Capita a tutti: riguardi da adulto un cartone che amavi negli anni ’80 e ti prepari alla solita operazione nostalgia, temendo (come può succedere) di trovarti davanti al classico robottone invecchiato male. Poi decidi di dare una chance a God Sigma e ti accorgi che, sotto la polvere dei ricordi, c’è una perla clamorosa.
Ad un primo sguardo sembra il solito minestrone mecha alla Go Nagai (Goldrake, Mazinga, Jeeg, ecc.) o alla Nagahama (Combattler V, Vultus V, Daimos). Ma God Sigma è più del classico robottone che si trasforma. La storia è abbastanza semplice: nel 2050 la popolazione terrestre vive la sua vita divisa tra alto grado tecnologico e scientifico e un alto livello di sovrappopolazione che è alla base di una crisi energetica. Questo fabbisogno energetico viene colmato dalla realizzazione di Trinity City ad opera del dottor Kazami che grazie all’uso della inesauribile Triplice Energia una energia pulita che viene utilizzata, tra le altre cose, anche per costruire tre robot per l’esplorazione dello spazio.
Come tutti gli anime del genere, il popolo extraterrestre appartenente al pianeta Helda, vuole impadronirsi di questa energia ma i tre piloti Toshiya, Julian e Kiraken alla guida dei tre robot Tuono, Nettuno e Terremoto difenderanno la Terra dagli Heldiani grazi anche alla capacità che i tre robot hanno di unirsi in un superobot dal nome God Sigma.
Sembra la fiera del già visto, vero? E invece no. Dopo un inizio non entusiasmante e oggettivamente un po’ pigro, la storia cambia e l’interesse decolla.
La svolta: ma chi sono davvero i “cattivi”?
A metà serie, l’autore Saburō Yatsude decide di fare sul serio e abbatte il muro tra buoni e cattivi. Tutto gira attorno al Generale Terral, il comandante dell’invasione aliena che si troverà a combattere contro il suo stesso popolo, ovvero gli Heldiani del XXIV che guidati dal comandante Lagan, sono tornati nel passato per aiutare gli Heldiani a vincere la guerra utilizzando metodi molto più brutali, facendo una strage persino tra le sue stesse truppe.
Una sorta di Terminator in cui John Connor torna nel passato per mettere in guardia sua madre Sarah dell’imminente attacco delle macchine e per porre fine alla guerra prima del suo inizio (senza riuscirci, come sanno tutti quelli che conoscono la saga di Terminator).
Terral si rende conto che con alcuni umani è possibile trovare un punto d’intesa e quando scopre la crudeltà di Lagan che uccide tutti i soldati fedeli al precedente comandante riesce a fuggire ferito e ad essere accolto dai terrestri che lo cureranno. Proprio a seguito di questa accoglienza, Terral si confiderà svelando il suo segreto: Terral è in realtà Lara, la compagna del vero comandante, ormai defunto. Per portarne a termine l’operazione, la donna ha accettato un gesto estremo d’amore, fondendosi carnalmente con il corpo del suo amato per rianimarlo.
L’operazione che Terral e Lara dovevano portare a termine però non è la conquista della terra come verrebbe da pensare ma è una operazione di disperazione. In pratica nel loro presente, gli umani hanno usato la Trinity Energy per diventare un impero tirannico e sanguinario che stermina le altre civiltà della galassia. Gli Heldiani quindi non stavano attaccando per cattiveria, ma per autodifesa: volevano impedire la nascita di una tecnologia che avrebbe trasformato l’umanità in un mostro universale.
Una visione drammatica delle azioni dei terrestri che in verità viene già affrontata in altre serie, come ad esempio Ideon, Kyashan, Tekkaman e molti altri.
Ma l’umanità di Terral non diventa palese da un momento all’altro ma avviene a piccoli passi di episodio in episodio e i segnali fondamentali sono due: la pietà e il dialogo.
Terral infattirisparmia Toshiya quando la giovane Rie gli fa da scudo, ed esita davanti all’innocenza dei bambini della base e cerca il dialogo quandocurato dalla sorella di Julian (che pagherà questo gesto con la vita), confessa tutto a Toshiya. Tra il pilota e il generale alieno nasce una grande empatia mossa dal desiderio comune di evitare la catastrofe.
