La Diplomazia del Calice unisce nuovamente Roma e Città del Messico: il successo della Campania del Vino al Grido de Dolores grazie a Gaetano Cataldo. Il Salone d’Onore di Via Spallanzani ha ospitato il 216° anniversario dell’Indipendenza messicana. Per la terza volta la firma di Identità Mediterranea sul brindisi ufficiale, tra ospiti illustri, il plauso di Bruno Gambacorta e il trionfo delle “Nove Regine” del Vigneto Campano. Il Salone d’Onore in Via Spallanzani a Roma ha accolto l’eccellenza vitivinicola campana in occasione del 216° anniversario dell’inizio della Guerra d’Indipendenza messicana. Lo scorso 15 settembre, la solenne e tradizionale cerimonia del Grido de Dolores ha visto per la terza volta consecutiva la firma dell’associazione Identità Mediterranea sul brindisi ufficiale dell’evento. Non si è trattato di una semplice collaborazione, ma di un raffinato esercizio di diplomazia culturale guidato dal giornalista enogastronomico e sommelier Gaetano Cataldo. L’iniziativa consacra nel panorama diplomatico della Capitale un percorso strategico d’eccellenza, capace di accendere i riflettori globali sull’intero patrimonio enoico della Regione Campania. Quest’anno l’evento ha registrato un significativo salto di qualità, non solo per il numero crescente di partecipanti, ma per l’altissimo profilo degli illustri ospiti, che si sono dimostrati straordinariamente autonomi e proattivi nello scambio di contatti e sinergie commerciali. Tra le massime autorità e i referenti delle aziende, è stato un autentico privilegio avere tra gli ospiti Bruno Gambacorta, ideatore e storico volto del TG2 con la rubrica enogastronomica E at Parade. La sua presenza ha dato un valore aggiunto memorabile alla serata: il padre della prima rubrica televisiva che, per oltre vent’anni, ha portato il vino e la cultura gastronomica nelle case degli italiani in chiave inedita, ha osservato da vicino questo riuscito connubio tra diplomazia e terroir. Un Diario di Bordo Diplomatico: Sette Tappe tra Cultura e Cooperazione. Il traguardo ambizioso tagliato a Roma affonda le sue radici in un luminoso giorno d’estate a Morcone. È lì che, sotto l’egida di Slow Food e all’interno della cabina di regia del Mexitaly– il festival nato per celebrare la fratellanza gastronomica e culturale tra i due Paesi – è avvenuto l’incontro decisivo tra Gaetano Cataldo e l’onorevole Luciano Cimmino, patron di Yamamai e Carpisa nonché console onorario messicano. Da quella scintilla è nato un cammino rigoroso che, pur traendo linfa dalle storiche origini dell’associazione culturale a Castel San Giorgio e dal background giramondo e sensorialista di Gaetano Cataldo, ha saputo scalare i vertici delle istituzioni. Il successo di quest’anno rappresenta la naturale evoluzione di un “diario di bordo” consolidato, forte di sette storiche tappe che hanno visto l’avvicendamento e la stima di due autorevoli diplomatici: Sua Eccellenza Carlos Eugenio García de Alba Zepeda e il suo successore, l’attuale Ambasciatore Gennaro Fausto Lozano Valencia. Nelle pagine di questo legame bilaterale spiccano appuntamenti di altissimo rilievo istituzionale: la curatela della carta dei vini firmata da Cataldo per la cena di gala degli accordi legati alla partecipazione dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, i brindisi per la celebre ballerina Triana Botaya López, la presentazione della biografia di Julio Iglesias curata dal direttore dell’Istituto Cervantes a Roma e la celebrazione ufficiale per le Forze Armate Messicane. Un dialogo interculturale impreziosito dall’evento nell’Agro Sarnese Nocerino con la chef messicana Diana Beltran, docente della Gambero Rosso Academy e giudice internazionale di Masterchef, e culminato nella storica visita ufficiale dello stesso Ambasciatore Lozano Valencia in Campania. Un viaggio memorabile che, dalle bellezze di Salerno e Battipaglia, h aattraversato Prignano Cilento, Giungano e i maestosi templi di Paestum, spingendosi fino a Casalvelino per poi raggiungere via mare, da Agropoli, il suggestivo approdo di San Nicola a Montecorice. Il Mosaico dei Terroir: Le Nove Regine alla Prova del Calice al galà d’onore romano, la Campania è salita in cattedra come regina indiscussa, raccontando la sua immensa biodiversità attraverso nove cantine simbolo, specchio di una terra vulcanica, montana, costiera e fiera delle proprie radici. La serata ha regalato un grandissimo onore organizzativo: la