La memoria di chi partì dall’Italia per cercare un futuro migliore e non fece più ritorno si intreccia con il destino di chi oggi affronta nuovi viaggi verso l’Europa. Nel settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a richiamare l’attenzione sui temi della sicurezza sul lavoro, della lotta allo sfruttamento e della dignità delle persone nelle politiche migratorie.
Nel 1956, nelle profondità della miniera di carbone del Bois du Cazier, un incendio provocò la morte di 262 lavoratori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani. A ricordarli sono oggi altrettanti rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum, mentre la tragedia viene commemorata anche attraverso la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, dedicata agli emigrati italiani che, come sottolinea Mattarella, hanno contribuito con il proprio lavoro alla crescita dell’Italia e delle comunità che li hanno accolti.
“Il prezzo umano” pagato a Marcinelle deve spingere ad agire affinché tragedie simili non si ripetano e affinché la gestione dei flussi migratori avvenga nel rispetto della dignità delle persone, osserva il capo dello Stato.
Il messaggio di Mattarella arriva mentre il tema dell’immigrazione torna al centro del dibattito europeo dopo la crisi di Ceuta, ma il presidente sceglie di mantenersi al di fuori dello scontro politico tra Roma e Madrid, concentrandosi invece sui principi che, secondo il Quirinale, devono guidare le politiche europee.
Tra questi, innanzitutto, la tutela dei lavoratori. “Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza”, ricorda Mattarella, rappresenta un principio fondamentale della Costituzione italiana e oggi costituisce un valore condiviso dall’intera Europa. La protezione dei lavoratori e il contrasto a ogni forma di sfruttamento, sottolinea il presidente, sono diventati parte del patrimonio comune europeo.
La tragedia di Marcinelle, proprio per questo, ha assunto nel tempo un significato che va oltre il ricordo delle sue vittime, diventando un simbolo della storia dell’integrazione europea.
Dalla memoria di Marcinelle alle migrazioni di oggi
Il richiamo alla tragedia del 1956 si inserisce anche nella riflessione più ampia di Mattarella sul fenomeno migratorio. Il presidente ha ricordato come il tema riguardi non soltanto chi arriva in Europa, ma anche gli italiani che ancora oggi lasciano il proprio Paese.
Durante il tradizionale incontro al Ventaglio, appena dieci giorni fa, Mattarella aveva rivolto l’attenzione ai “numerosi giovani” italiani che scelgono di andare all’estero “non per scelta ma per necessità”. “Mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte”, aveva affermato.
La posizione del Quirinale si inserisce nella necessità di superare una gestione delle migrazioni basata esclusivamente sull’emergenza. Mattarella, richiamando anche le parole di Leone XIV, invita a “accantonare la logica dell’emergenza” e a costruire una strategia migratoria “possibile e sostenibile”.
L’alternativa, avverte il capo dello Stato, è quella di subire le conseguenze disordinate dei flussi per poi cercare, senza successo, di “tacitare le coscienze” davanti a ciò che accade.