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TARGHE POLACCHE, IL CONTO È ARRIVATO: QUASI UN’AUTO SU DUE SENZA ASSICURAZIONE. ORA CAMBIA TUTTO

Di In Economia
Agosto 21, 2026
Auto con targa polacca oscurata davanti a un paesaggio urbano italiano

– Un Assicuratore Amico – 

Migliaia di sinistri, milioni di euro da recuperare e una stretta che potrebbe togliere alle targhe estere proprio il vantaggio che ne ha alimentato la diffusione. Il sistema che avevamo raccontato mesi fa sembra arrivato al punto di rottura. Ma resta una domanda. Perché tutto questo è esploso proprio a Napoli?

Lo avevamo detto.

Lo avevamo scritto.

E soprattutto avevamo provato a guardare oltre quella targa.

Perché il fenomeno delle targhe polacche, diventato negli ultimi anni parte del paesaggio quotidiano di Napoli e della Campania, non poteva essere liquidato semplicemente come la storia di qualche automobilista alla ricerca di una scorciatoia.

Era diventato un sistema.

Un sistema alimentato dal tentativo di pagare meno l’RC Auto, da veicoli formalmente intestati a società straniere, da contratti non sempre semplici da comprendere e, nella parte più grave del fenomeno, anche da mezzi risultati privi di una valida copertura assicurativa.

Quel sistema, adesso, sembra essere arrivato al punto di rottura.

E il conto comincia a essere molto pesante.

Migliaia di sinistri. E il problema delle auto senza copertura

È probabilmente questo l’aspetto più grave di tutta la vicenda.

Le ricostruzioni sul fenomeno descrivono una crescita impressionante dei sinistri provocati in Italia da veicoli polacchi risultati privi di copertura.

Il PBUK, l’organismo polacco che interviene nel sistema dei sinistri internazionali, avrebbe avviato circa 500 azioni di rivalsa per recuperare complessivamente circa 80 milioni di euro.

Non siamo più, quindi, davanti soltanto a un modo alternativo di immatricolare e assicurare un’automobile.

Quando un veicolo circola senza una copertura valida e provoca un incidente, il problema riguarda tutti.

Riguarda chi subisce il danno.

Riguarda il sistema assicurativo.

Riguarda chi paga regolarmente la propria polizza.

E riguarda, prima di ogni altra cosa, la sicurezza e la certezza del risarcimento.

La Polonia ha presentato il conto

Quello che per anni è sembrato soprattutto un problema italiano è diventato inevitabilmente anche un problema polacco.

Le pratiche relative agli incidenti provocati in Italia da mezzi polacchi senza copertura sono cresciute enormemente negli ultimi anni e Varsavia ha iniziato a reagire.

Da qui le azioni di recupero attribuite al PBUK.

Circa 500 azioni. Fino a 80 milioni di euro da recuperare.

Numeri che raccontano meglio di qualsiasi slogan quanto grande sia diventato il fenomeno.

Prima o poi qualcuno avrebbe presentato il conto.

Quel momento sembra essere arrivato.

Ma adesso potrebbe cambiare proprio la regola del gioco

Ed è questa la novità che potrebbe incidere più profondamente sul futuro delle targhe estere.

Nel percorso di modifica della disciplina stradale è prevista una stretta sui veicoli immatricolati all’estero ma utilizzati stabilmente nel nostro Paese.

L’ obbligo assicurativo dovrebbe essere assolto attraverso un contratto con un’impresa italiana o comunque autorizzata a operare in Italia.

Ed è un passaggio fondamentale.

Perché una parte importante della convenienza che ha spinto migliaia di automobilisti verso le targhe polacche nasce proprio dalla differenza del costo assicurativo.

Se quella differenza viene meno, viene meno una delle ragioni principali per cui quel sistema è diventato così grande.

Attenzione, però. Mentre scriviamo, non stiamo parlando di un obbligo già applicabile domani mattina a tutti i veicoli stranieri.

Stiamo parlando della direzione normativa che si sta delineando.

Ed è una differenza importante.

E nel frattempo, qualcosa è già cambiato.

Dal 25 maggio 2026 le pratiche di registrazione al REVE, il Registro dei Veicoli Esteri, sono soggette anche all’IPT, l’Imposta Provinciale di Trascrizione.

Lo conferma direttamente ACI, che oggi include l’IPT tra i costi previsti per la registrazione, con importo variabile in funzione del veicolo e della provincia.

È un altro pezzo della convenienza che si riduce.

Prima il REVE.

Poi l’IPT.

Adesso l’intervento sull’assicurazione.

Il cerchio, progressivamente, si sta stringendo.

C’è poi un altro passaggio che potrebbe essere persino più importante della nuova norma.

Perché una legge serve a poco se è difficile verificare chi la rispetta.

Secondo quanto riportato dalle fonti di settore in questi giorni, la cooperazione con le autorità polacche consente oggi alle forze dell’ordine italiane di accedere molto più rapidamente alle informazioni necessarie per verificare documentazione e situazione assicurativa dei veicoli polacchi.

