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Governo record e nuove riforme: legge elettorale e asse energetico con l’Azerbaigian

Di In Politica
Maggio 07, 2026
Meloni salvini tajani image photo

L’attuale governo in carica, presieduto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è diventato nei giorni scorsi il secondo più longevo della storia repubblicana. In cima alla classifica dei 68 esecutivi rimane un altro governo di centrodestra, il Governo Berlusconi II, che ha governato la nazione per 1412 giorni, precisamente dall’11 giugno 2001 al 20 aprile 2005.

Manca quasi un anno alla fine della legislatura e Giorgia Meloni, insieme ai suoi ministri, potrebbe strappare al compianto Cavaliere questo primato e fregiarsi di aver garantito all’Italia una stabilità politica, evento piuttosto raro negli ultimi ottant’anni.

Tuttavia, longevità a parte, in questi anni al potere i risultati del governo Meloni sono stati piuttosto deludenti su vari fronti. Al netto del taglio del cuneo fiscale, infatti, l’esecutivo non ha ancora vinto nessuna delle grandi sfide che si era prefissato. Alla bocciatura del referendum sulla riforma della giustizia, incentrata sulla separazione delle carriere dei magistrati e promossa dal guardasigilli Carlo Nordio, avvenuta il 22 e 23 marzo, si aggiunge la mancata apertura dei cantieri del Ponte sullo Stretto, diventata ormai una vera e propria telenovela politica.

Ciò che invece è stato avviato, e che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi, è l’autonomia differenziata. Dopo la firma delle pre-intese, infatti, la macchina istituzionale si è messa in moto, anche se per arrivare alla conclusione dell’iter servirà ancora tempo.

L’Italia rafforza la partnership con l’Azerbaigian

Nel frattempo continua a tenere banco la crisi energetica, conseguenza del conflitto in Medio Oriente che vede coinvolto l’asse USA-Israele contro l’Iran e che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il governo italiano sta lavorando per trovare soluzioni specifiche, oltre a portare avanti i vari punti della propria agenda politica.

Sul fronte energetico, nei giorni scorsi, la presidente del Consiglio si è recata in visita in Armenia, dove ha partecipato al vertice della Comunità Politica Europea, e successivamente in Azerbaigian, uno dei principali fornitori energetici dell’Italia per quanto riguarda petrolio e gas naturale.

Proprio a Baku, Giorgia Meloni ha incontrato il presidente Ilham Aliyev e, in quell’occasione, è stata rafforzata la partnership strategica tra i due Paesi.

Legge elettorale: il governo spinge per il si entro luglio

Sul fronte interno, invece, la maggioranza sta accelerando sulla riforma della legge elettorale. Durante il vertice a Palazzo Chigi, tenutosi nelle scorse ore, il presidente del Consiglio ha ribadito agli alleati la volontà di chiudere rapidamente il dossier: l’obiettivo è ottenere il primo via libera alla Camera entro la pausa estiva di luglio e portare il testo al Senato in autunno, anche ricorrendo alla fiducia.

Dopo mesi di freddezza, anche la Lega si è convinta della necessità della riforma. Il leader del Carroccio e vicepremier Matteo Salvini sostiene il progetto e chiede di non stravolgere l’impianto già elaborato, che prevede un consistente premio di maggioranza per la coalizione vincente: 70 deputati aggiuntivi alla Camera e 35 senatori al Senato.

Più prudente invece il Presidente di Forza Italia, Antonio Tajani,  che avrebbe proposto alcuni correttivi, tra cui una revisione del ballottaggio, una riduzione del premio di maggioranza e una distribuzione dei seggi bonus basata sui voti ottenuti dai singoli partiti piuttosto che sugli accordi politici precedenti al voto.

Ma la vera novità è stata proposta proprio da Giorgia Meloni, che considera prioritaria l’introduzione delle preferenze, per permettere agli elettori di scegliere direttamente i candidati da eleggere in Parlamento. Fratelli d’Italia e Noi Moderati sono favorevoli, ma tra molti parlamentari della maggioranza restano forti resistenze.

L’introduzione delle liste bloccate

Nel 2005, con l’entrata in vigore della legge Calderoli, è stato introdotto il sistema delle liste bloccate, una peculiarità che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “Porcellum”, coniato dal politologo Giovanni Sartori, che la definì una vera “porcata”. Da quel momento gli italiani non hanno più potuto scegliere direttamente i propri rappresentanti, come sancito dall’articolo 67 della Costituzione. Con il solo voto dato alla lista o al partito sono entrati in Parlamento candidati spesso più graditi alle segreterie politiche che agli elettori, con una riduzione del rapporto diretto tra eletti ed elettori e, secondo le critiche, anche della qualità della rappresentanza rispetto al passato.

Questo ha portato a un aumento dell’astensionismo e alla richiesta, mai realmente soddisfatta, dell’introduzione delle preferenze, né con l’Italicum dell’ex premier Matteo Renzi né con l’attuale legge elettorale Rosato. Che sia questa la volta buona?