Nelle ultime settimane, due nicchie di interesse spesso separate, quella degli appassionati di videogiochi e quella dei investitori finanziari, hanno avuto lo sguardo puntato sulla medesima questione. Un caso così surreale da sembrare una barzelletta, un delirio senza alcun tipo di logica dietro. Il tentativo di GameStop di acquisizione di eBay è, indubbiamente, una delle (non) operazioni finanziare più strane che il mondo dei videogiochi e del web abbia mai vissuto; adesso che si è conclusa ufficialmente con un nulla di fatto, cerchiamo di inquadrare meglio la situazione e di capire perché, fin da subito, era una presa in giro.
Partiamo con un po’ di storia recente: la situazione finanziaria di GameStop non è delle migliori, a causa di una serie di fattori. Il più importante è sicuramente il graduale passaggio dal gaming con supporto fisico a quello digitale, che ormai lo ha quasi totalmente soppiantato; un altro è l’emergere degli store online, come Amazon e lo stesso eBay. Qualche anno fa, la società era praticamente sull’orlo del fallimento, salvo poi essere salvata da un’incredibile azione coordinata da parte della community di Reddit, che ha portato il valore dell’azienda a schizzare, salvandola da una bancarotta ormai certa (questo video contiene un buon approfondimento della questione), portando tra l’altro gli investitori che avevano scommesso contro GameStop a perdere una quantità ingente di denaro.
Salvata quindi dall’eventualità peggiore, la società però non si è magicamente ripresa, e ha praticamente continuato a vivacchiare fino ad adesso, diversificando il suo mercato al di fuori dei giochi, puntando su gadget, giochi da tavolo, action figure, e riducendo anche la sua presenza in alcuni stati fuori dagli USA, come ad esempio in Italia, dove tutti i punti vendita sono passati sotto la gestione della concorrente Gamelife a partire dall’anno scorso.
Arriva quindi come un fulmine a ciel sereno, qualche settimana fa, la notizia che GameStop avrebbe provato ad acquisire eBay, una società che invece navigava in tutt’altre acque. Il titolo di eBay infatti, negli ultimi mesi, ha toccato consistentemente nuove vette di valutazione, dimostrandosi quindi una società in salute e su cui, per gli investitori, ha assolutamente senso continuare a puntare. Ma non è soltanto l’andamento delle società a rendere questa operazione strana: eBay ha infatti all’incirca cinque volte la capitalizzazione giornaliera di GameStop, con 51 miliardi di dollari contro soltanto 10 miliardi. Questa scalata, che sembrava impossibile, avrebbe dovuto avvenire secondo diversi passaggi, come l’emissione di ulteriori stock di GameStop aumentare la valutazione e la formalizzazione di un prestito bancario da 20 miliardi. Ma, nonostante i magheggi tentati, all’appello mancavano ancora circa 10 miliardi per presentare un’offerta dal valore annunciato (all’incirca 56 miliardi di dollari).
10 miliardi che, manco a dirlo, non si sono mai palesati e ormai mai lo faranno, dato che eBay ha ufficialmente rifiutato l’offerta di GameStop questa settimana. Nonostante il CEO di GameStop Ryan Cohen avesse già annunciato piani strategici per portare avanti il business combinato, con i punti vendita di GameStop che avrebbero funzionato da retailer per l’incredibile mole di merci di eBay, quest’ultima ha scritto nella propria comunicazione di rifiuto dell’offerta che questa non fosse “né credibile né attrattiva”. E, diciamolo: è difficile non essere d’accordo con eBay. La proposta, sin da subito, era in realtà sembrata come un tentativo disperato da parte del suddetto Cohen di attivare una presunta clausola presente nel suo contratto: se la valutazione di GameStop avesse superato i 20 miliardi di capitalizzazione, il CEO si sarebbe accaparrato 2 miliardi di bonus. Una cifra sicuramente ghiotta, e che un accordo come questo avrebbe sicuramente portato a termine.
Dobbiamo quindi aspettarci qualche altre improbabile tentativo di acquisizione da parte di GameStop nei mesi futuri? Probabilmente sì e, in caso, vi riporteremo un’altra folle, interessante, storia.