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“Anvedi che santo!”: Conte al centro delle tensioni tra Grillo, Ucraina e campo largo

Di In Politica
Agosto 06, 2026
Giuseppe conte image photo

“Anvedi che santo!”, cantava il compianto Rino Gaetano nel celebre brano Berta filava. E di “martirio”, almeno in senso politico, in queste ore, se ne intende anche il due volte Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Solo una settimana fa il sondaggio Lab21 lo indicava nettamente in vantaggio su Elly Schlein come possibile candidato premier del centrosinistra. Oggi, però, il leader del Movimento 5 Stelle si ritrova stretto tra due fronti che rischiano di complicare il suo percorso verso eventuali primarie di coalizione: da una parte lo scontro interno con il fondatore del M5S Beppe Grillo, dall’altra il campo largo, dove la sua posizione sulla guerra in Ucraina continua ad alimentare divisioni e tensioni.

Il centrosinistra, intanto, continua a mostrarsi compatto nei banchi dell’opposizione contro il governo Meloni. Tra i temi che hanno infiammato il dibattito politico degli ultimi giorni c’è la crisi migratoria di Ceuta, che la scorsa settimana ha travolto l’exclave spagnola e sulla quale continuano a susseguirsi interpretazioni differenti riguardo alla strategia adottata dal Marocco.

La coalizione progressista, guidata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ha criticato duramente la decisione dell’esecutivo di sospendere temporaneamente, per un mese, il Trattato di Schengen. Una scelta che la leader dem ha definito una “buffonata” e una mossa puramente propagandistica, accusando il governo di centrodestra di aver aperto uno scontro diplomatico con la Spagna anziché dimostrare solidarietà a un Paese alle prese con una forte pressione migratoria.

A tenere unito il campo largo, però, non c’è soltanto il dossier Ceuta. Nelle scorse ore la Camera ha autorizzato la Procura di Roma a utilizzare le chat del deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Il voto a scrutinio segreto si è concluso con 206 voti favorevoli alla relazione della maggioranza, contraria al sequestro del materiale, e 133 contrari. Una decisione che ha provocato fortissime tensioni politiche e accesi scontri a Montecitorio, con protagonisti proprio Giuseppe Conte ed Elly Schlein.

Al di là dello scontro con il governo, però, le forze che compongono il campo largo stanno già guardando alle elezioni politiche del 2027. Sul tavolo non c’è soltanto la definizione di un programma condiviso, ma soprattutto la scelta della figura chiamata a guidare la coalizione. Ed è proprio su questo terreno che l’intesa continua a scricchiolare, segno che il dibattito interno è più vivo che mai.

Conte contro Grillo: prosegue lo scontro nel M5S

La prima partita che Giuseppe Conte è chiamato ad affrontare si gioca proprio dentro il suo partito. Nonostante il leader pentastellato sia oggi uno dei principali candidati a guidare il centrosinistra verso le elezioni politiche del 2027,  deve ancora fare i conti con il confronto, ormai da tempo aperto, con il fondatore Beppe Grillo.

Conte è infatti accusato dal comico genovese e da alcuni esponenti storici del M5s, tra cui l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, di aver progressivamente snaturato il movimento, trasformando quella che era nata come una forza anti-sistema in un partito sempre più polarizzato e privandolo della sua identità originaria e della sua originalità.

Di fronte a queste critiche, l’ex ha più volte respinto le accuse, sostenendo di aver sempre agito nell’interesse del Movimento. Quanto all’alleanza con il Partito Democratico, l’ex premier l’ha definita la naturale prosecuzione dell’esperienza maturata durante il suo secondo governo, il cosiddetto Conte II, passato alla storia come l’esecutivo “giallorosso”.

Nei giorni scorsi Beppe Grillo, tramite un post pubblicato sui suoi account social, è tornato ad attaccare Giuseppe Conte, accusandolo di aver progressivamente snaturato il Movimento 5 Stelle. Secondo il fondatore pentastellato, il M5S avrebbe abbandonato i principi che ne avevano caratterizzato la nascita, dal reddito di cittadinanza alla democrazia diretta, passando per il limite dei due mandati e la transizione ecologica, trasformando quelle battaglie in semplici slogan. Grillo ha quindi invitato il Movimento a tornare ad ascoltare i cittadini, affrontando temi come immigrazione, lavoro, intelligenza artificiale, sanità e partecipazione democratica, invece di concentrarsi sulle dinamiche interne.