Ed è qui che cambia davvero lo scenario.

Per anni uno dei problemi delle targhe straniere è stato proprio questo: vedere un documento non significa necessariamente sapere, in quel momento, cosa esiste davvero dietro quel documento.

Se il controllo diventa immediato, lo spazio per le irregolarità si restringe enormemente.

Non basta più mostrare un foglio.

Conta quello che risulta nei sistemi.

Su questo non possono esserci equivoci.

Se un’automobile circola senza assicurazione, deve essere fermata.

Se esistono documenti falsi, devono essere individuati.

Se esistono intestazioni fittizie costruite esclusivamente per aggirare le norme, devono essere perseguite.

E chi provoca un incidente deve garantire alla persona danneggiata un sistema certo ed efficace di risarcimento.

La sicurezza viene prima di tutto.

Ma una volta stabilito questo, rimane la domanda che pongo da quando abbiamo cominciato a parlare delle targhe polacche.

Perché proprio Napoli?

Perché un fenomeno del genere ha raggiunto dimensioni così grandi soprattutto qui?

Perché migliaia di automobilisti campani hanno cercato una strada alternativa?

Possiamo davvero credere che improvvisamente Napoli si sia innamorata delle targhe polacche?

Ovviamente no.

Una delle risposte è davanti ai nostri occhi da anni.

Il costo della RC Auto.

E soprattutto la fortissima differenza territoriale dei premi.

Il problema che resterà anche quando spariranno le targhe polacche

Questo è il punto che non vorrei venisse dimenticato nella comprensibile soddisfazione per la stretta.

Contrastare l’illegalità è giusto.

Chiudere le falle è necessario.

Garantire che ogni automobile abbia una copertura reale è sacrosanto.

Ma se domani scomparissero tutte le targhe polacche da Napoli, avremmo eliminato il fenomeno.

Non necessariamente la causa che ha contribuito ad alimentarlo.

Un automobilista virtuoso che non provoca incidenti da anni continuerà a domandarsi perché il luogo nel quale vive possa incidere così pesantemente sul prezzo della sua RC Auto.

Ed è una domanda alla quale prima o poi bisognerà rispondere.

Non è una giustificazione. È esattamente il contrario

Pagare troppo l’assicurazione non autorizza nessuno a violare la legge.

Non giustifica una copertura falsa.

Non giustifica un documento irregolare.

Non giustifica chi consapevolmente ha costruito o utilizzato sistemi fraudolenti.

Ma c’è una differenza enorme tra giustificare un comportamento e cercare di capire perché un fenomeno sia diventato così grande.

Ed è proprio questo il punto.

Quando una scorciatoia viene utilizzata da pochissime persone, possiamo parlare semplicemente delle responsabilità individuali.

Quando diventa un fenomeno da migliaia di veicoli, dobbiamo cominciare a interrogarci anche sul sistema che l’ha resa economicamente appetibile.

E adesso chi guida una targa polacca dovrebbe fare una cosa molto semplice

Verificare.

Non aspettare un incidente.

Non aspettare un controllo.

Non accontentarsi di quello che è stato raccontato al momento del contratto.

Verificare chi sia realmente il proprietario del mezzo.

Verificare il contratto sottoscritto.

Verificare la registrazione al REVE quando prevista.

E soprattutto verificare che la copertura assicurativa esista davvero e sia valida.

Perché quando succede qualcosa non conta quello che qualcuno ci aveva promesso.

Conta quello che risulta.

Il conto è arrivato. Ma la storia non può finire qui. 

Polonia, rivalse, controlli, REVE, IPT e adesso una nuova stretta sull’assicurazione.

Tutti i pezzi stanno andando nella stessa direzione.

Il sistema delle targhe polacche così come lo abbiamo conosciuto sembra avvicinarsi al capolinea.

E se servirà a togliere dalla strada mezzi senza copertura, eliminare documentazioni irregolari e garantire maggiore sicurezza agli automobilisti, sarà una buona notizia.

Ma poi dovremo avere il coraggio di affrontare l’altra metà della storia.

Perché possiamo chiudere tutte le scorciatoie che vogliamo.

Possiamo rendere i controlli più veloci.

Possiamo cambiare le regole.

Possiamo far sparire le targhe polacche dalle nostre strade.

Ma se vogliamo evitare che domani qualcuno inventi una nuova targa, un nuovo Paese e una nuova scorciatoia, dobbiamo intervenire anche sul motivo per cui migliaia di persone hanno cominciato a cercarla.

La legalità deve valere per tutti.

Ma anche chi rispetta le regole deve poter sentire che quelle regole sono eque, sostenibili e uguali per tutti.

Perché le scorciatoie vanno chiuse.

Ma se vogliamo davvero risolvere il problema, dobbiamo chiudere anche la strada che porta le persone a cercarle.

Luca Chiaravalle
Un Assicuratore Amico.