presenza a Roma di tutti i referenti di cantina e, in molti casi, delle proprietà stesse, a testimonianza dell’importanza strategica dell’appuntamento .Agricola Bellaria (Roccabascerana, AV): Ci troviamo nel cuore più profondo e intimo dell’Irpinia, dove la viticoltura d’altura sfida il tempo all’ombra di un tiglio secolare, simbolo indissolubile di radici storiche. I terreni marnoso-argillosi e i forti sbalzi termici donano ai vini una finezza e una longevità monumentali. La cantina, che partecipa storicamente da tre anni confermando l’assoluto gradimento dei suoi prodotti, ha portato in dote il sontuoso Taurasi Riserva DOCG 2015 e l’affascinante progetto Coda Rara, un recupero archeologico di un’antichissima varietà di Coda di Volpe a bacca rossa. Il IV Miglio (Quarto, NA): Condotta con dedizione dalla Famiglia Verde, questa realtà evocala storica stazione di sosta al quarto miglio della Via Consolare Campana. Nei Campi Flegrei il terreno è vivo, vulcanico, sabbioso e ricco di zolfo. Qui la fillossera non è mai riuscita a penetrare, permettendo a Falanghina e Piedirosso di prosperare orgogliosamente a piede franco. Altra colonna portante da un triennio a questa parte, la cantina ha visto rinnovare sul successo della sua Macchia Bianco Falanghina Riserva Campi Flegrei DOC 2018, un nettare dalla vibrante acidità e dalle profonde note che rievocano magma e onde marine. Cantine Palazzo Marchesale (Villa di Briano, CE): Un luogo intessuto di storia e nobiltà, legato alle famiglie Benfidi e Vanacore e storicamente connesso alla Real Casa Borbonica fin dal 1800. La cantina è la fiera custode del sistema dell’Alberata Aversana, un patrimonio viticolo unico al mondo dove le viti “maritate” ai pioppi vivi si arrampicano verso il cielo fino a 15 metri d’altezza. Presente per il secondo anno consecutivo, ha confermato un forte apprezzamento, partecipando al successo travolgente delle bollicine della serata grazie al Brianò Asprinio Spumante Brut, una bollicina dalla piacevole sapidità e dalla freschezza agrumata. Casa Setaro (Trecase, NA): Arroccata all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, la famiglia di Massimo Setaro custodisce vigne radicate direttamente nella lava nera e nei lapilli vulcanici. A questa cantina si deve l’eroico salvataggio del Caprettone, vitigno vesuviano antico, magnetico e profondamente minerale. Nel solco del dell’ultimo biennio, la cantina ha presentato una sontuosa Magnum di Fuocoallegro Piedirosso Vesuvio, espressione croccante, floreale e vulcanica del territorio.Asprinio De Angelis (Casal di Principe, CE): Fondata dall’ingegnere Francesco De Angelis, la cantina applica una visione biologica e rigorosa, quasi geometrica, alla valorizzazione dell’Asprinio. L’obiettivo è nobilitare il vitigno attraverso la massima precisione tecnica in cantina, esaltandone la naturale e ancestrale verticalità. Se le bollicine in generale hanno letteralmente sbancato durante il ricevimento, un’attenzione e un plauso del tutto particolari sono andati alla Magnum Mattia Asprinio Spumante Brut Metodo Classico, un’eccellenza ancestrale capace di coniugare un perlage finissimo alla proverbiale e tagliente spalla acida del vitigno. Cantine Matese (Alife, CE): Vero e proprio hub identitario d’alta quota, situato ai piedi del massiccio montuoso del Matese. Grazie alla viva voce di Leandro Sannullo e dell’enologo Vincent Renzo, presenti all’evento, è stato possibile raccontare magistralmente la Tintilia nel suo reale contesto territoriale, ampliando lo sguardo verso gli altri ambiti geografici della regione. Attraverso le sue linee editoriali, la cantina esplora terreni calcarei e microclimi spiccatamente continentali, portando a Roma la Tintilia del Molise DOC, una scelta transfrontaliera che unisce la Campania alle aree interne e montane limitrofe. Ocone 1910 (Ponte, BN): Un pilastro monumentale dell’enologia campana. Da oltre un secolo la famiglia Ocone è fedele interprete del Sannio e del Taburno, lavorando l’Aglianico e la Falanghina con uno stile classico, austero, capace di sfidare i decenni grazie a terreni argilloso-calcarei perfetti. Per il brindisi la scelta è ricaduta sulla Magnum Anastasi Aglianico del Taburno DOCG, un rosso fiero, dai tannini levigati e dal sorso aristocratico che ha affascinato la platea capitolina. Ca’ Stelle (Castelvenere, BN): Situata nel comune più vitato d’Italia, nel cuore profondo del Sannio, questa realtà moderna e