Nel vasto mare della nostalgia legata alle emittenti locali degli anni ’80, esiste un angolo oscuro, quasi leggendario, che continua a far impazzire storici dell’animazione e appassionati. Parliamo di una serie – o presunta tale – arrivata sui nostri schermi nel 1983 con il titolo “I 10 magnifici eroi”.
Se provate a parlarne con un quarantenne o cinquantenne di oggi, probabilmente vi guarderà con aria confusa. Chi si ricorda qualcosa, spesso evoca ricordi sbiaditi, frammentati e avvolti nel mistero. Il motivo? Questo pacchetto televisivo non era una normale serie giapponese, bensì un bizzarro “collage” di lungometraggi provenienti dalla Corea del Sud, spacchettati per il mercato italiano in piccoli episodi.
Prima di addentrarci in questo labirinto di plagi, copyright violati e nastri perduti, è necessaria una premessa: ricostruire la filologia di quest’opera è un’impresa titanica. Molte informazioni ufficiali sono andate perdute, i titoli originali si sovrappongono e le fonti dell’epoca sono spesso fumose. Tuttavia, incrociando i dati dei database coreani e le testimonianze dei collezionisti, siamo riusciti a fare luce su uno dei più affascinanti misteri della nostra TV.
Il contesto storico: la Corea del Sud e l’arte del “subappalto” (e del plagio)
Per capire come sia nato questo progetto, dobbiamo fare un salto indietro nella Seul della metà degli anni ’70. In quel periodo, la Corea del Sud era un hub fondamentale per l’animazione globale: studi locali lavoravano massicciamente in subappalto per i colossi giapponesi, in particolare per la Toei Animation. Gli animatori coreani curavano fasi cruciali come l’intercalazione (i disegni intermedi che creano l’illusione del movimento) e la colorazione di capolavori che poi avrebbero fatto la storia degli anime.
Tuttavia, a causa di rigidissime restrizioni politiche e censure post-belliche, in Corea del Sud era vietato importare e trasmettere prodotti culturali giapponesi.
I produttori coreani si trovarono davanti a un paradosso: avevano le competenze tecniche e le maestranze per fare animazione robotica, ma non potevano mostrare i robot giapponesi in patria. Nacque così un’editoria d’assalto: perché non sfruttare il know-how acquisito sui tavoli da disegno di Mazinga e Goldrake per creare dei cloni locali?
Senza troppi riguardi per il diritto d’autore, nacque una cinematografia parallela di lungometraggi animati (pensati per il cinema o per speciali televisivi legati a festività nazionali) che ricalcavano spudoratamente i successi nipponici (e occidentali, come Batman), modificando appena il design per evitare ripercussioni legali internazionali.
L’operazione Italiana: da film a serie TV
Quando questo materiale arrivò in Italia nell’83, i distributori si trovarono di fronte a dei film autoconclusivi, un formato difficile da piazzare nei palinsesti pomeridiani delle TV private, che richiedevano appuntamenti quotidiani.
La soluzione fu drastica: prendere 10 di questi lungometraggi coreani e “spezzettarli” in tre parti ciascuno, creando un fittizio contenitore da 30 episodi complessivi. Per uniformare il tutto, venne creata una sigla unica che mescolava scene catturate da diverse pellicole, generando una colossale confusione nei bambini dell’epoca, che vedevano comparire nella sigla robot e personaggi che poi non apparivano nell’episodio del giorno.
La lista degli eroi: tra certezze e indagini storiografiche
Quali erano, nello specifico, questi film arrivati in Italia? La lista ufficiale è stata a lungo dibattuta nei forum specializzati. Grazie al recupero di vecchi palinsesti e cataloghi coreani (come il Korean Movie Database – KMDb), oggi possiamo fare maggiore chiarezza sulle corrispondenze e sui plagi:
- Robot Taekwon V (1976): Il capostipite assoluto dell’animazione coreana, diretto da Kim Cheong-gi. Chiaramente ispirato a Mazinga Z (la testa è quasi identica), ma con la particolarità che il robot combatte imitando le movenze del Taekwondo. In Italia arrivò diviso in due parti (o meglio, vennero trasmessi il primo film e un suo sequel).
- Space War / Ironman 007 (1976): Spesso confuso nei forum. Si tratta di un mix clamoroso: i protagonisti sono palesemente ricalcati sui Gatchaman della Tatsunoko, ma viaggiano su veicoli e ascensori che saccheggiano il design di serie robotiche come gli Astrorobot (Blocker Gundan IV).
