionistico della scuola di Danpei.
Rocky Joe è il simbolo di uno sport duro, ai limiti dell’umano, che chiede sacrifici oltre ogni limite. Ed è proprio Rikiishi che mostrerà a tutti fin dove può spingersi il corpo umano pur di arrivare ad un obbiettivo prefissato. Per affrontare Joe, decide di sottoporsi ad una dieta inumana dato che le classi che dividevano i due atleti erano ben tre. E così Rikiishi si presenta all’incontro finale con un fisico quasi pelle e ossa, distrutto dall’allenamento intenso e da una dieta ferrea, al punto che lo stesso Joe guardandolo resta colpito e forse anche spaventato da quello che è diventato il suo rivale pur di disputare questo match tanto atteso da entrambi.
Ma la boxe è uno sport duro, durissimo. Sono noti i casi di danni permanenti nei pugili professionisti nella vita reale e questa storia non fa sconti. Alla fine del match, Rikiishi muore sul ring a seguito dei colpi ricevuti buttando Joe in una sorta di depressione, sentendosi colpevole della sua morte e orfano di un rivale che da sempre è stato il suo stimolo ad andare avanti.
Ma non finisce qui. Ikki Kajiwara continua a non fare sconti regalando una storia drammatica e piena di phatos fino all’ultimo.
Il secondo ciclo di storie vede Carlos Rivera come il primo dei nuovi rivali da battere ma che di fatto poi diventa un suo amico dopo un incontro che finisce in pareggio. Joe è tormentato dal fantasma di Rikiishi, ma trova la forza di allenarsi e di riprendere a combattere fino ad arrivare allo scontro finale con José Mendoza un atleta fortissimo che con i suoi colpi violenti rende Carlos Riveira un invalido.
E anche questo secondo ciclo si conclude tragicamente. Nell’incontro finale contro Mendoza, a seguito dei violenti colpi al volto, Joe diventa cieco ad un occhio e nonostante Danpei voglia gettare la spugna, Joe insiste per continuare (vi ricorda qualcosa?). Alla fine del combattutissimo match finale, subito dopo il verdetto, Mendoza mostra i segni di un corpo improvvisamente invecchiato, lo sguardo spento, i capelli bianchi, a dimostrazione di quanto anche per lui l’incontro sia stato massacrante fisicamente e psicologicamente. Dall’altro lato del ring, Joe è seduto sul suo sgabello, la testa rivolta verso il basso, sul suo viso si intravede un sorriso, come quello di chi ha concluso il suo ciclo.
Il verdetto assegna a Mendoza la vittoria ma Joe non si alza dal suo sgabello.
Stavolta è Joe che muore sul ring così come nel primo ciclo di storie toccò a Rikiishi. Un destino che accomuna i due rivali di sempre che lascia il lettore/spettatore, ancora una volta, in una sensazione di vuoto, figlia della drammaticità del momento.
La storia di Rocky Joe in Italia ha avuto due vite, quella televisiva nel 1982 e quella editoriale nel 2002 ma con due grandi differenze.
Mentre il manga è arrivato in versione integrale, l’anime ha subito qualche taglio e il finale fu tagliato poco prima della scena cruciale lasciando intendere con delle voci fuori campo di Joe e Yoko (che nella seconda stagione viene chiamata Alex così come Danpei viene chiamato zio Frank) che fanno intendere un futuro roseo. Per scoprire il vero finale si dovrà aspettare l’edizione Yamato Video dell’OAV Rocky joe: l’ultimo round che riassume parte della seconda serie e mostra la parte censurata nella sua interezza.
Un manga che non puà mancare in libreria così come un anime che non può non essere visto data la sua epicità e il cast artistico che ci ha lavorato.
