Benito Mussolini e l’ascesa del Fascismo in Italia (II Parte)

Di In Almanacco
Settembre 01, 2026
Benito Mussolini

Congedato, Mussolini rientrò a Dovia di Predappio il 4 settembre 1906. Poco dopo si recò a insegnare a Tolmezzo, dove ottenne un posto da supplente dal 15 novembre sino al termine dell’anno scolastico. Il periodo nel comune friulano fu difficile: con gli studenti si dimostrò incapace di mantenere l’ordine, mentre l’anticlericalismo e il linguaggio sboccato gli attirarono le antipatie della popolazione locale.

Nel novembre del 1907 ottenne l’abilitazione all’insegnamento della lingua francese e nel marzo 1908 gli venne assegnato un incarico come professore di francese presso il Collegio Civico di Oneglia, in Liguria, dove insegnò anche italiano, storia e geografia. A Oneglia ottenne la sua prima direzione di un giornale, il settimanale socialista La Lima. Nei suoi articoli il neo-direttore attaccò le istituzioni sia politiche sia religiose, accusando il governo Giolitti e la Chiesa di difendere gli interessi del capitalismo ai danni del proletariato. Per evitare problemi si firmava con lo pseudonimo “Vero Eretico”. Il giornale suscitò grande interesse e Mussolini comprese che il giornalismo dalla prosa incendiaria poteva essere uno strumento politico.

Tornato a Predappio, si mise a capo dello sciopero dei braccianti agricoli. Il 18 luglio 1908 fu arrestato per minacce a un dirigente delle organizzazioni padronali. Processato per direttissima, fu condannato a tre mesi di carcere, ma il 30 luglio venne rilasciato in libertà provvisoria su cauzione. Nel settembre dello stesso anno fu di nuovo incarcerato per dieci giorni per aver tenuto a Meldola un comizio non autorizzato.

In novembre si trasferì a Forlì, dove visse in una stanza affittata, assieme al padre vedovo, che nel frattempo aveva aperto la trattoria Il bersagliere con la compagna Anna Lombardi. In questo periodo, Mussolini pubblicò su Pagine libere (rivista del sindacalismo rivoluzionario edita a Lugano e diretta da Angelo Oliviero Olivetti) l’articolo La filosofia della forza, in cui faceva riferimento al pensiero di Nietzsche. Il 6 febbraio 1909 si trasferì a Trento, capitale dell’irredentismo italiano, dove venne eletto segretario della Camera del Lavoro e diresse il suo primo quotidiano, L’avvenire del lavoratore.

Nel novembre 1904, caduta la condanna per renitenza alla leva in seguito all’amnistia concessa in occasione della nascita dell’erede al trono Umberto, Mussolini tornò in Italia. Dovette tuttavia presentarsi al Distretto militare di Forlì e adempì ai suoi doveri di leva venendo assegnato il 30 dicembre al 10º Reggimento bersaglieri di Verona. Poté tornare a casa con una licenza per assistere la madre morente (19 gennaio 1905). Poi riprese il servizio militare, ottenendo al termine una dichiarazione di buona condotta per il contegno disciplinato. In Svizzera lasciò libero il posto di corrispondente del giornale italiano Avanguardia Socialista; tale incarico venne assegnato al giovane socialista Luigi Zappelli, che già aveva conosciuto.

Il 7 marzo di quell’anno si rese protagonista di un breve scontro giornalistico con Alcide De Gasperi, direttore del periodico cattolico Il Trentino. Mussolini collaborò anche con il quotidiano Il Popolo, diretto da Cesare Battisti, sulle cui pagine scrisse della “santa di Susà”, una contadina di nome Rosa Broll che era stata adescata da un sacerdote del luogo. L’articolo ebbe un tale successo che la direzione del Partito Socialista trentino decise di farne una pubblicazione a sé stante, al prezzo di 6 centesimi.

A partire dal gennaio 1910, divenne segretario della Federazione socialista forlivese e diresse il suo periodico ufficiale L’idea socialista, settimanale di quattro pagine (ribattezzato da Mussolini stesso Lotta di classe). Il 17 gennaio Mussolini iniziò a convivere con Rachele Guidi, sua futura moglie, in un appartamento ammobiliato di Via Merenda nº 1. Cominciò inoltre a collaborare con la rivista socialista Soffitta. In questi anni forlivesi, decise anche di prendere lezioni di violino dal Maestro Archimede Montanelli. Fra le opere preferite di Mussolini si ricordano: La Follia di Corelli, le sonate di Beethoven, le composizioni di VeraciniVivaldiBachGranadosFauré e Ranzato.

Dal punto di vista giornalistico, continuò anche il rapporto con Il popolo di Trento. Cesare Battisti gli chiese di scrivere un romanzo a puntate. Il compenso era di 15 lire a puntata. Mussolini scelse uno dei suoi argomenti preferiti, la critica sociale anticlericale. Ispirandosi a una storia realmente avvenuta a Trento nel Seicento (lo scandaloso amore tra il vescovo-principe di Trento, Carlo Emanuele Madruzzo, e una cortigiana) scrisse L’amante del cardinale. Claudia Particella. Il romanzo uscì a puntate, dal 20 gennaio all’11 maggio 1910. Come rappresentante della federazione di Forlì, Mussolini partecipò all’XI congresso socialista di Milano (1910). Nello stesso anno visitò Roma per la prima volta.

