Guerra in Iran: Venerdì a Ginevra la firma per l’accordo di pace.
La firma dello storico memorandum d’intesa annunciato dai mediatori internazionali ha sancito, pochi giorni fa, la fine ufficiale della guerra in Iran. Il conflitto, divampato lo scorso 28 febbraio con l’operazione congiunta anglo-americana ed israeliana, si conclude dopo oltre cento giorni di intensi bombardamenti, il collasso dei vertici della Repubblica Islamica e una crisi umanitaria ed energetica che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso.
L’intesa, fortemente voluta dalla mediazione di Pakistan e Qatar, sarà formalizzata a Ginevra venerdì 19 giugno. L’accordo stabilisce un cessate il fuoco permanente, lo smantellamento del programma nucleare di Teheran e, soprattutto, l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz. Il blocco delle rotte commerciali in questo corridoio nevralgico aveva infatti innescato uno shock petrolifero senza precedenti nelle ultime settimane.
La fine delle ostilità ridisegna gli equilibri geopolitici mondiali attraverso tre punti fondamentali:
Il nuovo assetto del Medio Oriente: La cessazione dei combattimenti include anche il fronte libanese, duramente colpito dal conflitto parallelo tra Israele ed Hezbollah. Con il regime di Teheran fortemente ridimensionato, l’asse della “Resistenza” sciita perde il suo principale sponsor, aprendo la strada a un’inedita egemonia delle monarchie del Golfo e a una temporanea stabilizzazione dell’area.
La distensione sui mercati energetici: L’annuncio della riapertura di Hormuz ha immediatamente provocato il crollo dei prezzi del greggio. Le economie occidentali e asiatiche respirano dopo mesi di inflazione galoppante e minacce di razionamento del carburante.
Il peso diplomatico di Washington e Pechino: Se da un lato l’amministrazione Trump rivendica il successo militare e la fine della minaccia nucleare iraniana, dall’altro la gestione del post-guerra richiederà un delicato sforzo multilaterale. La Cina, che osserva da vicino la stabilità dei suoi approvvigionamenti energetici, si candida a finanziare la ricostruzione, estendendo la propria influenza economica sulle ceneri del conflitto.
Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha definito l’accordo un “passo critico”, ma la pace resta fragile. La transizione verso un Iran privo delle sue storiche guide spirituali e militari rappresenta la vera incognita per i mesi a venire.