Stranger Things 5: un cerchio che si chiude con un riferimento che non ti aspetti nel finale

Di In Serie TV
Gennaio 08, 2026
Stranger Things 5

Concludere Stranger Things non sarebbe mai stato semplice, e tutti lo sapevano. La serie ha occupato per quasi un decennio uno spazio raro nella cultura pop, in TV e nella vita delle persone, andando ben oltre lo status di successo Netflix per diventare un punto di riferimento per la nostalgia, i personaggi carismatici e coinvolgenti e l’horror accessibile a un vasto pubblico. Il problema è che i finali portano con sé enormi aspettative e ogni scelta creativa rischia di sembrare eccessiva o dolorosamente prudente. L’episodio finale, tuttavia, ha chiarito che i fratelli Duffer erano meno interessati ai grandi discorsi e allo spettacolo, e molto più concentrati a chiudere la storia in modo ponderato e coerente, guardando sia ai personaggi che al percorso creativo della serie stessa.

Chiunque abbia seguito Stranger Things fin dall’inizio sa che la serie è sempre stata costruita su più livelli. C’è la trama centrale, il sottotesto emotivo e una meticolosa attenzione ai dettagli che si apprezzano appieno solo col senno di poi. Il finale segue la stessa logica (anche se naturalmente presenta qualche difetto qua e là). Invece di affidarsi a un colpo di scena scioccante o a un addio cliché, l’ultimo episodio si concentra su momenti più piccoli che dicono molto più di quanto sembri inizialmente. Ed è proprio qui che entra in gioco il riferimento a Montauk, un dettaglio che potrebbe essere sfuggito a parte del pubblico, ma che ha un peso significativo per chiunque conosca le origini della serie.

Stranger Things ha fatto riferimento al suo concetto originale nel finale della serie

Stranger things

Nell’epilogo del finale della serie, Hopper (David Harbour) e Joyce (Winona Ryder) sono ad un appuntamento al ristorante di Enzo, riflettendo sul futuro. Durante la loro conversazione, vengono fuori naturalmente i progetti di vita, il loro fidanzamento e l’idea di andare avanti dopo tutto quello che hanno passato. È allora che lo sceriffo di Hawkins menziona un’offerta di lavoro per diventare capo della polizia a Montauk, New York, suggerendo non solo una retribuzione migliore, ma anche una reale possibilità di ricominciare da capo, lontano da Hawkins. Ma anche se può sembrare solo un’altra battuta buttata lì, la scelta di quella specifica località è tutt’altro che casuale.

Montauk è stato il punto di partenza di tutto. Prima ancora che Hawkins esistesse come idea per l’ambientazione di Stranger Things, la serie si chiamava letteralmente Montauk e doveva essere ambientata lì, ispirata da vere teorie cospirative che coinvolgevano esperimenti segreti del governo. Riportare quel nome nell’episodio finale è un modo chiaro per riconoscere le origini della serie senza bisogno di spiegarle apertamente. È il tipo di easter egg che il pubblico ama, ed è particolarmente intelligente considerando quanto sia organicamente intrecciato nella storia. Montauk arriva a rappresentare non solo un nuovo inizio per Hopper, ma anche un creativo “what if” per la serie stessa, un promemoria che la storia avrebbe potuto prendere una piega molto diversa.

Stranger Things 5

Questa scelta rafforza anche qualcosa che ha sempre distinto Stranger Things da serie simili: sa come usare la nostalgia senza rimanerne intrappolata. Invece di riciclare riferimenti agli anni ’80 o immagini familiari, il finale guarda all’interno, riflettendo sulla costruzione stessa del progetto. Si tratta di un tipo di nostalgia più interiore, che non richiede agli spettatori di cogliere il riferimento affinché la scena funzioni, ma premia coloro che lo fanno.

E legare questo momento a Hopper lo rende ancora più efficace, poiché fin dalla prima stagione è stato definito dalla perdita e dalla stagnazione emotiva. Il suo arco narrativo è sempre stato incentrato sulla difficoltà di immaginare un futuro diverso. Concludere la serie con lui che considera seriamente un cambiamento, in un luogo carico di significato per i creatori, è un collegamento intelligente tra lo sviluppo del personaggio e il metatesto. Non sembra una coincidenza inserita nella sceneggiatura, ma una scelta deliberata per chiudere due cicli contemporaneamente.