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Tajani: l’Italia richiede i fondi Safe per 14,9 miliardi di euro

Di In Politica
Luglio 31, 2026
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L’Italia torna a concentrarsi sui fondi SAFE. “Abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno, formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo” sono queste le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani durante il suo intervento nel dibattito sugli esiti del vertice NATO di Ankara. L’Italia aveva avviato le pratiche per la richiesta di fondi già nell’agosto del 2025, richiesta accettata da Palazzo Berlaymont, il quale era solo in attesa della firma del contratto esecutivo. Tuttavia, a causa di un dibattito interno all’esecutivo, il prestito non è ancora stato effettuato.

Cosa si intende per SAFE

I fondi SAFE (Security Action for Europe) rappresentano uno strumento finanziario di cui dispone l’Unione Europea per erogare prestiti a tasso agevolato a lungo termine per finanziarie l’industria della difesa militare. Il SAFE mette a disposizione, per tutti gli Stati Membri, un plafond totale di 150 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di incentivare gli investimenti nel settore militare per modernizzare gli eserciti europei.

La posizione del governo italiano

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che in Italia, il SAFE “è un’alternativa al BoT. È una scelta totalmente tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno: sui 14,9 miliardi di cui parlava prima il ministro Tajani, valuteremo quanto utilizzarne in modo tecnico in alternativa ai BoT e ai CcT, dal punto di vista della convenienza finanziaria”.  Tajani ha infatti poi precisato che il governo italiano ha già prenotato quei fondi ma che sta valutando quanti effettivamente spenderne.

La posizione di Bruxelles

Nel frattempo, a Bruxelles la Commissione fa pressioni poiché ha la necessità di chiudere i contratti con i 18 Paesi a cui hanno confermato il prestito, in modo da sapere, entro l’autunno, se le risorse del fondo SAFE rimaste potranno essere riallocate. In realtà i Paesi richiedenti del fondo SAFE sono 19 e tutti hanno richiesto importi differenti. Tuttavia la richiesta dell’Ungheria per oltre 16 miliardi di dollari è ancora in fase di valutazione. L’idea è quella di utilizzare appalti comuni, che vedranno l’associazione di uno Stato ricevente i fondi con uno Stato Membro, per massimizzare l’impatto e ridurre la frammentazione.