fortemente sostenibile coniuga la viticoltura di precisione al rispetto per l’ecosistema. La cantina si distingue per la valorizzazione di tesori storici locali come la Camaiola e la Falanghina. Molto apprezzato il Dolce Andromeda Barbera del Sannio DOC, da uve Camaiola, un rosso profumatissimo, succoso e di straordinaria piacevolezza. Viticoltori Cocozza (Agropoli, SA): Simbolo splendido dell’orgoglio contadino, dove la macchia mediterranea si fonde con l’eco archeologica di Paestum. Questa cantina di bandiera opera secondo l’affascinante modello della cantina diffusa: piccoli e preziosi fazzoletti di terra incastonati tra colline d’argilla, costantemente battuti dal vento marino del Cilento. Un particolare e vivo interesse è stato riscontrato tra gli ospiti proprio verso il rosato e il rosso di Aglianico Vallone Scuro IGT Paestum, capaci di conquistare i palati grazie a un irresistibile e profondo appeal marittimo, intessuto di note iodate e macchia mediterranea. Dietro la perfetta riuscita di questa imponente macchina d’accoglienza e la precisione millimetrica del servizio, va un ringraziamento speciale a chi ha operato dietro le quinte:
un grazie profondo, come sempre, a Gaetano Coppola, cerimoniere presso l’Ambasciata del Messico, e ai sommelier Alfonso Fortino e Alessandro Barbanera, coadiuvati dal prezioso supporto dell’associata di Identità Mediterranea Sheila Lanzara.Geopolitica del Gusto e Sviluppo Rurale: La Visione di Identità Mediterranea al di là del fascino formale dei saloni della diplomazia capitolina, aver portato la Campania questo galà ha rappresentato un’opportunità economica e strategica straordinaria. Il Messico si conferma una delle praterie commerciali più dinamiche del continente americano, dove una classe media in forte espansione e i settori ad alto profilo mostrano un interesse crescente per l’autentico Made in Italy, premiando i vini premium e le eccellenze autoctone lontane dalle logiche commerciali di massa. Sul piano culturale, d’altronde, Messico e Sud Italia parlano la stessa lingua: quella della sacralità della famiglia, del legame indissolubile con la terra e della festa vissuta come profondo rito identitario. Celebrare il Grito de Dolores del 1810 – lo storico appello di Don Miguel Hidalgo y Costilla contro il dominio spagnolo – ha significato onorare quei valori universali di libertà e autodeterminazione che appartengono intimamente alla storia campana, all’interno di un legame bilaterale tra le due nazioni che vanta oltre 152 anni di relazioni diplomatiche. Proprio su questo orizzonte si innesta la profonda riflessione geopolitica e imprenditoriale del fondatore, Gaetano Cataldo: “La lunghissima amicizia e ammirazione tra i nostri due Paesi, la cui relazione è fondata su stima e valori umanitari condivisi, indicano l’opportunità di un percorso comune, oggi fondamentale visti i riassetti geopolitici, che sia incentrato non soltanto sulla cultura, maanche sul turismo e su proficui scambi commerciali. L’onore di avere in visita l’onorevole Lozano non costituisce semplicemente un invito accolto per me e la nostra piccola associazione, bensì la migliore opportunità di mostrare il nostro territorio, la sua ricchezza paesaggistica e culturale, presentando a Sua Eccellenza gli operatori strategici e gli operosi imprenditori che coraggiosamente hanno scommesso sul Cilento, epicentro del sapere magnogreco e scrigno di biodiversità. “Un’opportunità d’oro che, secondo la visione di Identità Mediterranea, non si esaurisce affatto nelle luci del galà romano, ma si trasforma in un vero e proprio guanto di sfida lanciato direttamente ai produttori e alle istituzioni del territorio: “Agli operatori spetterà il compito di rimboccarsi le maniche, di puntare con decisione alle aree interne e di salvaguardare le nostre comunità rurali. Dobbiamo riattivare con forza l’effetto parco e rendere finalmente funzionale ed efficiente la Destination Management Organization. Solo un assetto strategico e sinergico di questo livello potrà animare e far girare a pieno regime il vero, grande motore dell’enoturismo regionale. “Quella del 15 settembre non è stata dunque soltanto la celebrazione dell’indipendenza di una Nazione amica, ma l’atto di nascita di un capitolo nuovo. Una sinergia di successo in cui solidarietà internazionale, cultura, business e mondanità enoica si sono fusi per dare alla viticoltura della Campania il ruolo globale che merita.




