Max Alexander a soli dieci anni debutta alla Paris Fashion Week conquistando pubblico, critica e addetti ai lavori con le sue 15 creazioni fuori calendario. “Un bambino prodigio”, non può essere definito diversamente, perché Max nonostante la sua tenera età, non pensa a giocare con lo smartphone, bensì pensa a creare opere d’arte con ago e filo. A quattro anni, rivolgendosi alla mamma, dice: «Io sono un sarto. Se mi procuri un manichino te lo dimostro», la signora Sherri Madison per alleggerire anche un po’ il peso del lookdown durante la pandemia del Covid, è andata nel suo studio – in quanto anch’essa artista – ha preso un manichino e proprio in quel preciso momento è iniziata la magia! D’altronde la sua mamma ha sempre incoraggiato il suo sogno e sostenuto il suo talento, infatti all’età di 5 anni lo ha mandato a lezione di cucito due sabati al mese da due sarte vicine di casa, lui non si stufa mai di giocare con le stoffe. Monta e smonta, cuce, progetta, assembla, in quel di Los Angeles.
Un giorno, Mamma Sherri, su richiesta di Max, organizza una sfilata nel cortile di casa, amici, parenti, passerella, applausi. Non si sa come, ma viene notato e invitato alla sua prima sfilata a Denver. Lui saltella e ride ma quando si tratta di lavorare con le modelle si fa serio e concentrato. «Lo ascoltavano come fosse un adulto» racconta la madre. È che a quel punto non è più un bambino che gioca a fare lo stilista, se mai lo è stato. Neanche mentre sceglie i tessuti (come ha raccontato al New York Times,) con il “floof test” cioè li lancia per aria e poi ci corre sotto per capire come atterrano oppure immergendoli in una vasca piena di acqua per studiare come si muovono.
Per il suo primo debutto da stilista sulle passerelle parigine ha realizzato un abito da sera con un paracadute militare, ha trasformato un sari indiano in un pezzo di alta sartoria, vecchie borse di Hermès sono diventate bustini, e ancora gonne a ruota a segnare il punto vita, dettagli in tulle, strascichi chilometrici dalla consistenza quasi impalpabile, abiti principeschi calati in una palette cromatica spumeggiante. Perché ha già le idee chiare, Max, comunicate tramite CBS subito dopo il défilé: «Il 90 per cento della mia sfilata è biodegradabile, riciclabile, sostenibile, realizzata con dead stock e materiali in surplus. Il dead stock è materiale avanzato non utilizzato dalle aziende, sarebbe finito in discarica se non lo avessi recuperato». Anche sul futuro, oggi a 10 anni, finito ormai sulle pagine dei magazine di tutto il mondo, sa quello che vuole.
«Avrò una casa di moda e voglio vivere in Italia». Il perché aveva fatto «rimanere di sasso» (parole sue) la madre già quando aveva quattro anni. Subito dopo averle comunicato di essere uno stilista, Max aveva aggiunto: «Sono Gucci, ho fatto borse ora farò vestiti». Lei era corsa a vedere chi fosse Gucci, perché dice che di moda lei si è sempre interessata poco.
Chissà cosa si prova ad essere il più giovane stilista di sempre ad aver presentato una collezione durante la Paris Fashion Week all’Opéra Garnie?
In bocca al lupo, piccolo Max! Siamo certi che questo è solo l’inizio di una sfavillante carriera nel mondo della moda.