- Electronic Boy 337 (1977): Un clone fantascientifico che attinge a piene mani dal mito di Kyashan – Il ragazzo androide e da Astro Boy.
- Gold Wing 123 (1978): Palesemente ispirato a Babil Junior di Mitsuteru Yokoyama, ne riprende le dinamiche del ragazzo dai poteri psichici aiutato da tre guardiani (tra cui un robot e una pantera/pantera robotica).
- King Robot (1978): Conosciuto in patria come Robot Taekwon V e Golden Wing. Un crossover nostrano in cui compaiono robot pesantemente ispirati al Balatack e allo Zambot 3.
- Secret of 007 / 77 Groups Secret (1978): Una spy-story fantascientifica dalle tinte cupe, che in Italia ha girato anche sotto il nome di Black Mask. Cita stilemi dei supereroi americani e dei super-agenti segreti nipponici.
- Superboy (1979): Un mix transoceanico tra Superman, Astro Boy e Capitan Jet.
- Golden Bat / Batman Coreano (1979): Sfruttando la popolarità della serie TV occidentale di Batman in Corea, i produttori crearono una versione animata del Cavaliere Oscuro, modificandone leggermente il costume e il background, fondendolo a tratti con il supereroe giapponese Fantaman (Ōgon Bat).
- Ufo Robot Golgek (1978): Il titolo originale coreano è Run, Mazinger X!. È l’equivalente coreano di Goldrake (UFO Robot Grendizer), con un mecha che ne ricorda le forme aerodinamiche e le corna iconiche.
- Space Operation (1982): Uno degli ultimi della lista, fortemente ispirato a Danguard Ace e alle space opera classiche di Leiji Matsumoto.
Il pasticcio della messa in onda: Le ricerche tra i collezionisti hanno confermato un dettaglio tragicomico: la seconda parte (o il sequel) di Taekwon V venne trasmessa per errore dalle emittenti locali prima della prima parte, rendendo la trama, già minata da un doppiaggio approssimativo, totalmente incomprensibile. Inoltre, il dibattito se i film fossero 9 o 11 è stato risolto: i lungometraggi acquistati erano effettivamente 10, ma lo sdoppiamento di alcune pellicole e l’adattamento dei titoli ha creato falsi miti per decenni.
La Sigla Italiana e il doppiaggio
Nonostante la qualità tecnica di queste produzioni fosse oggettivamente bassa (le animazioni erano scattose, i fondali riciclati e i disegni spesso sproporzionati), l’edizione italiana vanta una perla assoluta: la sigla.
I Fratelli Balestra (Claudio, Mauro e Giancarlo) erano musicisti molto attivi nel mondo delle sigle animate in Italia: infatti sotto il nome di Superobots o I Micronauti avevano firmato e cantato successi immortali del calibro di Daitarn 3, Starzinger, Supercar Gattiger, Muteking e i cori di Jeeg Robot d’acciaio.
Per questa specifica operazione decisero di utilizzare un altro dei loro pseudonimi: i Condors. Il brano, caratterizzato da un ritmo incalzante e dalle inconfondibili armonie vocali dei fratelli, è probabilmente la cosa migliore e più memorabile di tutta la produzione, stampata all’epoca su vinile 45 giri e oggi pezzo da novanta per i collezionisti anche perchè la copertina aveva una immagine con le parole incrociate e riuscire a trovarne una senza che un bambino a suo tempo abbia riempito le caselle bianche è molto difficile
Per quanto riguarda il doppiaggio fu affidato a News Studio 21 di Tony Fusaro & Co. elo stesso Tony Fusaro prestò la voce a ben tre personaggi su 9
Vale la pena recuperare questo prodotto?
Anche se stiamo parlando di un prodotto “minore”, la serie è comunque realizzata da animatori che prestavano il loro lavoro anche alle case giapponesi come Toei, quindi non erano degli occasionali ma dei professionisti.
Sicuramente rappresentano un momento in cui l’animazione coreana muoveva i primi passi e tutte quelle che possono essere le incertezze dei primi lavori ci sono tutte. Un esperimento che, nonostante si sia sviluppato su dei plagi palesi, resta un cult che oggi strappa un sorriso ma che nel contesto più ampio della storia italiana del mondo televisivo per ragazzi, si colloca a piene mani.