Il Festival di Sanremo non è soltanto una competizione musicale: è un grande laboratorio culturale in cui si intrecciano musica, spettacolo, critica e discussione pubblica. Ogni anno, accanto alla gara vera e propria, si sviluppa un fenomeno ormai diventato quasi tradizionale: quello delle presunte somiglianze tra le canzoni in gara e brani già esistenti. Anche il Festival di Sanremo 2026 non ha fatto eccezione.
Fin dalle prime serate della manifestazione, alcuni brani presentati sul palco dell’Ariston sono stati oggetto di confronti e discussioni sui social network. Il pubblico, sempre più abituato a condividere impressioni in tempo reale, ha iniziato a individuare somiglianze melodiche, ritmiche o armoniche tra alcune delle canzoni in gara e pezzi del passato. Il risultato è stato il consueto “toto-plagio”, un dibattito che accompagna il Festival praticamente da decenni.
È importante chiarire subito un punto: nella maggior parte dei casi non si tratta di accuse formali, ma di semplici osservazioni da parte degli ascoltatori. Nella musica pop, infatti, le progressioni armoniche e le strutture melodiche tendono spesso a ripetersi, rendendo possibile che brani diversi presentino tratti simili senza che vi sia necessariamente un plagio.
Tra i casi che hanno attirato maggiore attenzione c’è quello che riguarda Arisa e il brano Magica favola. Dopo la sua prima esibizione, alcuni utenti sui social hanno segnalato una possibile somiglianza tra il ritornello della canzone e una melodia della colonna sonora di La Sirenetta II – Ritorno agli abissi, film d’animazione Disney del 2000. Il confronto si è diffuso rapidamente online, accompagnato da video che mettevano a confronto le due melodie. Secondo chi sostiene la tesi della somiglianza, l’elemento più vicino sarebbe l’andamento melodico del ritornello, caratterizzato da una progressione molto simile. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, si tratta di una percezione soggettiva e non di una contestazione ufficiale.
Un altro episodio discusso riguarda Ermal Meta, tornato in gara con il brano Stella stellina. In questo caso alcuni ascoltatori hanno notato una certa affinità nel finale della canzone con Nimpha, brano della cantautrice Madame. Il paragone è emerso soprattutto su X (ex Twitter), dove diversi utenti hanno condiviso spezzoni delle due canzoni per evidenziarne le possibili analogie. Anche qui il dibattito è rimasto confinato alla dimensione della discussione tra fan e appassionati.
Le segnalazioni non si sono fermate ai nomi più noti del Festival. Anche Ditonellapiaga è finita al centro delle comparazioni musicali con il brano Che fastidio!. Alcuni ascoltatori hanno individuato una somiglianza con J’adore, canzone presentata tra le Nuove Proposte al Festival di qualche anno fa dalla cantante Arianna Rozzo. In questo caso le analogie segnalate riguarderebbero soprattutto la struttura ritmica e la costruzione del ritornello, elementi che possono facilmente generare un senso di familiarità all’ascolto.
Nel corso della settimana sanremese è emerso anche un confronto che coinvolge Mazzariello, autore del brano Manifestazione d’amore di domenica. Alcuni commentatori hanno notato un’atmosfera musicale simile a quella di Domenica, brano presentato nel 2022 da Achille Lauro proprio sul palco dell’Ariston. In questo caso la somiglianza percepita non riguarda tanto una specifica sequenza melodica, quanto piuttosto il clima sonoro e alcune progressioni armoniche.
Tra le segnalazioni più curiose, infine, c’è quella che riguarda il duo formato da Maria Antonietta e Colombre. Il loro brano La felicità (non) basta è stato accostato da alcuni ascoltatori alla celebre Xanadu, grande successo degli anni Ottanta interpretato da Olivia Newton-John. Anche in questo caso si parla più di suggestione sonora che di una somiglianza strutturale evidente.
Il fatto che ogni anno emergano discussioni di questo tipo non è casuale. Il Festival di Sanremo è uno degli eventi musicali più seguiti in Italia e ogni canzone viene ascoltata milioni di volte nel giro di pochi giorni. Questo livello di esposizione rende inevitabile che il pubblico analizzi con attenzione ogni dettaglio, mettendo a confronto melodie, ritmi e arrangiamenti.
Dal punto di vista giuridico, tuttavia, dimostrare un plagio è molto più complesso di quanto si possa immaginare. La legge sul diritto d’autore stabilisce che perché si possa parlare di plagio occorre dimostrare che una parte sostanziale dell’opera sia stata riprodotta in modo riconoscibile e originale. Non basta quindi che due canzoni si assomiglino: bisogna dimostrare che la parte contestata rappresenti l’elemento distintivo del brano e che non si tratti di una coincidenza o di una progressione armonica comune.
Proprio per questo motivo molte delle polemiche che nascono durante la settimana sanremese restano episodi mediatici destinati a esaurirsi nel giro di pochi giorni. Nel caso dell’edizione 2026, infatti, nessuna delle canzoni finite al centro delle discussioni è stata oggetto di un’accusa legale formale.
Il “toto-plagio”, in fondo, fa ormai parte del folklore del Festival. È il segno di un pubblico attento, appassionato e pronto a discutere di musica in modo approfondito, e se qualche melodia può sembrare familiare, questo non significa necessariamente che qualcuno abbia copiato: spesso è semplicemente il risultato di un linguaggio musicale condiviso, che nel pop continua a reinventarsi partendo dalle stesse fondamenta.