33 views 4 mins 0 comments

Israele, il Parlamento approva un tribunale militare speciale per i crimini del 7 ottobre

Di In Politica
Maggio 13, 2026
Natanyahu

Il Parlamento israeliano ha approvato a larga maggioranza la legge che istituisce un tribunale militare speciale incaricato di giudicare i responsabili dei crimini commessi durante l’attacco del 7 ottobre 2023 condotto da Hamas.

Il tribunale sarà chiamato a processare circa 300 presunti terroristi catturati e arrestati dalle forze di sicurezza israeliane tra il 7 e il 10 ottobre 2023 e detenuti da allora. L’organismo giudiziario dovrà inoltre esaminare i reati contestati in relazione alla prigionia degli oltre 250 ostaggi israeliani trattenuti nella Striscia di Gaza.
Così recita l’incipit della norma: “Lo scopo di questa legge è regolamentare il perseguimento penale degli autori di atti di ostilità, omicidio, reati sessuali, rapimenti e saccheggi commessi dall’organizzazione terroristica Hamas e dai suoi alleati nell’ambito dell’attacco omicida, organizzato e deliberato, iniziato il 7 ottobre 2023, atti che costituiscono crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra”

Il provvedimento è stato presentato congiuntamente da esponenti della maggioranza e dell’opposizione, raccogliendo un raro consenso trasversale che ha coinvolto anche i parlamentari laburisti, in una fase di forte tensione politica che potrebbe spingere il Paese verso elezioni anticipate. I partiti arabi della Knesset non hanno disertato il voto, che arriva mentre una commissione investigativa indipendente israeliana, dopo due anni di lavoro, ha denunciato episodi di violenza sessuale “sistematica e diffusa” attribuiti a Hamas e ai suoi alleati, sia durante l’attacco sia nei confronti degli ostaggi trasferiti nella Striscia di Gaza.

”Una misura che è stata introdotta in un compromesso per distanziarsi dalla legge sulla pena di morte voluta dal ministro Ben Gvir recentemente approvata’‘, spiega all’ANSA il professor Amichai Cohen, che per l’Israel Democracy Institute ha seguito l’iter.

Secondo quanto previsto dal provvedimento, gli imputati saranno assistiti da avvocati israeliani o palestinesi a carico dello Stato israeliano, mentre l’Avvocatura dello Stato ha chiesto di essere esonerata dall’incarico.

Il quadro giuridico delineato dalla legge richiama il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, unico caso in cui in Israele è stata applicata la pena di morte, nel 1962, sulla base di una normativa specifica. Analogamente a quel precedente, i cosiddetti “processi ai Nukhba”, denominazione utilizzata in Israele con riferimento all’unità d’élite di Hamas che ha guidato l’attacco del 7 ottobre, saranno resi pubblici, con possibili limitazioni solo nei casi legati alla tutela delle vittime o a vincoli di censura militare.

Per motivi di sicurezza e di ordine logistico, non tutti gli imputati saranno presenti fisicamente in aula per l’intera durata delle udienze: è infatti previsto il ricorso alla videoconferenza. Ragioni che indicano che ci vorranno ancora mesi prima dell’apertura dei processi che si presume dureranno diversi anni.

“Questa legge esprime un tentativo di Israele di affermare che, nonostante la ferita dell’attacco più tragico della sua storia, vuole reagire con strumenti legali secondo lo stato di diritto”, dichiara Cohen.
Diverse organizzazioni per i diritti umani israeliane rimangono critiche, evidenziano il rischio di processi fondati su confessioni che potrebbero essere state ottenute attraverso la coercizione. Il giurista Mordechai Kremnitzer, in un editoriale su Haaretz, sottolinea come questi processi saranno il banco di prova per il sistema giudiziario israeliano che dovrà dimostrare di applicare ”un sistema di accusa la cui missione sia quella di amministrare la giustizia, non la vendetta”.