Il Parlamento israeliano ha approvato a larga maggioranza la legge che istituisce un tribunale militare speciale incaricato di giudicare i responsabili dei crimini commessi durante l’attacco del 7 ottobre 2023 condotto da Hamas.
Il provvedimento è stato presentato congiuntamente da esponenti della maggioranza e dell’opposizione, raccogliendo un raro consenso trasversale che ha coinvolto anche i parlamentari laburisti, in una fase di forte tensione politica che potrebbe spingere il Paese verso elezioni anticipate. I partiti arabi della Knesset non hanno disertato il voto, che arriva mentre una commissione investigativa indipendente israeliana, dopo due anni di lavoro, ha denunciato episodi di violenza sessuale “sistematica e diffusa” attribuiti a Hamas e ai suoi alleati, sia durante l’attacco sia nei confronti degli ostaggi trasferiti nella Striscia di Gaza.
”Una misura che è stata introdotta in un compromesso per distanziarsi dalla legge sulla pena di morte voluta dal ministro Ben Gvir recentemente approvata’‘, spiega all’ANSA il professor Amichai Cohen, che per l’Israel Democracy Institute ha seguito l’iter.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, gli imputati saranno assistiti da avvocati israeliani o palestinesi a carico dello Stato israeliano, mentre l’Avvocatura dello Stato ha chiesto di essere esonerata dall’incarico.
Il quadro giuridico delineato dalla legge richiama il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, unico caso in cui in Israele è stata applicata la pena di morte, nel 1962, sulla base di una normativa specifica. Analogamente a quel precedente, i cosiddetti “processi ai Nukhba”, denominazione utilizzata in Israele con riferimento all’unità d’élite di Hamas che ha guidato l’attacco del 7 ottobre, saranno resi pubblici, con possibili limitazioni solo nei casi legati alla tutela delle vittime o a vincoli di censura militare.
Per motivi di sicurezza e di ordine logistico, non tutti gli imputati saranno presenti fisicamente in aula per l’intera durata delle udienze: è infatti previsto il ricorso alla videoconferenza. Ragioni che indicano che ci vorranno ancora mesi prima dell’apertura dei processi che si presume dureranno diversi anni.