Il ribaltamento dei ruoli: eroi imperfetti e falsi miti
E’ impossibile parlare di anime robotici senza non parlare dei professori. Che siano degli scienziati o dei vecchi saggi, il ruolo di questi personaggi è fondamentale e onnipresente. Da Kenzo Kabuto ne Il grande Mazinga al Prof. Shiba in Jeeg Robot ma la lista è lunga. Ma in God Sigma quei classici professori saggi e pronti anche al sacrificio non sono contemplati. Anzi, qui questo cliché viene calpestato senza pietà grazie al Professor Kazami che con il suo folle desiderio di proteggere la sua invenzione trasforma la sua ricerca di conoscenza dei viaggi nel tempo in una ossessione cieca che lo trasformerà nel villain della storia. Arriva anche a torturare Terral, abbandona i superstiti al loro destino e, nel finale, cerca persino di allearsi con lo spietato Lagan pur di mettere le mani sulla tecnologia temporale. Finirà malissimo, ammazzato dalla sua stessa avidità, anche se gli ignari superstiti gli dedicheranno persino gli onori funebri (ironia della sorte davvero amara).
Nel frattempo, la base Trinity cade a pezzi e mostra la vera natura dei personaggi:
- Toshia, Julian e Kiraken: I tre piloti originari della colonia di Io (satellite di Giove, chiamato Joa nell’adattamento) decidono di disobbedire al professore per correre in soccorso dei superstiti della Cosmo Fabbrica. Ognuno di loro nasconde un’evoluzione profonda: Julian, inizialmente visto come freddo e cinico, dimostra una grande nobiltà d’animo; Toshia e Kiraken portano avanti la storia con la loro impulsività e genuinità.
- Rie: Vero pilastro gestionale e morale del gruppo. Donna determinata e innamorata di Toshia, soffre enormemente per il tradimento etico del professor Kazami, che considerava come un padre, ma non esita a prenderne il posto al comando.
- Le figure di contorno: La frivola Minako e suo padre Martino (il classico ricco finanziatore capriccioso) portano un tocco di leggerezza, mentre i piccoli Shota e Saki perdono la loro connotazione comica iniziale per regalarci momenti toccanti, come quando mentono con dolcezza al padre di Toshia in punto di morte per farlo spegnere in pace.
E i nemici? Anche nelle lòoro fila vediamo un contrasto altrettanto netto tra la lealtà commovente di subalterni come Litz e Gira verso Terral e la follia di Lagan mosso solo dal desiderio di potere primordiale.
Un finale che ti lascia a bocca aperta
Nel finale tragico su Io (la luna di Giove), Terral lotta fianco a fianco con la resistenza prima di venire ucciso da Lagan. Ma prima di spirare, riesce a consegnare a Toshiya le coordinate per la macchina del tempo.
Toshiya, distrutto dal dolore, liquida Lagan e fa una scelta estrema: sale sulla navicella e parte da solo verso il futuro diretto su Helda, portando con sé l’energia Trinity per mantenere la promessa fatta a Terral e salvare quel popolo. Il sipario cala così, senza risposte certe sul suo destino, lasciandoti con un senso di vuoto e di meraviglia assurdo.
Il messaggio alla fine è chiarissimo quanto amaro: una volta ottenuta la pace a casa propria, l’essere umano rischia sempre di esportare la propria sete di dominio all’esterno.
- Kazami e Lagan sono due facce della stessa medaglia: la brama di controllo.
- Toshiya e Terral rappresentano invece l’unica vera speranza: la coesistenza.
Due note “nerd” sull’edizione italiana
Graficamente il mecha design fa ancora la sua porca figura e la colonna sonora è un cult grazie anche al lavoro del maestro Fabio Frizzi, fratello del famoso Fabrizio, e già autore di tante colonne sonore di successo come Fantozzi, Febbre da cavallo, Zombie 2 e molte altre. La mitica sigla italiana nell’edizione italiana verrà sovrapposta alla traccia audio originale giapponese andando ad eliminare completamente tutti gli effetti sonori rendendo di fatto questa scena meno impattante rispetto alle altre sequenze di animazione del genere in cui la trasformazione era accompagnata dalla bgm originale giapponese con relativi effetti sonori.
Il doppiaggio storico anche se non a livello di altri resta comunque un buon lavoro ma restano due pecche: la prima è la scelta di usare due doppiatrici diverse per Terral e Lara (in Giappone l’attrice era la stessa, proprio per sottolineare la fusione dei due corpi) e la seconda è il mancato completamento della serie e nello specifico degli ultimi due episodi che oggi si possono recuperare solo con i sottotitoli: un vero peccato.