Benito Mussolini e l'ascesa del Fascismo in Italia (II Parte)
Pietro Nenni, all’epoca della contestazione alla guerra di Libia giovane esponente repubblicano

L’11 aprile 1911 la sezione socialista di Forlì guidata da Mussolini votò l’autonomia dal PSI. Nel maggio dello stesso anno la prestigiosa rivista letteraria La Voce, diretta da Giuseppe Prezzolini, pubblicò il suo saggio Il Trentino veduto da un socialista, costituito dagli appunti stesi da Mussolini durante il 1909. A Forlì Mussolini conobbe Pietro Nenni, all’epoca segretario della nuova Camera del Lavoro repubblicana, nata dopo la frattura tra repubblicani e socialisti. All’inizio prevalse la differenza ideologica: i due, pur essendo vicini di casa, furono avversari; in seguito divennero amici.

Il 27 settembre 1911, assieme all’amico repubblicano Pietro Nenni, Mussolini partecipò a una manifestazione contro la guerra con l’impero ottomano per il possesso di Cirenaica e Tripolitania, che si concluse con scontri violenti con la polizia. Mussolini aveva definito l’impresa coloniale africana di Giovanni Giolitti un «atto di brigantaggio internazionale»; aveva inoltre definito il tricolore «uno straccio da piantare su un mucchio di letame». Arrestato il 14 ottobre, venne processato e condannato a un anno di reclusione (23 novembre).

Nenni durante le manifestazioni a Forlì fu ferito da tre sciabolate; anch’egli il 14 ottobre fu arrestato e condannato a un anno e quindici giorni. Venne recluso nel carcere di Bologna, nella stessa cella di Mussolini. Questi in carcere terrà sulle ginocchia la piccola figlia di Mussolini, Edda, nata il 1º settembre 1910. Con gli anni, quando Mussolini e Nenni continueranno a vedersi a Milano, lei lo chiamerà “zio”. Il 19 febbraio 1912 la Corte d’Appello di Bologna ridusse la pena di Mussolini a cinque mesi e mezzo e il successivo 12 marzo venne rilasciato.

L’8 luglio 1912, al XIII Congresso del Partito Socialista Italiano di Reggio Emilia, avanzò una mozione di espulsione (definita da lui anche lista di proscrizione) nei confronti dei riformisti Leonida BissolatiIvanoe BonomiAngiolo Cabrini e Guido Podrecca, che venne accolta. L’accusa era di “gravissima offesa allo spirito della dottrina e alla tradizione socialista”. Quindi entrò nella direzione nazionale del partito. Collaborò poi con Folla, giornale di Paolo Valera, firmandosi con lo pseudonimo “L’homme qui cherche“. Al congresso i massimalisti conquistarono la maggioranza del Partito sconfiggendo i riformisti di Filippo Turati.

Direttore dell’Avanti!

Benito Mussolini e l'ascesa del Fascismo in Italia (II Parte)
Mussolini nella veste di direttore dell’Avanti! (1912-1914), quotidiano del Partito Socialista Italiano

In seguito al trionfo dei massimalisti al Congresso di Reggio Emilia, nel novembre 1912 Mussolini divenne uno degli esponenti di spicco del PSI e giunse alla direzione dell’Avanti!, organo ufficiale del partito, succedendo a Giovanni Bacci.

Alle elezioni politiche del 1913 (il primo turno si svolse il 26 ottobre), Mussolini si presentò, nel collegio di Forlì, come candidato socialista per la Camera dei Deputati, ma venne sconfitto da Giuseppe Gaudenzirepubblicano (tradizionalmente, i repubblicani erano molto forti nel forlivese). Il mese successivo (novembre 1913) fondò un proprio giornale, Utopia, che diresse fino allo scoppio della prima guerra mondiale e sul quale poté esprimere tutte le proprie opinioni, anche quelle in contrasto con la linea ufficiale del PSI.

Al XIV Congresso del Partito Socialista Italiano di Ancona del 26, 27 e 28 aprile 1914, presentò con Giovanni Zibordi una mozione, che venne accolta, con la quale si stabilì esser incompatibile l’appartenenza alla massoneria per un socialista. Gli tenne testa un giovane delegato del PolesineGiacomo Matteotti, quasi anticipando quella contrapposizione che, dieci anni dopo, avrebbe condotto all’assassinio del leader dei socialisti riformisti, con l’avallo del capo del fascismo.

Il 10 settembre dello stesso anno Mussolini venne incarcerato a Rovereto con l’accusa, da cui poi fu assolto, di diffusione di giornali già sequestrati e istigazione alla violenza verso l’Impero asburgico. Il giorno 26 fu comunque espulso dall’Austria e fece ritorno a Forlì. Il caso del “professor Mussolini” divenne di interesse nazionale tanto che durante un’interrogazione parlamentare alla Camera (presentata dal deputato socialista Elia Musatti), fu interpellato il ministro degli Esteri Francesco Guicciardini il quale rispose che “per quanto possa essere dispiacevole che l’espulsione di cittadini italiani dall’Austria si rinnovi con una certa frequenza, pure io non credo in nessun modo di intervenire nella faccenda trattandosi di questione interna dell’Austria”. I fatti trentini comunque procurarono a Mussolini una notevole notorietà in Italia, lo spinsero ulteriormente verso l’azione politica e segnarono l’inizio del passaggio da una concezione socialista e internazionalista a posizioni marcatamente nazionaliste.