Nella notte, alla Camera, dopo una lunga maratona, è giunto il via libera, con 92 si e 63 no, è divantato legge il decreto giustizia-migranti, una legge formata da 18 articoli e che contiene delle norme sia riguardo all’ordinamento giudiziario con relativa professione forense, sia sul problema immigrazione e cioè, le procedure per concedere asilo, i controlli da effettuare alle frontiere e i rimpatri, ovviamente in linea con le direttive del Patto europeo sui temi della migrazione e dell’asilo. In ambito giustizia, il decreto porta fino al 31 dicembre del 2026, l’incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio al fine dievitare carenze di organico e rallentamenti d’azione; ci sono anche misure riguardanti i giudici di pace al fine di potenziare competenze ed organizzazione degli uffici. Inoltre si opera anche sulla digitalizzazione per l’amministrazione della giustizia con uno stanziamento per il 2026 di 6,5 milioni, 30 milioni annuali dal 2027 al 2034, e 12,5 annui dal 2035. Riguardo all’immigrazione, varia la disciplina sui documenti rilasciati a quelli che chiedono la protezione internazionale e sulla dichiarazione del proprio domicili/residenza, che si dovrà fare registrando la domanda. Inoltre, dal momento della formalizzazione della domanda, aumenta da 60 a 90 giorni il lasso di tempo entro il quale i richiedenti non possono lavorare ed in più, diventano obbligatorie le procedure di asilo alla frontriera, le quali si devono concludere entro uno stabilito lasso di tempo. Su questo decreto si è verificato un duro scontro tra due forze della maggioranza, cioè Fratelli d’Italia e Forza Italia, partiti che sono agli antipodi sull’estenzione delle intercettazioni, e il casus belli è che Fratelli d’Italia chiedeva che le intercettazioni potessero essere usate anche come prova in inchieste diverse da quelle per le quali sono utilizzabili e per i reati di mafia. Ma la presidenza del Senato ne ha sancito l’inammissibilità sgombrando in questo modo, il campo dalle polemiche sul tema e così, mettendo fine ad un braccio di ferro che poteva creare ulteriori polemiche.