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Trump rilancia: nuove minacce all’Iran e il mirino ora su Cuba

Di In Politica
Maggio 03, 2026
Trump image photo

Il secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca lo si può tranquillamente dividere in due capitoli: quello del “pacificatore”, alternato alla questione dei dazi con l’Europa, e quello del “guerrigliero”.

 

In questi primi mesi del 2026, infatti, gli Stati Uniti hanno prima effettuato un’operazione di polizia internazionale, “Absolute Resolve”, in Venezuela, che ha portato lo scorso 3 gennaio alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, accusati di essere a capo di un cartello di narcotrafficanti .

 

Il 28 febbraio, invece, è stata la volta dell’Iran, attaccato nell’operazione congiunta con Israele denominata “Il ruggito del Leone”, in cui ha perso la vita la guida suprema Ali Khamenei .

 

Le due operazioni sono state giustificate da Washington come missioni di pace, viste anche le reazioni interne dei popoli coinvolti, che hanno festeggiato nelle piazze l’arresto di Maduro e la fine dell’ayatollah. Per quanto riguarda la guerra con l’Iran, il motivo scatenante sarebbero le armi nucleari in possesso del regime di Teheran. A più riprese Trump ha dichiarato che “non si può permettere a dei pazzi di avere armi del genere”, bocciando anche l’ultima proposta iraniana.

 

L’Iran, dal canto suo, ha risposto con la chiusura dello Stretto di Hormuz, lo strategico braccio di mare che consente lo sbocco del Golfo Persico verso il Mar Arabico e l’Oceano Indiano e dal quale passa circa il 20% del commercio mondiale di petrolio via mare e di gas naturale liquefatto.

 

Stando a quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che esisterebbe la possibilità di nuovi attacchi all’Iran, senza però esprimersi sulle tempistiche.

 

Alle minacce all’Iran seguono quelle a Cuba. Il presidente americano Donald Trump, come riportato dall’Agi, ha assicurato che “prenderà il controllo” dell’isola “quasi immediatamente”, precisando però che prima porterà a termine l’operazione in Iran. L’inquilino della Casa Bianca ha parlato durante il suo intervento come relatore principale a una cena privata del Forum Club a West Palm Beach, in Florida, arrivando a ipotizzare anche il dispiegamento di una portaerei statunitense a poche decine di metri dalle coste cubane.

 

Sanzioni e tensioni tra Washington e L’Avana

 

Le dichiarazioni arrivano in un contesto già segnato da nuove sanzioni imposte da Washington. Un ordine esecutivo firmato da Trump prevede misure contro individui legati a settori chiave dell’economia cubana — dall’energia alla difesa, dai servizi finanziari al comparto minerario — nonché contro funzionari accusati di violazioni dei diritti umani e corruzione.

 

Dura la replica del governo dell’Avana. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha definito le misure una “punizione collettiva” ai danni del popolo cubano, parlando di provvedimenti “illegali” e “abusivi”.

 

Le tensioni si inseriscono in una fase economica già critica per Cuba, aggravata dal blocco del carburante imposto dagli Stati Uniti nei mesi scorsi. La carenza di forniture, i frequenti blackout e il crollo del turismo — un tempo settore trainante — stanno mettendo sotto pressione l’economia dell’isola.

 

Le nuove sanzioni sono entrate in vigore durante le celebrazioni del Primo Maggio, quando migliaia di persone hanno marciato all’Avana verso l’ambasciata statunitense sotto lo slogan “Difendere la patria”. Alla manifestazione hanno preso parte anche il presidente Miguel Díaz-Canel e l’ex leader rivoluzionario Raúl Castro.

 

Secondo le autorità, durante le mobilitazioni sono state raccolte oltre sei milioni di firme “per la patria e per la pace”, anche se gli oppositori hanno sollevato dubbi sulle modalità di raccolta.

 

Il quadro che emerge è quello di una nuova escalation tra Washington e L’Avana, tra minacce militari, pressione economica e una crescente mobilitazione interna sull’isola.