Immediata la replica di Conte, che ha liquidato le accuse, di seguito le dichiarazioni dell’ex premier riportate da Adnkronos: “Con tutte le battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi”. A schierarsi con Grillo è stato anche l’ex ministro Danilo Toninelli, secondo cui l’attuale leadership avrebbe cancellato l’identità originaria del Movimento, arrivando ad auspicare che il simbolo torni nelle mani del fondatore. Uno scontro che continua ad alimentare le tensioni interne al M5S e che rischia di riflettersi anche sul percorso di costruzione del campo largo in vista delle elezioni politiche del 2027.

La guerra in Ucraina divide il centrosinistra

Tornando al dibattito interno al centrosinistra, tra i diversi temi sul tavolo, dalle primarie alla definizione di un programma condiviso, il vero pomo della discordia resta la guerra in Ucraina e la linea di politica estera che il campo largo dovrebbe adottare in caso di vittoria alle elezioni del 2027.

A riaccendere il confronto è stato Giuseppe Conte, che ha proposto di affidare alle primarie non solo la scelta del candidato premier, ma anche quella dell’indirizzo di politica estera della coalizione. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito che, qualora tornasse a Palazzo Chigi, si impegnerebbe fin dal primo giorno per promuovere in sede europea una soluzione negoziale al conflitto. Conte ha spiegato che il primo passo sarebbe una telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky per rassicurarlo sul sostegno italiano, seguita da un contatto con Vladimir Putin nel tentativo di riaprire il dialogo diplomatico.

Una posizione che ha però provocato più di una perplessità all’interno dello stesso campo largo. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha infatti frenato sull’ipotesi avanzata dal leader pentastellato, sottolineando come prima delle primarie sia necessario costruire una piattaforma politica condivisa. In sostanza, secondo la leader dem, chi dovesse vincere la competizione interna non potrebbe imporre automaticamente la linea del proprio partito all’intera coalizione. Una posizione condivisa anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che ritiene indispensabile raggiungere prima un’intesa sui principali dossier internazionali.

Le parole di Conte hanno alimentato il dibattito anche nella maggioranza di governo. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti criticato duramente la proposta del leader del M5S, accusandolo di assumere una posizione troppo morbida nei confronti di Mosca e sostenendo che una sua eventuale vittoria alle primarie rappresenterebbe un segnale preoccupante per la politica estera italiana.

Se nel centrodestra il tema Vannacci continua a mettere alla prova gli equilibri della coalizione, nel campo largo è invece la guerra in Ucraina a far emergere le prime vere crepe. Divisioni che, a poco più di un anno dalle elezioni politiche, dimostrano come la costruzione di un’alternativa unitaria al governo Meloni sia ancora un percorso tutt’altro che privo di ostacoli. Dinanzi a questi due fuochi interni, uno al Movimento 5 Stelle e l’altro nella coalizione progressista, Conte dovrà probabilmente indossare un metaforico “vestito d’amianto” — per tornare alla celebre canzone di Rino Gaetano — per attraversare questa fase politica delicata e trovare una sintesi soprattutto nel campo progressista. Se la diatriba interna al M5S con Beppe Grillo prosegue ormai da anni senza aver realmente intaccato la sua leadership, il vero banco di prova resta quello della coalizione, dove la posizione sulla guerra in Ucraina potrebbe pesare sul percorso verso eventuali primarie del centrosinistra.

La legge elettorale, il centrodestra cerca l’intesa

Mentre il centrosinistra continua a confrontarsi sulla leadership e sulla linea politica in vista delle elezioni del 2027, anche il centrodestra è impegnato a definire le prossime mosse sul fronte della legge elettorale. Dopo il passaggio alla Camera, la maggioranza punta infatti a riproporre anche al Senato l’emendamento per introdurre il sistema delle preferenze, con una modifica mirata a rafforzare ulteriormente il principio dell’alternanza di genere, estendendolo anche ai collegi uninominali del Trentino-Alto Adige.

L’accordo è maturato al termine di un incontro tra gli esponenti tecnici dei partiti di maggioranza, i cosiddetti “sherpa” del centrodestra, riuniti nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa su richiesta di Forza Italia proprio per trovare una sintesi sul testo da presentare a Palazzo Madama. L’obiettivo della coalizione è arrivare a un emendamento condiviso da tutte le forze che sostengono il governo, tanto che, rispetto a quanto avvenuto alla Camera, il nuovo testo potrebbe essere sottoscritto dall’intera maggioranza.

La partita sulla legge elettorale resta dunque uno dei dossier centrali in vista delle Politiche del 2027. Il centrodestra punta a presentarsi compatto, mentre il confronto sulle regole del voto si intreccia inevitabilmente con gli equilibri interni alle coalizioni e con la definizione degli schieramenti che si sfideranno alle urne.