Le più grandi maison nelle ultime sfilate hanno puntato ad un’estetica fiabesca, un’atmosfera magica che ha reso questi eventi veramente unici nel proprio genere. Boschi, incantati, animali parlanti e la storia di Jack e il fagiolo magico, per citarne qualcuna.
Le sfilate della Haute Couture autunno inverno 2026/27 hanno raccontato una moda “incantata”, da Chanel a Schiaparelli. Gli esperti dicono che nei momenti di difficoltà le fiabe aiuterebbero a elaborare le emozioni e ad affrontare l’ignoto, offrendo serenità e speranza grazie ai loro finali positivi e pare che gli stilisti si siano ispirati proprio a questo concetto.
A interpretare questo immaginario in modo più esplicito è stata Chanel, con una collezione ispirata a un libro di fiabe appartenuto a Coco Chanel: Les Fées, Contes des Contes di Charles Perrault. L’intenzione era stata anticipata sia dal trailer sia dall’invito alla sfilata, che non lasciavano spazio a dubbi. Nel primo caso, una bambina faceva sbocciare da un piccolo germoglio una vegetazione rigogliosa, tra piante e fiori dai colori vivaci. Il secondo, invece, era un ciondolo argentato a forma di libretto con la scritta Once upon a time (“C’era una volta”). Tra i riferimenti disseminati nella collezione si riconoscono fiabe come Riccioli d’oro, Jack e il fagiolo magico e La gallina dalle uova d’oro, evocate attraverso dettagli, ricami e accessori. Anche il libro simbolo dello show ha trovato posto in passerella, in una location allestita in modo da richiamare le atmosfere oniriche delle animazioni del trailer. Jonathan Anderson per Christian Dior, non ha fatto nessuna citazione in particolare ma ha creato anche lui un’atmosfera in cui una natura sospesa e sognante, ispirata anche alla Peacock Series della scultrice americana Lynda Benglis, contribuisce a infondere alla collezione un’aura quasi fiabesca. Così, osservando questi look, si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a un giardino impressionista. Schiaparelli, invece, ha deciso di fare un tuffo negli abissi con una collezione intitolata proprio The Abyss. Un abisso inteso come ignoto, nel quale il direttore creativo Daniel Roseberry ha raccontato di essersi immerso: «Solo quando mi sono arreso al vuoto ho iniziato davvero a divertirmi nel creare questa collezione». Questo deliberato salto nel vuoto ha prodotto risultati inaspettati: al posto dei materiali tradizionalmente considerati “nobili”, con The Abyss il team di Schiaparelli ha accostato le tecniche dell’Haute Couture a materiali sintetici come lattice, silicone e superfici in vernice colata. Una giacca nera, in particolare, ha catturato l’attenzione: dalle spalle fuoriuscivano tentacoli di lattice in movimento, capaci di creare un effetto insieme naturale e surreale.
Sicuramente, queste sfilate trasformate in fiabe sono state in grado di farci sognare.